TITOLO: My hot aweaty sun
GENERE: commedia, avventura
RATING: verde
AVVERTIMENTI: nessuno
PERSONAGGI: renesmee e altri
DESCRIZIONE: questa nesce come storia e non come fanfiction. per questo è lunga. in totale sono 16 capitoli, ma x adesso ne ho scritto 8. spero che vi piaccia. e che anche quelli che nn amano twilight sappiano apprezzare!!^^
Prefazione
Il mio cervello ragionava disperatamente. Camminavo svelta verso l’uscita con lei al mio fianco. Il cacciatore ci guardava con occhi curiosi. E se avesse attaccato? Sarei riuscita a salvarla? La mia immaginazione iniziò a partorire immagini sfocate e velocissime.
Gli occhi rossi del vampiro accesi dalla sete. Il suo corpo rannicchiato pronto ad attaccare, i denti bianchi e taglienti scoperti in un ringhio. Il mio corpo fra loro in funzione di scudo. La sua figura che si avventava su di me. La sua forza sovrumana mentre mi frantumava le ossa. I miei denti che cercavano inutilmente di affondare la sua pelle granitica. I suoi affilati che dilaniavano la mia pelle. Il mio sangue rosso che colava sul mio corpo candido creando un fiore cremisi sulla mia camicetta. Il cuore battere l’ultimi colpo.
Sarei riuscito a trattenerlo il tempo necessario per farla fuggire? Si doveva salvare! La dovevo salvare! Anche a costo della mia vita.
1
Renesmee
Fissavo le persone a me più care, immortalate in una foto, sdraiata sul letto di camera mia. La mia è una famiglia numerosa e alquanto strana, anche per quelli come noi. Tutti cosi belli. La pelle chiara. Il colore degli occhi – che anche se non eravamo del tutto una vera famiglia – era uguale per quasi tutti. Una dolce sfumatura di oro liquido. Caratteristiche che ad un occhio umano non avrebbero causato nessuna reazione, se non invidia o paura; ma che ad un occhio esperto avrebbero simboleggiato la nostra vera natura. Almeno quella della maggior parte di noi.
A stonare nella foto eravamo in due. Jacob ed io. Io somiglio molto a mio padre, ma i miei occhi sono color cioccolato e sulle mie guance c’è una spruzzata di rosa. Il mio Jacob, invece, è alto e muscoloso, la pelle ambrata e liscia. I suoi capelli sono lunghi e neri, quasi sempre raccolti in una coda.
Guardavo mia madre sorridere all’obbiettivo, cingendo il fianco di mio padre con un braccio granitico. Nei loro occhi si leggeva ancora l’amore e la passione del primo giorno. Sapevo che l’uno non poteva esistere senza l’altra. Come non potevano esistere senza me e io senza loro.
Sono una dei pochi esemplari di mezzosangue. Mia madre mi partorì quando era ancora umana, e ciò le costò quasi la vita, ma mio padre la salvò con il suo veleno. Sono speciali, anche io come loro, lo sono. Anche se sono in parte umana ho un modo tutto mio di comunicare. Nessuno può impedirmi di intrufolarmi nei loro pensieri.
La foto era stata scattata pochi mesi prima, ma sembravano passati anni. Ormai avevo l’aspetto di una diciassettenne. I boccoli bronzei mi arrivavano alle spalle. Sorrisi ricordando il giorno in cui mia zia Alice, con grande disapprovazione di Rose e mia madre, me li aveva tagliati.
« Nessy, c’è Jacob fuori »
La voce cristallina di mia madre Bella mi chiamò dal piano inferiore. Mi alzai rimettendo al suo posto la foto sul comodino. Nel piccolo salotto i miei genitori erano seduti abbracciati sul divano e si fissavano intensamente. Alzai gli occhi al cielo e sentii mio padre Edward sogghignare. Potevano stare in quella posizione per ore senza stancarsi o muoversi di un millimetro. Li salutai e loro mi risposero senza distogliere gli occhi l’uno dall’altra.
« Buona scuola piccolina, ci vediamo più tardi » Disse Edward.
« Ciao tesoro divertiti »
Si come no. A scuola non avevo molti amici. Il primo giorno, come mia madre, avevo avuto molto successo con i ragazzi. Ma quando avevano visto Jacob, il giorno successivo, avevano deciso che era meglio lasciar perdere. Ci eravamo trasferiti da qualche mese in un piccolo paesino dell’Alaska vicino a Denali. Ovviamente non potevamo rimanere a Forks, e i miei erano assolutamente decisi a farmi frequentare la scuola.
Nel piccolo giardino di fronte a casa - un’altra meraviglia di Esme, molto simile a quella che avevamo a Forks - c’era Jacob ad aspettarmi. Quando mi vide gli si illuminarono gli occhi e corse verso di me. Con un balzo gli saltai in braccio e lo bacia sulla guancia. Sentii il ringhio di mia madre dall’interno e risi. Non si era ancora abituata al fatto che ormai ero cresciuta e Jacob era passato da fratello maggiore a ragazzo.
« Pronta per la scuola? »
Mi chiese. Io sbuffai e lui grugnì una risata. Ogni mattina mi accompagnava in macchina a scuola. Era dura per lui starmi lontano durante la notte e le ore scolastiche, perciò appena poteva stava con me.
Mi lasciò davanti al cancello della scuola con la tristezza negli occhi. Anche a me dispiaceva allontanarmi da lui, ma dovevo. Cercai di sorridere, gli baciai dolcemente le labbra e scesi dall’auto. Era una giornata piovosa come quasi tutte.
Anche se a me il sole non faceva lo stesso effetto che ai miei parenti avevo preso l’abitudine di stare a casa in quei pochi giorni, in cui solitamente andavamo a caccia.
Giunta all’aula di biologia mi sistemai in un’ultima fila al mio posto. La mia compagna di banco era una ragazza molto gentile. L’unica vera amica che avessi lì. Il suo nome era Kristen. Un po’ più bassa di me, con i capelli biondo paglia; il viso paffuto con due belle guance rosse e un paio di occhioni blu. Era molto timida e per questo non molto popolare. Con lei mi trovavo bene. Era una ragazza alla mano e non mi snobbava come gli altri, solo perché ero un po’ più carina della norma. Poggiai la borsa per terra e silenziosamente mi sedetti. Anche se non avevo la grazia dei vampiri ero comunque più silenziosa e leggiadra di un umano. Guardai la mia amica che mi sorrise.
« Ciao Kris »
« Ciao Nessy. Ti va di andare al cinema stasera? »
L’dea non era male. In quel piccolo paesino le attrattive per i ragazzi non erano molte, a parte il multisala c’era solo un piccolo bowling in periferia. Staccare un po’ dalla mia routine vampiresca era un bene. E quale miglior modo per farlo se non una serata al cinema in compagnia di un’amica.
« Certo, però prima devo chiedere il permesso a mio fratello »
Agli umani ero obbligata a dire che Edward era mio fratello anziché mio padre. Loro dimostravano a stento 20 anni e non potevano avere certo una figlia adolescente. Visti i capelli bronzei avevamo deciso tutti insieme che mi sarei spacciata per la sorella di mio padre.
« Va bene, fammi sapere »
Il professor Grent aveva iniziato a spiegare perciò annuii e ascoltai la lezione.
All’uscita da scuola trovai Jacob appoggiato alla sua auto. Lo raggiunsi quasi danzando con un sorriso sul volto. Mi strinse la mano e mi baciò la fronte. Mi aprì la portiera e salii in macchina. Lui fece il giro e si mise alla guida.
« Come è andata oggi? »
« Bene, Kris mi ha chiesto se andavo al cinema con lei stasera »
« Da sole? »
Non mi sfuggi l’angoscia nella sua voce. Non amava lasciarmi da sola, tanto meno di sera in una città quasi sconosciuta.
« Dai non ti preoccupare sono in grado di cavarmela »
Dissi mostrando i miei denti bianchi. Non erano velenosi ma per un umano era comunque meglio non trovarsi a contatto con loro. Non sembrò sollevato dalle mie parole.
« Il cinema non è lontano da casa, se sarò nei guai papà mi sentirà, non ti preoccupare »
Gli strinsi la mano dolcemente. Non so se fu per quello o per il fatto che Edward mi avrebbe controllata, ma si tranquillizzò.
« Okay, va bene, ma non fare niente di avventato lo sai che Alice non può vederti »
« Ma si, vado solo al cinema non a buttarmi in pasto a un branco di vampiri assetati »
Io risi lui rabbrividì. Giunti nel cortile scesi di corsa ed entrai in casa. Carlisle era seduto su una poltrona con il naso su un enorme libro. Esme fischiettava al piano di sopra. Potevo sentire Rose nel garage che sistemava la sua BMW con Emmett, Alice e papà giocavano a scacchi mentre mamma e Jasper li guardavano. La raggiunsi sul divano e la abbracciai.
« Kris mi ha chiesto se posso andare al cinema con lei stasera, posso? »
Bella fissò Edward, che sembrò valutare per un attimo se fosse prudente lasciarmi uscire da sola. Mi irritai.
« Oh su dai, è a due passi da qua, se ho bisogno mi puoi sentire, papà. Poi so badare a me stessa » sorrise e annuì. Felice guardai mia madre.
« Va bene ma stai attenta »
La baciai sulla guancia e lo stesso feci con mio padre poi corsi in cucina per chiamare Kristen. L’accordo era che sarebbe passata da me intorno alle 20. Conosceva tutta la mia numerosa famiglia, ma non ne sembrava spaventata, anzi andava molto d’accordo con mia madre ed Esme. Edward mi disse, un giorno, che le ricordava la mamma da umana. Come lei, aveva una reazione sbagliata alla loro presenza, invece che fuggire come tutti gli altri umani di fronte ad un gruppo di vampiri, gli veniva incontro. Ovviamente Kris non conosceva la verità, sarebbe stato troppo pericoloso per lei, ma qualcosa penso, avesse intuito.
Passai il pomeriggio nel bosco a cacciare con Jacob. Anche se potevo nutrirmi e sopravvivere solo con il cibo umano, preferivo comunque il sangue. Quel giorno cacciammo un paio di alci. Durante la caccia Jacob preferiva seguirmi sotto forma di lupo. Più sicuro! Diceva lui. Era divertente ma non potevamo parlare. Catturai l’alce più grande, come al solito tra noi era una specie di gara.
Quando tornammo la luce era ormai scomparsa sotto le nubi. Salii in camera mia, mi cambiai e afferrai la borsa con qualche dollaro per il cinema. Sentii, al piano inferiore, bussare alla porta e Carlisle invitare Kris ad entrare. Scesi di corsa le scale. Kris mi sorrideva non curante ai piedi della scala. La raggiunsi e salutando la mia famiglia uscii.
« Volete un passaggio? »
Jacob era seduto sulla panchina vicino all’entrata. La nostra casa era un po’ fuori dal centro abitato ma comunque vicina. A piedi sarebbero bastati una decina di minuti. Mi faceva piacere stare con Jacob ma questa ossessione di tutti e proteggermi mi infastidiva. Prima che potessi dirgli qualcosa, come mandarlo al diavolo, Kris aveva già accettato. Rimasi immobile per qualche secondo davanti alla portiera mentre Kris prendeva posto sul sedile posteriore. Caratterialmente ero molto simile a mia madre, Jake me lo ripeteva spesso. Mi sorrise da dietro il finestrino battendo dolcemente la mano sul sedile accanto al suo. Sospirai e salii.
« Grazie Jacob, non volevamo disturbare »
« Non ti preoccupare Kristen, intanto stavo andando a casa »
Nonostante ormai ci fosse abituato, per un licantropo era sempre fastidioso l’odore di un vampiro, e convivere 24 su 24 a stretto contatto con otto esemplari e una mezzosangue era insopportabile anche per lui. Per questo Esme aveva ristrutturato una piccola casetta non tanto lontano dalla nostra, ma totalmente dall’altra parte del cinema. Sbuffai e Jake ragliò una risata, che malgrado tutto fece ridere anche me.
Ci lasciò nel parcheggio del cinema.
« Buona visione »
« Grazie »
Lo ringraziò Kris e uscii dall’auto per darci qualche secondo di intimità.
« Grazie »
Gli dissi anch’io e lo baciai. Un bacio vero, passionale. Mi sfiorò la guancia con una mano bollente.
« Stai attenta »
Mi disse preoccupato. Non gli risposi ma strinsi ancora più forte la sua mano sulla mia guancia mostrandogli tutte le volte in cui, a caccia, combattevo con animali molto più grandi e pericolosi di un comune umano.
« Lo so che sai badare a te stessa ma stai attenta ugualmente »
« Va bene»
Gli sorrisi e raggiunsi la mia amica. Ero felice di essere nata in una famiglia così splendida e leggendaria, ma dopo un po’ vampiri e licantropi mi stufavano. Qualche volta volevo essere una semplice ragazza umana. Riuscivo ad avere quei momenti insieme alla mia amica.
« Andiamo? »
Mi disse.
« Certo »
E mi incamminai verso una serata assolutamente normale.
2
Incontro
Quella sera il cinema era poco affollato. Consultammo per un momento il tabellone dei film in sala. Trovai molto interessante la trama di un film ambientato durante seconda guerra mondiale, una romantica storia d’amore tra un soldato e una civile; ma Kris era un’amante dei film horror e mi trascinò con lei a comprare il biglietto per uno spettacolo pauroso. Pensai che forse era per quello che trovava molto affascinante la mia famiglia, vedeva in loro qualcosa di terrificante, e ne era attratta. Pagammo i biglietti e ci dirigemmo verso la sala. Le poltroncine erano quasi tutte deserte fatta eccezione per un gruppo di ragazzi, qualche fila più avanti, che rideva e scherzava.
« Di cos’è che parla il film? »
Non avevo fatto in tempo a leggere la trama ma la locandina mi aveva dato un’idea precisa. Ritraeva una bella donna, in un vestito bianco, i capelli corvini e alle sue spalle un uomo di bell’aspetto, vestito di scuro, il volto pallido in contrasto con le labbra rosse da cui spuntavano due canini affilati.
« Mm.. di un vampiro che fa una strage di donne attraenti in una piccola città »
Soffocai una risata. Mi sembrava paradossale che una mezza vampira andasse a vedere un film su vampiri sanguinari. Kris mi guardò male ma non disse niente. Mi passo la confezione di pop corn che aveva preso poco prima. Ne presi un paio e li infilai in bocca. Il più velocemente possibile li ingoiai per non sentirne il gusto. La maggior parte del cibo umano mi disgustava ma con lei dovevo cercare di essere normale. Si spensero le luci e il film iniziò.
Dopo circa un ora di film e una decina di corpi dissanguati, non riuscii più a trattenere le risate. La protagonista del film era appena stata assalita e tentava di allontanare il vampiro con una collana d’aglio, e mentre tutti urlavano io scoppiai a ridere per la banalità della scena, cercai di camuffarla con un colpo di tosse e dissi sottovece a Kris che uscivo a prendere qualcosa da bere.
Nella luce della sala mi accomodai su una sedia vicino al bancone delle bibite. Quasi tutti i tavolini erano vuoti. In uno, qualche metro più là, c’era una coppia di giovani ragazzi diciottenni che sorseggiavano la loro bibita aspettando l’inizio del film. Una sensazione di disagio mi invase. Mi sentivo osservata ma non riuscivo a capire se quella sensazione fosse fondata. Mi guardai attorno un paio di volte e poi lo vidi. Mi fissava appoggiato alla parete, vicino ad un’enorme cartellone della locandina di un cartoon. Restai immobilizzata dal terrore. Anche quando si accorse che lo stavo guardando, non distolse i suoi occhi dai miei. Non riuscivo a credere che uno come lui potesse trovarsi li. Tranquillo, senza il minimo segno della sete che sicuramente lo devastava. Il “ragazzo” mi sorrise mostrandomi i denti scintillanti. Mi mossi irrequieta sulla sedia.
La pelle era pallida e granitica, come quella che ero abituata a vedere ogni giorno a casa;i capelli erano neri come la pece, corti meno di un centimetro; il volto era bello, spigoloso; una sfumatura violacea sotto gli occhi, occhi diversi, occhi che caratterizzavano il suo stile di vita. Non erano oro come quelli dei vampiri buoni, ma color vinaccia, come quelli dei vampiri che si nutrono di umani. Fece un passo verso di me. Sicuramente anche lui, come me, aveva capito che non ero umana, almeno non del tutto. Sembrava curioso, probabilmente sentiva il mio cuore battere, ma il mio odore era più dolce di quello di un umano, e la mia pelle era molto simile alla sua. Volevo scappare, cercare Kris e portarla via da quell’essere. Se era li, sicuramente sarebbe stato in grado di controllarsi ma non volevo rischiare la vita della mia amica. I miei muscoli però non si mossero di un millimetro. La distanza fra noi diminuiva visibilmente ad ogni passo che faceva verso me.
Il film doveva essere finito perché il gruppo di ragazzi iniziò ad uscire dalla sala. Non riuscii a voltarmi per vedere se tra loro c’era anche Kristen. I miei occhi erano incollati a quelli del predatore.
« Nessy »
Sentii la mia amica chiamarmi alle mie spalle. Quando mi raggiunse si sedette sulla sedia di fronte alla mia. Il vampiro si fermò all’istante e negli occhi riuscii a vedere che la vicinanza di Kris gli aveva accentuato la sete. Mi alzai di scatto.
« Nessy stai bene? Perché non sei tornata? »
« Si sto bene, vieni.. andiamocene »
Le risposi senza perdere di vista le mosse del cacciatore. Per uscire dovevamo andare dalla sua parte. Feci passare Kris alla mia destra così che fosse il più lontano possibile da lui. Non ero forte come un vampiro, ma la velocità e i denti affilati non mi mancavano. In caso l’avesse attaccata sarei riuscita a tenergli testa il tempo necessario per farla fuggire. Ma lui non attaccò, si limitò a seguire i nostri movimenti fino all’uscita. Quando uscimmo all’aria aperta stavo ancora pensando a lui. Perché era li? Aveva solamente voglia di vedersi un film? Non credo. Cercava qualcuno? Forse. Sapeva che ero li ed era venuto per me? E se era così, cosa voleva da me? Se voleva attaccarmi,distruggermi perché venire lì, dove era pieno di umani e non avrebbe potuto far niente? Kris interruppe i miei pensieri.
« Ehi c’è tuo fratello »
Seguii il suo sguardo fino alla Volvo argentata parcheggiata proprio di fronte all’entrata. Avevo visto poche volte, negli ultimi anni, quell’espressione sul volto di mio padre. Salimmo in macchina.
« Passavo di qui e ho pensato di passarvi a prendere »
Lo disse in tono pacato ma riconoscevo l’agitazione nella sua voce. Probabilmente aveva sentito i miei pensieri , visto il volto di quel tizio e si era preoccupato. Sicuramente, però, a farlo scattare erano state le immagini che la mia mente aveva scaturito quando avevo pensato ad un eventuale scontro con il vampiro.
Con una sgommata partimmo e presto ci lasciammo il cinema alle spalle. Kris abitava in centro, così in pochi minuti giungemmo a casa sua. Papà non aveva aperto bocca. Ad un occhiata poco attenta sembrava normale, soprappensiero ma le mani strette intorno al volante, nel tentativo di non frantumarlo, la dicevano lunga. Salutai Kris.
« Allora ci vediamo lunedì?domani parti per Forks vero? »
Il meteo dava sole per il weekend, allora avevamo pensato di andare a trovare nonno Charlie a Forks, dove sicuramente avrebbe piovuto.
« Si, vado a Forks, ci vediamo lunedì »
Il mio tono era distaccato, come se con la mente fossi lontana chilometri. Mi guardò curiosa. Le sorrisi cercando di rimediare, lei ricambio e mi salutò con la mano. Ripartimmo. La luce del cruscotto illuminava il volto di mio padre, che ora non si tratteneva più. Era furioso. Non disse una parola. Dopo un paio di secondi sbottai. Non lo sopportavo quando faceva così.
« Cos’hai? »
Gli chiesi irritata.
« Non avrei dovuto lasciarti andare »
Ecco di nuovo che spuntava la sua ossessione per la sicurezza, doveva salvare tutto e tutti, e se qualcosa andava male era comunque colpa sua. Non era arrabbiato con me per ero stata così vicina ad un vampiro probabilmente pericoloso senza scappare, o che avessi addirittura pensato di affrontarlo. No. Era arrabbiato con se stesso perché aveva lasciato che tutto ciò accadesse.
« Oh per favore papà, piantala! Non è successo niente »
« Ma sarebbe potuto succedere »
La voce dura e preoccupata. Le mani ancora strette al volante.
« Sto bene, nessuno si è fatto male, e se anche fosse successo qualcosa non sarebbe stata colpa tua »
Eravamo arrivati a casa. Fermò la macchina e mi lanciò un’occhiataccia. Stava per ribattere ma mamma in un attimo fu di fianco a me, aprì la portiera e come se fossi ancora una bambina di cinque anni, mi prese in braccio e mi abbracciò.
« Oh Nessy ero così preoccupata »
« Sto bene mamma, non ti preoccupare. Ora mettimi giù però »
mi posò a terra e con una mano mi spinse verso casa. Erano tutti seduti intorno al tavolo. Alice, immobile con gli occhi vitrei, fissava il vuoto. Edward si sedette vicino a lei e mamma si mise sulle sue ginocchia. Alice tornò fra noi.
« Visto niente? »
Le chiese Carlisle che era seduto capotavola. Lei scosse la testa.
« Vedo solo frammenti, non riesco a capire. Non so se possa essere pericoloso »
Ci guardò tutti per scusarsi.
« Non preoccuparti Alice » le disse Carlisle « Può darsi che non lo rivedremo più. Edward tu sei riuscito a sentire i suoi pensieri? »
Fissai mio padre. Stringeva mia madre fra le braccia. Alla domanda chiuse gli occhi poi rispose.
« No, non sono riuscito a trovare i suoi pensieri. Forse è solo perché è uno sconosciuto e ancora non ne conosco il tono, poi ero troppo.. arrabbiato »
I suoi pugni si serrarono sul tavolo.
« Forse è uno scudo come me »
Mia madre aveva un talento naturale. Era uno scudo, riusciva a proteggere la sua mente e quella di tutti gli altri intorno a lei.
« Può darsi »
Disse Carlisle pensieroso e dandoci le spalle si diresse nel suo studio, probabilmente per consultare un libro.
« Dov’è Jake? »
Sussurrai rivolta a Bella.
« Di sopra in camera tua »
salii le scale lentamente. Di sicuro Jacob era più preoccupato di tutti gli altri per me. Aprii la porta, era seduto sul mio letto. La testa fra le mani.
« Jake »
Sussurrai piano, avvicinandomi. Alzò lo sguardo. Mi sedetti accanto a lui. Gli accarezzai una guancia febbricitante.
« Stai tranquillo, sto bene »
Mi afferrò al mano e la strinse nella sua.
« Quando ho visto Edward correre via con la paura negli occhi mi sono preoccupato, ho chiesto a tua madre cosa fosse successo e mi ha detto che un vampiro era a pochi metri da te, dal suo sguardo ho capito che non era uno come voi. Ho avuto paura che ti facesse del male, ho avuto paura di perderti »
Non mi guardava negli occhi ma fissava le nostre mani intrecciate. Lo abbracciai.
« Non preoccuparti, non ti libererai di me facilmente »
Sorrise a malincuore. Sbadigliai e lui si girò subito a guardarmi.
« Hai sonno? È meglio che tu vada a dormire »
Mi fece alzare dal letto e tirò via le coperte. Scivolai via dai vestiti e indossai una maglietta, mentre Jacod – da gentiluomo – guardava dall’altra parte. Mi accoccolai sotto le coperte e poco dopo Jake mi raggiunse.
«Non te ne vai stanotte? »
Gli chiesi contenta.
«No, non voglio stare un secondo lontano da te. Sopporterò la puzza »
E mi illuminò con un sorriso. Era più tranquillo ora che mi aveva vicino a se. Sicuramente mia madre si accorse che Jacob aveva deciso di rimanere con me per questa notte, ma non venne a dire niente. Forse aveva capito che, per stanotte, avevo bisogno di lui quasi quanto lui ne aveva di me.
Avevo freddo. Mi strinsi forte a lui e il calore del suo corpo mi invase subito. Sprofondò il naso fra i miei boccoli e poco dopo il suo russare si levò nel silenzio della stanza. Con quel suono, qualche istante dopo, mi addormentai anche io.
3
Forks
Quando mi svegliai rimasi un istante accecata dalla luce che filtrava dalla finestra. Come previsto da Alice, quella mattina c’era il sole.
Mi alzai e andai alla finestra. Il sole pallido sorgeva dietro le montagne. Batuffoli bianchi riempivano il cielo turchese. Mi fissai le mani, non brillavano diamantine come sarebbe successo al resto della mia famiglia, ma il bianco candido della mia pelle era comunque più luminoso.
Jacob ancora dormiva nel mio letto. Le lenzuola stropicciate sotto i piedi. Le braccia fungevano da cuscino sotto la testa, la bocca leggermente aperta.
Presi dall’armadio un abito panna e lo indossai. Era troppo elegante per i miei gusti, ma Alice era stata così felice di aiutarmi a rifare il guardaroba che le avevo dato carta bianca per alcuni abiti.
Scesi di sotto lasciando Jake dormire. Emmet, Rosalie e Esme erano andati a caccia. Carlisle era all’ospedale. Jasper e Alice bisbigliavano in cucina troppo piano perché potessi sentire cosa dicevano. Mamma e papà mi aspettavano in piedi all’ingresso. Edward indossava un paio di pantaloni neri e una maglietta grigia attillata con il collo a V. mia madre un paio di jeans sbiaditi ed una maglietta semplice color cielo. Il suo gusto nel campo moda non era migliorato.
« Jake dorme ancora? »
Mi chiese lei quando li raggiunsi.
« Si non ho voluto svegliarlo, dormiva così profondamente »
Lei alzò gli occhi al cielo e mi sorrise. Sapeva quanto fossi restia a svegliarlo. Jake dormiva sempre poco, a volte stava giorni interi senza chiudere occhio, perciò, se non era strettamente necessario, lo lasciavo dormire fino a quando voleva.
« E’ meglio se mangi qualcosa prima di partire »
Mi disse Edward spingendomi verso la cucina. Di malavoglia lo seguii. Sapevo che mi sarebbe toccato mangiare del stupido cibo umano, ma ahimè, il mio corpo lo assimilava bene quasi come il sangue, per cui ero obbligata ad assumere almeno un pasto umano al giorno.
Mi sedetti al tavolo. Alice e Jasper intanto erano spariti. Giocherellavo con la scodella di cereali e latte che mia madre mi aveva messo sotto il naso.
« Mangia dai »
Mi incitò. Arricciai il naso e ne ingoiai una cucchiaiata. I cereali grattavano contro il palato e la gola. Allontanai la scodella il più lontano possibile dal mio naso.
La mia mente iniziò a vagare. Pensavo alla sera prima. A quel tizio. Chissà se lo avrei rivisto. Mi aveva terrorizzata sul momento, ma infondo non aveva fatto niente di pericoloso. Certo, il colore dei suoi occhi era inequivocabile, ma se avesse voluto fare del male a me o a qualcun altro, con l’inganno ci sarebbe riuscito senza tanti problemi, nessuno umano resiste al fascino dei vampiri. Ero attratta da quel vampiro. Non come lo ero per Jacob, sicuramente tutta un’altra cosa. Mi attraeva il fatto che non era parte della famiglia. Mi attraeva l’idea di poter avere un amico che sapesse la verità, un amico con cui parlare davvero di tutto. Negli ultimi mesi ero circondata sempre da parenti. A volte veniva a farci visita il clan di Denali, ma era pur sempre parte della famiglia. L’idea di avere un amico che non fosse in alcun modo imparentato con me mi eccitava.
Alzai svelta gli occhi per vedere se mio padre aveva ascoltato i mie pensieri. Mi aspettavo uno sguardo ostile ed ero pronta alla sfuriata. Ma quando lo guardai, lui non mi degnava di uno sguardo. Era seduto all’altro capo del tavolo, le mani intrecciate in quelle di mia madre, seduta di fronte a lui. La fissava intensamente, e lei ricambiava lo sguardo. Lo facevano spesso. In questo momento erano in un mondo parallelo tutto loro. Mi tranquillizzai.
Probabilmente mio padre aveva ascoltato quest’ultima parte dei miei pensieri, forse perché le immagini di loro due nella mia testa aveva attirato la sua attenzione. Mi guardò e io gli sorrisi cercando di non pensare al vampiro sconosciuto.
« E’ meglio se vai a chiamare Jacob, dobbiamo partire »
annuii e mi diressi verso il piano superiore. Jake aveva deciso di partire con noi, il primo giorno lo avrebbe passato con suo padre Billy e i suo amici di La Push. Gli altri due invece sarebbe stato con noi a casa di Charlie.
Dormiva ancora profondante. Mi avvicinai a lui silenziosamente. Il suo respiro caldo si scontrava sulla mia pelle fredda dandomi i brividi. Serrai dolcemente i miei denti attorno al suo collo, attenta a non ferirlo. Certo, sarebbe guarito in due secondi, ma non mi piaceva fargli male. Quando avvertì i miei denti sulla pelle si svegliò di colpo.
« Dio santo piccola, vuoi farmi prendere un colpo? » mi disse con gli occhi sbarrati e una mano sul petto.
« Su fifone alzati dobbiamo partire »
Scese dal letto e sbadigliò stiracchiandosi le braccia. Si infilò la maglietta che aveva lasciato per terra la sera prima. Poi mi si avvicinò e mi abbracciò. Lo strinsi forte a me. Le sua pelle nuda era bollente sotto le mie mani. Mi baciò la fronte, poi mi prese per mano.
« Andiamo »
I miei genitori ci aspettavano in macchina. Prendemmo l’auto di Carlisle, i finestrini oscurati ci sarebbero stati utili.
Il viaggio durò qualche ora in cui sonnecchiai fra le braccia di Jacob. Mamma aveva avvertito Charlie che saremmo arrivati nel pomeriggio e quando giungemmo davanti al vialetto era fuori che ci aspettava. Ovviamente pioveva.
« Jacob vuoi prendere la macchina per andare da tuo padre? »
Gli chiese Edward porgendogli le chiavi.
« No grazie preferisco fare una corsettina. Ci si vede Charlie »
Mi diede un bacio leggero sulle labbra e scappo via correndo. Fra gli alberi intravidi la sagoma di un grosso lupo rossiccio.
« Ciao Bells »
Il nonno abbracciò la mamma e al contatto con la sua pelle gelata rabbrividì. Poi si rivolse a papà.
« Edward »
Negli ultimi anni il loro rapporto era migliorato parecchio anche se in fondo era convinto che fosse tutta colpa sua se la Bella che aveva davanti gli occhi non era più la sua bambina.
« Su è meglio che entriamo o ci bagneremo tutti »
Li seguii dentro casa fino alla vecchia cucina con i mobili dipinti di giallo. Quando mi fermai sulla soglia della stanza Charlie mi sorrise e mi venne incontro.
« La mia piccola Nessy, come sei cresciuta. Ormai sei una signorina »
Mi abbracciò forte. L’odore del suo sangue mi riempì le narici e la sete mi fece ardere la gola. Ma lo sopportai. Ormai ero abituata all’odore del nonno.
« Cosa mi racconti di bello cara? »
Mi chiese. Non avevo voglia di spiegargli a voce gli ultimi mesi della mia vita così poggiai la mano sulla sua guancia e glielo mostrai. Quando le immagini arrivarono sussultò. Ancora non ci aveva fatto l’abitudine. Gli mostrai i miei cambiamenti fisici, il primo giorno di scuola, le uscite con Kristen, l’espressione che fece un ragazzo quando, dopo avermi chiesto di uscire con lui, si trovò faccia a faccia con i muscoli di Jacob – mio padre sorrideva ad ogni immagine – la festa di Halloween, dove per l’occasione mi ero travestita da vampiro, il bel voto che avevo preso nell’interrogazione di inglese il lunedì precedente, l’invito di Kris per il cinema, alcune scene del film, il vampiro appoggiato alla parete.
A quell’immagine spostai immediatamente la mano da Charlie.
« Beh, questo è tutto »
non sembrò turbato dal mio improvviso distacco. Probabilmente non aveva notato l’ultima immagine. Ma ad Edward non era sfuggita. Non sorrideva più. L’espressione era dura, contratta. La fronte di Charlie si aggrottò, stava pensando a qualcosa.
Merda. Forse aveva notato il vampiro e ci stava riflettendo. Mi avevano proibito di farne parola con il nonno, si sarebbe preoccupato inutilmente. Ma mi ero lasciata prendere la mano prima. Speravo di essermi fermata in tempo.
« Per quanto durerà ancora? Quando smetterà di crescere? »
Chiese rivolto a Bella. Per fortuna mi ero sbagliata. Fu mio padre a rispondere. L’espressione tornata normale.
« Fra un paio di anni. Quando avrà raggiunto l’aspetto di una ventenne. La crescita è rallentata notevolmente. Riuscirà a seguire senza tanti problemi ancora gli ultimi anni di scuola. Sembrerà forse un po’ più grande. Poi cambieremo città »
Charlie annuì. Sembrava preoccupato. Decisi che della cucina ne avevo abbastanza.
« Vado di sopra »
Salii le scale fino alla vecchia camera di mamma. Tutto era rimasto uguale. Mi infilai nel letto sotto le vecchia coperta della bisnonna. Sul comodino c’era un lettore cd. Lo afferrai e premetti start. La musica mi riempì le orecchie. Era una melodia dolce. Riconobbi un paio di brani. Era il cd che papà aveva regalato alla mamma per il suo diciottesimo compleanno. Seguivo le note del pianoforte. Non so a quale brano persi coscienza.
Mi trovavo nel cinema. La scena era simile a quella che avevo vissuto realmente. Ma qualcosa era diverso. Lo sconosciuto non mi guardava curioso come era successo la sera precedente. Era sporto in avanti, accucciato pronto ad attaccare. Mostrava i denti ringhiando. I suoi occhi erano rosso fuoco, accesi dalla sete. Guadandomi intorno cercando una via di uscita notai il mio riflesso sulla grande vetrata. Ma non ero io. Niente capelli ramati, niente pelle diafana, niente dita affusolate. Al posto vi era una folta chioma di capelli biondi, due occhi azzurri spalancati dal terrore. Era Kristen. Ero Kristen. Tornai a fissare il predatore in tempo per vederlo assalirmi.
« NOOOOOOOOOOOOO »
L’urlo mi svegliò. Doveva essere notte fonda perché dalla finestra si vedeva solo l’oscurità. Per quanto avevo dormito? La porta si aprì ed entrò mia madre.
« Cos’è successo? »
Chiese preoccupata precipitandosi sul letto al mio fianco.
« Non è niente, solo un brutto sogno »
« Dev’essere la camera che fa quest’effetto »
Rise alla sua battuta e anche io sorrisi. Ero grata che non fosse venuto mio padre a controllare. Avrebbe visto nei miei pensieri il sogno e ne avrebbe fatto una tragedia. Dovevo impegnarmi a rimuoverlo dalla testa. Almeno quando c’era lui nei paraggi.
« Papà dov’è? »
« E’ uscito a caccia, pensavo di andare anche io quando lui torna, vuoi venire? »
« Certo »
Scendemmo in salotto. Mio padre arrivò una decina di minuti più tardi. Per tutto il tempo che passai con lui recitai mentalmente a memoria la poesia che avevo studiato tutto lo scorso fine settimana. Mi guardò curioso. Ma probabilmente pensò ad un ripasso in vista di un’interrogazione. Cacciammo un paio di pantere più a nord.
Restammo fuori buona parte della notte. Quando mi rimisi a letto il cielo iniziava a farsi più chiaro sotto la coltre di nubi.
Mi svegliai qualche ora più tardi. Jacob era seduto sulla sedia a dondolo e mi guardava sorridendo.
« Ciao »
Gli sussurrai, la voce leggermente roca per il sonno.
« Giorno dormigliona, dormito bene? »
Ripensai al sogno della sera precedente. Decisi di mentire.
« Si , dormito bene. Che ora è? »
« E’ quasi mezzogiorno »
« Cavoli, ho dormito parecchio »
« Già, ora è meglio se scendiamo o ti perderai tutto lo splendore di Forks dormendo »
Alzai gli occhi al cielo. Non trovavo niente di splendido in Forks, se non il nonno. Indossai una vecchia tuta di mamma, mentre Jake giocherellava con il lettore cd.
Passai il pomeriggio davanti al televisore a guardare una partita di baseball con Charlie e Jacob. Per cena arrivò Sue. Preparò per lui e Jake una grossa padellata di spaghetti al sugo. Jake ne trangugiò due piatti. Io fui costretta a mangiarne un po’. Smisi di respirare. Mi sembrava di avere centinaia di piccoli vermi che mi scivolavano giù per la gola. Charlie mi mise davanti un bicchiere di latte. Dovetti berlo, ma non mi dissetò granchè.
Passai la notte a chiacchierare con Jake fino a quando non si addormentò. Io avevo dormito abbastanza quindi rimasi per qualche ora a guardarlo dormire. Ero fortunata ad avere Jacob. Era stato il mio compagno di giochi e da un po’ era diventato il mio compagno di vita. Ringraziavo ogni giorno il fatto che fosse un licantropo e che l’imprinting non fosse così raro. Non saprei come sarebbe stata la mia vita senza di lui. Era il sole che portava luce nella mia vita. Anche nel sonno sorrideva.
Mi sdraia accanto a lui e poggiai il volto sul suo petto nudo. Il suo braccio scivolò sulle mie spalle e mi strinse a se.
Il giorno dopo salutai Charlie con un abbraccio e la promessa che ci saremo rivisti presto.
« Ti chiamo stasera papà »
E anche la mamma salii in macchina. Il viaggio di ritorno fu più lungo di quello dell’andata o forse era solo perché ero sveglia. Guardai fuori dal finestrino per tutto il tempo. Il paesaggio passo dal verde intenso di Forks alla neve candida dell’Alaska.
Quando arrivai a casa salutai Jacob, Aveva bisogno di una bella dormita, e raggiunsi gli altri dentro. Ormai l’incubo era uscito dai miei pensieri.
4
Il nuovo alunno
Il mattino seguente arrivai a scuola come sempre accompagnata da Jacob. Lo salutai e scesi dall’auto. Al cancello dell’entrata c’era Kris ad aspettarmi. Sul volto stampato un sorriso. Conoscevo quel sorriso. Lo aveva quando c’era uno scoop succulento.
Mi avvicinai a lei svogliata. Non amavo granché i pettegolezzi. Avevo il timore che un giorno il soggetto di questi potessi essere io o la mai famiglia.
« Che è successo? »
« Un nuovo alunno. Ho sentito da Betty Smith, l’ha incontrato in segreteria, che è molto carino. Viene dalla Romania. Da quanto ho capito frequenterà il nostro anno. Probabilmente lo incontreremo a inglese »
Non era una grande notizia. Capitava sempre che a metà anno arrivasse un nuovo alunno e ancora non capivo come tutti, ogni volta, si entusiasmassero tanto. Mi limitai ad annuire senza mostrare il minimo interesse. Kristen parve delusa.
Arrivammo in classe e mi sedetti vicino a lei al solito banco. In quella lezione avremmo continuato a parlare di Romeo e Giulietta, di cui avevo già avuto in passato, un resoconto molto dettagliato da mia madre.
Avevo già deciso che avrei ignorato la lezione sperando che il professore non mi interpellasse. Presi un foglietto di carta e una penna. Iniziai a scarabocchiarci sopra. Sentii il fruscio della porta che si apriva ma non alzai lo sguardo. Passi sconosciuti attraversarono l’aula. Un’ondata di odore dolce mi inondò le narici. Sollevai lo sguardo incredula. Era giunto alla cattedra dove il professor Mason lo presentò.
« Ragazzi, vi presento Andrei Stockosvi. Viene dalla Romania e frequenterà la scuola per il resto dell’anno scolastico »
Lo congedò con un sorriso e una spintarella. Io lo seguii fino al banco e quando si accorse che lo stavo guardando mi sorrise. Distolsi subito lo sguardo.
Era impossibile. Avevo fantasticato per una mattina su come poteva essere averlo per amico ma non avrei mai creduto che potesse succedere davvero. Pensavo che non lo avrei mai più rivisto e ritrovarmelo a scuola era l’ultima cosa mi aspettavo.
Era seduto un paio di file più avanti. Nel banco vicino alla finestra. Lo sguardo fisso verso l’insegnante che spiegava la lezione.
Era proprio lui. Il vampiro che ho incontrato al cinema. Non sembrava preoccupato dalla vicinanza di così tanti umani nonostante la sua dieta. Doveva aver sviluppato un assoluto autocontrollo. Anche io, nonostante fossi per metà umana, facevo fatica a trattenermi se un umano sconosciuto mi si avvicinava troppo. Continuai a fissarlo per il resto della lezione.
Quando la campanella suonò si alzò leggiadro dal posto e si diresse verso la lezione successiva.
« Strano il nuovo arrivato. Non ha detto niente per tutto il tempo. Magari non conosce la lingua. Però è carino »
Mi disse Kristen mentre ci dirigevamo a mensa. Ovviamente essendo un vampiro era per forza bellissimo.
« Si carino »
Le risposi con tono indifferente. Non volevo alimentare il suo interesse per il nuovo arrivato.
« Beh ovvio tu hai Jacob quindi non lo apprezzi appieno. Forse dovrei chiedergli di uscire, così per fargli conosce il posto »
« No »
Lo dissi troppo velocemente e la paura nella mia voce si sentì chiaramente.
« Cosa? Perché no? »
«Non lo conosci, potrebbe essere un tipo pericoloso »
Parve pensarci per un attimo poi mi rispose.
« Si forse hai ragione »
Sospirai per il sollievo. Era meglio che quel tizio si tenesse il più distante possibile da lei.
Perché era venuto qui uno come lui? Perché iniziare a frequentare la scuola? I bevitori di sangue umano sono nomadi, non stanno mai molto tempo fermi nello stesso posto, forse aveva deciso di cambiare vita, forse aveva deciso di diventare buono.
Presi qualcosa dal bancone del cibo senza farci caso. Seguii Kris al nostro solito tavolo. Quando mi sedetti notai che il nuovo alunno era seduto solo nel tavolo più lontano dall’entrata. Per fortuna tutti avevano avuto il buon senso di non sedersi a tavola con lui. Se ne stava seduto al tavolo giocherellando con il cibo nel vassoio che sicuramente non avrebbe mangiato.
Ogni tanto sbatteva le ciglia, muoveva un piede e di passava una mano suo capelli cortissimi. Sicuramente non era un principiante. Sapeva come comportarsi per non destare sospetto.
« Non mangi oggi? »
Mi chiese Kris guardando la mela che rotolava da una mia mano all’altra.
« In realtà non mi sento molto bene » Posai la mela e mi alzai da tavola. Kris mi seguì preoccupata. Mentre mi dirigevo verso il cortile vidi che Andrei mi stava guardando, l’espressione indecifrabile.
« Te ne vai? » Mi chiese Kristen quando attraversai lo spiazzo di fronte a scuola puntando verso il cancello.
« Si, non sto bene è meglio se vado a casa »
« Va bene, ma non puoi andare a piedi ti accompagno »
« E con le lezioni? »
« La pausa pranzo non è ancora finita tornerò in tempo »
Quelle furono le nostre ultime parole per tutto il viaggio fino a casa. Lei non disse niente e io neppure. Non sapevo perché l’arrivo di quel vampiro mi sconvolgesse tanto. Forse era solo perché non ero abituato a vedere un altro come me, come la mia famiglia in mezzo a comuni mortali, non uno come lui. Ma perché poi non doveva vivere anche lui queste esperienze? Aveva dimostrato di poter resistere al sangue umano. Allora perché allarmarsi troppo? Forse, saremmo potuti diventare addirittura amici.
La macchina si fermo per la strada di fronte a casa Cullen. Dall’esterno la casa sembrava tranquilla. Ma sapevo che ormai tutti erano a conoscenza dell’arrivo del nuovo vampiro nella nostra piccola cittadina, e di sicuro non erano contenti.
« Guarisci presto Nessy »
« Certo certo »
La salutai con la mano soprappensiero. Salii i gradini dell’entrata. Le suole delle mie scarpe raschiavano contro il legno. Feci per prendere le chiavi nello zaino ma mi accorsi che non era sulla mia spalla. Sperai chi Kris lo recuperasse per me.
Ora che mi trovavo di fronte a casa non mi sentivo più stranita. Forse sarei dovuta rimanere a scuola. Ma ormai avevo detto alla mia amica che non stavo bene, che cosa le avrei detto quando mi avesse vista far ritorno a lezione. O ciao Kris!si sono guarita di punto in bianco mi sento molto meglio. Avrebbe pensato che le stessi mentendo o che lo avessi fatto prima.
Allungai la mano chiusa pugno per bussare, la porta si aprì prima che le miei nocche sfiorassero il legno bianco. Al di là della soglia c’era mio padre. Non mi saluto ne mi sorrise.
« Vieni »
E mi portò con lui in cucina. Si sedette nella sedia vuota vicino a Bella. Accanto a lei Alice stringeva la mano a Jasper. Vicino ad Edward, a capo tavola, Carlisle mi guardava gentilmente. Gli occhi di Esme, seduta vicino a quest’ultimo, erano puntati sul suo primo figlio. Anche se non potevo leggere i suoi pensieri sapevo che erano rivolti all’ennesimo dolore che suo figlio doveva subire.
Rosalie era preoccupata, fin dalla mia nascita era stata molto legata a me, e aveva a cuore il mio benessere quasi quanto lo avessero i miei genitori. Emmett mi sorrise, per lui era soltanto un’altra occasione per divertirsi.
In piedi appoggiato alla parete c’era Jacob, la fronte corrugata mi fece capire che stava pensando intensamente a qualcosa. Io ero ancora immobile sulla porta della cucina. Li guardavo uno ad uno.
Il panico mi invase, era come un déjà-vu. Avevo già vissuto quella situazione, qualche mese prima. Quando insieme e a malincuore avevamo deciso che era ora di lasciare Forks.
Non c’è ne stavamo andando di nuovo vero? Non volevo abbandonare la casa, la scuola, Kristen.
Carlisle mi indicò la sedia davanti a me. Mi sedetti dall’altro capo del tavolo rispetto a dove sedeva lui.
« Bene, sappiamo che un nuovo vampiro è fra noi. Per il momento non sembra pericoloso. Il fatto che si sia iscritto a scuola nonostante il fatto che si nutra di sangue umano è strano. Ma forse può voler dire che ha intenzione di cambiar vita. Tuttavia dovremmo parlare con questo ragazzo e dire lui che se vuole rimanere dovrà comportarsi come si deve o ci metterà tutti nei guai »
« Io dico che dovremmo allontanarlo, non mi piace »
« Edward gli daremo una possibilità, al primo passo falso lo allontaneremo. Se vorrà invece seguirci nel nostro stile di vita lo aiuteremo »
Edward non ribatté ma era palese che non fosse d’accordo con le parole di Carlisle.
« Perché restare qua? Andiamocene! Allontaniamoci il più possibile da qual succhia sangue, non voglio rischiare la mia vita o quella di Renesmee per quello lì »
Sbottò Jacob staccandosi dalla parete e facendo un passo verso il tavolo.
« Io non voglio andarmene Jake» piagnucolai guardandolo negli occhi.
« Non è prudente Jacob » lo riprese il dottore « Se perdesse il controllo potrebbe fare del male a qualche innocente del posto, magari qualche nostro conoscente »
Rabbrividii al pensiero che qualcuno di mia conoscenza potesse morire perché noi, un gruppo di otto vampiri, una mezzosangue e un licantropo eravamo stati così codardi davanti ad un unico vampiro. Jacob si rabbuiò ma non disse più nulla.
«Bene, allora è deciso. Terremo d’occhio il nuovo arrivato. Domani verranno a farci visita Tanya e Kate, chiederemo a loro se ne hanno sentito parlare »
La riunione era ormai giunta a termine, man mano ogni componente si alzò da tavola e si dileguò.
Era strano l’effetto che, il vampiro di nome Andrei, mi faceva. Quando ero con lui mi facevo prendere dalla paura, il suo sguardo su di me mi inquietava. Poi però quando tornavo a casa non riuscivo più a comprendere il perché di tutta quella paura, infondo era un vampiro come tanti. Salutai Jacob sul ciglio di casa e poi salii in camera. Quella notte dormii poco e male.
5
Il clan di Denali
Tanya e sua sorella arrivarono la mattina seguente. Saltai la scuola. L’alibi, comunque, lo avevo. Abbracciai forte Tanya. I suoi capelli biondo rossicci mi sfiorarono il viso.
« Nessy, come sei cresciuta. Somigli sempre più a Edward »
Le sorrisi e salutai con la mano Kate alle sue spalle.
« Kate ciao, come sta Garett? » Dopo lo scontro con i Volturi i due erano diventati inseparabili. Si era trasferito con loro a Denali e aveva iniziato una vita vegetariana.
« Sta bene, è partito per uno dei suo soliti viaggi, sai come è fatto » disse alzando gli occhi ambrati al cielo « è ancora un nomade »
« Venite accomodatevi » Disse loro Esme indicando il divano bianco nel salotto. Mi misi seduta sul bracciolo vicino a Tanya. Carlisle, seduto su una poltrona, iniziò a parlare.
« Tanya, Kate.. è bello avervi di nuovo qui con noi »
« Grazie Carlisle, ogni tanto bisogna venire a trovare il resto della famiglia, soprattutto ora che è così vicina » Rispose Kate. Sul volto di lui nacque un sorriso, ma questo non arrivò mai a gli occhi. Tanya lo fissava pensosa.
« Cosa c’è che non va Carlisle? » Gli domandò. Lui sospirò.
« Da qualche giorno è arrivato un nuovo vampiro in città. Ancora non sappiamo se sia pericoloso o meno. Ma ciò che sappiamo con certezza e che non è come noi»
« Vuoi dire che si nutre di sangue umano? » Chiese Kate allarmata. Carlisle annuì.
« Esatto, in più ieri mattina Renesmee ha scoperto che si è iscritto nella sua scuola »
« In mezzo a tutti quegli umani? » Questa volta fu Tanya a parlare.
« Pare abbia sviluppato un notevole autocontrollo. Comunque crediamo che abbia già scoperto della nostra presenza. Sicuramente ha già riconosciuto Nessy » Disse Edward con apparente noncuranza.
« Edward è pericoloso restare qua, è solo uno ma se si trovasse solo con Nessy di sicuro avrebbe la meglio » Continuò Tanya. Bella si alzò di scatto dalla sedia e andò alla finestra.
« Lo sappiamo Tanya, ma non possiamo fuggire e lasciare degli umani in compagnia di questo vampiro » Le rispose Carlisle.
« Allora cacciate via lui, allontanatelo » sentenziò Kate.
« E’ una possibilità, prima però volevamo provare a dargli un’opportunità. Forse è venuto qua perché vuole cambiare vita ed ha bisogno del nostro aiuto »
Kate sbuffò, sicuramente contraria al buonismo che il capo famiglia aveva sempre nei confronti di tutti. Lui in risposta le sorrise.
« Io resto dell’idea che sarebbe meglio non fidarsi » continuò Tanya.
« Staremo attenti » concluse Carlisle.
Le due sorelle si fermarono un paio di giorni. Sotto concessione dei miei, saltai la scuola per il tempo in cui loro rimasero con noi. Passai molto tempo con loro. Giocammo con la neve nei boschi circostanti la casa. Andammo a caccia più per divertimento che per sete. Le ore passarono in un attimo.
La sera della loro partenza ero in soggiorno con tutti gli altri, quando suonò il telefono.
« Nessy.. c’è Kristen al telefono » Mi disse Alice porgendomi l’apparecchio.
« Pronto » Risposi cercando di rendere la mia voce un po’ rauca.
« Ciao Nessy come stai? Meglio? Ti sento ancora un po’ ammalata »
« Si sto meglio, ho preso l’influenza ma adesso sta passando »
« Oh bene » Mi disse sollevata
« Penso che domani tornerò a scuola » Le dissi mantenendo sempre un po’ di raucedine.
« Magnifico senza di te la scuola è una vera tortura» Sorrisi. Kris non era messa molto meglio di me. Anche lei non era apprezzata e considera dal resto degli alunni.
« Ci vediamo domani Kris »
« Certo » Riappese.
Più tardi salutai Tanya e Kate. Le guardai allontanarsi nella loro auto fino a quando sparirono dalla mia vista svoltando dietro una curva.
Tornai dentro e salii in camera mia. Mi sdraiai sul letto vestita. Chiusi gli occhi e mi misi il cuscino sul volto. In silenzio ascoltavo le civette fuori dalla finestra.
Il giorno dopo avrei incontrato di nuovo il vampiro di nome Andrei. Mio padre non voleva che mi avvicinassi, ma ero sicura che se qualcuno avesse dovuto dirgli di non fare guai, quella sarei dovuta essere io.
Lì chiusa nella stanza, al sicuro, era facile immaginarmi mentre mi avvicinavo a lui, con aria spavalda e gli dicevo che era meglio che non facesse casini o saremmo stati costretti ad allontanarlo.
Sapevo però che quando lo avessi avuto davanti realmente non sarei riuscita neanche a muovere un passo nella sua direzione e tanto meno parlargli in tono spavaldo. Mi addormentai cercando di trovare il coraggio per farlo.
6
Sconosciuto
Come ogni mattina Jacob mi aspettava, in piedi appoggiato alla macchina, nel giardino. Afferrai lo zaino all’ingresso e me lo misi in spalla.
Era una mattina particolarmente fredda. Indossai il cappotto mentre uscivo di casa. I primi fiocchi di neve iniziarono a scendere ricoprendo il paesaggio con un leggero velo bianco.
Raggiunsi Jake e gli sfiorai dolcemente la guancia con le labbra prima di salire in auto. Rimase imbambolato per una frazione di secondo poi si mise alla guida.
« Come stai? » Mi chiese quando si fu allacciato la cintura e avviato il motore.
« Bene! Perché me lo chiedi? »
« No niente » Ma non mi convinceva sapevo che c’era dell’altro.
« Che c’è? » Sospirò rassegnato e vuotò il sacco.
« Non sei preoccupata di stare così a stretto contatto con quel vampiro?»
Ah. Ci riflettei su prima di rispondere. Durante la notte il mio cervello aveva riflettuto intensamente giungendo ad una conclusione. La esposi a Jacob.
« Mm... no non sono preoccupata. Ci ho pensato e penso che non sia pericoloso. Credo sia venuto qui perché a conoscenza della nostra famiglia. Penso che voglia iniziare anche lui la dieta vegetariana. Se non fosse così non capisco che senso avrebbe iscriversi a scuola e stabilirsi qua »
« Forse è solo una copertura per poter uccidere più umani » Suppose lui.
« Non penso. I vampiri non hanno problemi ad attirare gli umani. Tutto di noi li attrae. Fosse solo per sfamarsi non avrebbe avuto bisogno di tutta questa messinscena »
Parve rifletterci per un po’. Annuì constatando che probabilmente avevo ragione. Arresto la macchina davanti all’istituto.
« Io comunque non mi fido » Mi disse accigliato.
« Farò attenzione. Te lo prometto »
« Va bene » Mi sfiorò i capelli con una mano lasciandola poi scivolare sulla guancia. Gli sorrisi e uscii dall’auto.
Quando entrai in aula fui accolta da Kristen che mi salutava sorridendo dal nostro banco.
« Ciao » Le dissi quando la raggiunsi.
« Ciao Nessy, sono felice che stai meglio » Mi disse allegra.
« Già » Mi misi seduta vicino a lei. Il professore di Inglese, Elliot Space, stava entrando in classe con i suoi libri sotto braccio. Afferrai lo zaino per prendere il libro di testo. Kris alla mia sinistra fece lo stesso.
La porta dell’aula si riaprì. Andrei entrò con passo fluido. Indossava un giaccone nero. Sui capelli corvini fiocchi di neve si erano sciolti lasciando piccole goccioline aggrappate ad essi. Incrociò il mio sguardo e le sue labbra si curvarono in un sorriso.
Rimasi perplessa. In bilico su un filo. Contraccambiare il sorriso oppure no? Se dovevo parlargli era meglio allentare la tensione. Gli sorrisi. I suoi occhi si illuminarono mentre andava a posto.
« Ehi, perché ti ha sorriso il nuovo arrivato? » Mi chiese Kris sbalordita.
« Non so » scrollai le spalle « educazione immagino »
Le lezioni passarono veloci. A mensa “mangiai” seduta al solito tavolo. Ogni tanto lanciavo occhiate ad Andrei. Come sempre era seduto solo.
Mi fece pena. Il mio primo giorno di scuola ero entrata in sala mensa con il terrore di rimanere seduta sola per il resto della mia carriera scolastica. Al contrario di mio padre non avevo fratelli e sorelle con cui sedere. Ero sola. Ma per fortuna la strana ragazza con gli occhi azzurri che avevo incontrato a biologia, mi sedette davanti. Da allora diventammo inseparabili.
Passai buona parte dell’ora pranzo seduta in punta della sedia pronta ad alzarmi e andare da lui a parlargli. Ma non trovai il coraggio. Mi alzai con Kris dal tavolo e ancora non avevo concluso niente.
In palestra pensai a come fare per bloccarlo all’uscita. Ero così concentrata che una palla lanciata da Miranda Johnson mi centrò in pieno viso per poi rotolare via. Ed io non avevo mai fatto cadere una palla durante le partite di pallavolo.
Salutai Kris all’uscita degli spogliatoi e mi incamminai sola per il cortile. Alzai il cappuccio per riparare i capelli dalla neve che si era trasformata in pioggia. Mi guardai intorno ma di Andrei non c’era traccia. Feci un respiro di sollievo, non mi sentivo ancora pronta.
« Ciao » Una voce bassa ma melodiosa mi arrivò da dietro le spalle. Una folata di vento portò con se l’odore del vampiro. Mi voltai lentamente per fissarlo. Le gocce di pioggia scivolavano sul suo viso perfetto e pallido. I capelli bagnati sembravano ancora più neri. Le labbra tirate in un sorriso accentuato ma che metteva in evidenza i denti bianchi e velenosi.
Mi concentrai sugli occhi. Erano più scuri dell’ultima volta che li avevo incrociati. Forse aveva iniziato a nutrirsi di sangue animale. Le miei riflessioni durarono solo un paio di secondi ma lui parve accorgersene.
« Ciao » Risposi girandomi e riprendendo a camminare velocemente.
Che stupida. Avevo la possibilità di parlargli e stavo scappando. Non sentivo i suoi passi. Pensai fosse rimasto in dietro ma quando mi voltai per accertarmene mi accorsi che era solo un passo dietro me.
« Posso parlarti? » Mi chiese sorpassandomi senza problemi e mettendosi di fronte a me bloccandomi la strada. Parlò con un forte accento dell’est. Ricordai quando Kris mi aveva detto che arrivava dalla Romania.
« Non credo sia il caso, il mio ragazzo mi sta aspettando » Era una bugia. Jacob era dovuto partire per Forks, suo padre era stato poco bene, e io avevo rifiutato categoricamente i passaggi che tutti mi aveva offerto. Avevo deciso di fare un passeggiata. Mi maledii.
« Farò veloce. Questione di qualche minuto »
Sospirai e poi annuii. Avevo la sensazione di non avere altra scelta.
« Vieni » Mi disse mentre si incamminò verso il parco che si trovava dall’altro lato della strada. Mi camminava davanti e io lo seguivo in silenzio.
Nella mia testa però i pensieri urlavano. Perché voleva parlarmi? E poi voleva solo parlare o voleva attaccarmi? Forse era meglio che me la dessi a gambe. Mi avrebbe ripresa in un attimo. Sperai che mio padre riuscisse a sentirmi e mi venisse a salvare. Ma poi c’era qualcosa da cui salvarmi o era solo la mia fantasia che aveva preso a galoppare? Perché poi, scegliere di andare nel parco? Così non ci sarebbero stati testimoni del mio omicidio, o forse solo per avere un po’ di privacy? Perché non diceva niente? Camminava lentamente davanti, senza fretta e in silenzio.
Iniziai ad infastidirmi. Ero sul punto di urlargli qualcosa quando improvvisamente si blocco. Si virò a guardarmi.
« Lì » Mi disse indicandomi la panchina a qualche passo da noi. Mi avvicinai e mi sedetti sul legno umido. Lui mi raggiunse poco dopo e si mise alla mia destra.
« Di cosa volevi parlarmi? » Gli chiesi scontrosa. Lui sorrise poi corrugò la fronte. Lo fissai tentando di comprendere quali pensieri lo invadevano. In quel momento avrei voluto avere il potere di mio padre.
« Sei.. diversa » Mi disse d’un tratto.
« Cosa? » Non riuscivo a capire che senso avesse quell’affermazione.
« Sei diversa dagli altri, diversa da me » Si spiegò. Avevo capito.
« Si, sono per metà umana » Era inutile chiedergli come faceva a saperlo. Entrambi eravamo a conoscenza che l’altro non era umano.
« Sento il tuo cuore che batte, ma il tuo odore è diverso. Simile al mio. Ma come è possibile? » Mi chiese curioso. Sospirai pronta a spiegargli tutta la mia storia.
« Mia madre mi partorì quando era ancora umana, mio padre invece era già vampiro. Non sapevano potesse accadere. Rimanere incinta intendo. Sono pochi i casi come il mio. La stavo uccidendo. Il parto fu quasi fatale per lei. Ma mio padre la salvò »
« Trasformandola? » Mi chiese rapito dal racconto. Annuii.
« Sono una mezzosangue,per metà umana e per metà vampiro. Sono veloce e leggermente più forte di un umano ma non abbastanza. Mi nutro di sangue ma potrei vivere anche con cibo umano. Sin dalla nascita ho iniziato a crescere in fretta ma adesso..» Mi bloccai di colpo. Perché stavo raccontando la mia vita a questo sconosciuto?
« Che c’è?» Mi chiese scontento dell’interruzione della storia.
« Mi stavo domandando perché ti sto raccontando la mia vita mentre non so niente di te. Chi sei? »
« Andrei Stockosvi » Sbuffai. Mi stava prendendo in giro o era un po’ tocco?
« Questo lo so. Ma cosa vuoi da me?» Rimase zitto. Non rispose. Si alzò in piedi. Fece qualche passo verso l’albero li vicino e si fermò per accarezzarne la corteccia. La pioggia si stava trasformando lentamente in temporale.
« Allora? » Lo incalzai. Adesso non avevo più paura di lui, ne timore. Avevo raccontato a lui la mia vita, forse sbagliando, e non volevo andarmene senza sapere qualcosa di lui. Soprattutto perché era lì.
« Mi sono trasferito qui perché voci mi avevano detto che una strana famiglia di vampiri abitava da queste parti »
Quindi era venuto per noi. Come immaginavo.
« Ma perché? Che cosa cerchi da noi? »
Sospirò e tornò a fissarmi negli occhi. Il suo sguardo era triste e disperato. Tutto l’odio e il rancore che provavo per quell’individuo, cosi restio a dare risposte, scomparve.
« Cerco il vostro aiuto »
7
Andrei Stockosvi
« Cosa intendi per il “nostro aiuto”? » Forse era veramente come avevo detto a Jacob qualche ora prima, era arrivato qui solo per farsi dare una mano a smettere di cacciare gli umani.
« Eh.. è una storia lunga » Rispose senza sbilanciarsi.
« Ho tutto il tempo » Sorrise della mia predisposizione ad ascoltarlo.
« Va bene.. da dove comincio? »
« Direi dall’inizio » Lui annuii io mi misi comoda sul legno freddo e ormai zuppo d’acqua.
« Allora.. Mi chiamavo Andrei Alexandru Stockosvi. Vivevo in un piccolo paesino della Romania. Nacqui verso la fine del ‘700. Mio padre morì quando avevo solo 5 anni. Ero il più piccolo di cinque fratelli. Mia madre faceva tre lavori per mantenerci, ma non bastava. Quando raggiunsi i quattordici anni andai insieme ai miei fratelli a lavorare. Davo una mano ad un fabbro vicino a casa. Successe una sera mentre tornavo dal lavoro » Si interruppe. Gli occhi fissavano un punto lontano di decenni.
« Vuoi dire quando ti trasformarono? » Lo incalzai.
« Si. Avevo diciotto anni. Quel giorno avevo finito tardi, l’orologio del campanile segnava le venti. Lo ricordo come fosse ieri. Nevicava. Mi stringevo forte nella giaccone malconcio ma il freddo mi penetrava lo stesso nelle ossa. Per le strade non c’era nessuno, erano tutti a cenare. Rimasi sorpreso quando vidi una sagoma qualche metro più in là. La tormenta non mi permetteva di vederlo bene. Pensai ad un mendicante. Ma più si avvicinava più riuscivo a scorgere qualche dettaglio. Era vestito troppo bene per essere un vagabondo. I capelli castani erano puliti e pettinati bene » Sospirò. Sapevo che stava per arrivare il momento cruciale della storia.
« Quando fu abbastanza vicino mi accorsi che era un bel uomo. La pelle chiara era comune dalle nostra parti. Non ci feci caso. Mi colpirono gli occhi. Rossi come il sangue. Quando fu a qualche passo da mi annusò l’aria. “buono” disse. Mi ero fermato. Quell’uomo mi terrorizzava. Volevo scappare ma ero bloccato dalla paura. Mi si avvicinò sorridendo. Chiusi gli occhi. L’unica cosa che vidi prima di farlo furono i suoi denti, più bianchi della neve » Nella mia mente le immagini di quella scena di formarono rapidamente.
Vedevo Andrei bloccato dal terrore e il vampiro avvicinarsi a lui, pronto ad attaccare.
« Sentii le sue labbra sul mio collo e non capii subito cosa stesse per accadere. Poi il dolore. Un dolore immenso, struggente. La pelle mi bruciava, le ossa mi bruciavano. Desideravo morire più di ogni altra cosa. Tenevo gli occhi chiusi sperando che così la morte sarebbe arrivata più velocemente. Non mi accorsi che quell’essere mi aveva spostato dalla strada dove ero caduto. Man mano il dolore diminuì. Passarono all’incirca due giorni ma a me parvero due anni. Mi sveglia in un magazzino poco distante dal centro della città. Subito capii che qualcosa era cambiato in me. Mi specchiai in una finestra rotta e subito non riconobbi la persona riflessa. Vedevo qualcosa di me e qualcosa dell’uomo che mi aveva aggredito. Poco alla volta capii che ero io e che quell’individuo mi aveva trasformato in un mostro. Sentivo la gola ardere e non sapevo come spegnere il fuoco. Uscii dall’edificio e mi diressi nel paese vicino. Non potevo tornare a casa da mia madre e i miei fratelli » Per tutto il tempo era rimasto immobile fissando un punto inesistente davanti a se.
Ora aveva alzato la testa la cielo. Le gocce prepotenti picchiettavano sulla sua pelle marmorea. Afferrai il cappuccio della giacca e me lo strinsi forte attorno al collo, iniziavo ad avere freddo.
« Poi cosa accadde ?»
« Quando arrivai in paese era l’alba. Le vie erano quasi deserte. Incrociai un ragazzo, era giovane. Forse qualche anno in più di me. Il suo odore arrivò alle mie narici. Era dissetante. La mia gola bruciava più che mai. Non ci pensai un attimo. Lo assalii. Mi venne spontaneo. Quando affondai senza fatica i denti nella sua pelle sentii il suo sangue caldo e dissetante scivolarmi in bocca. Lo lasciai li. Dissanguato in mezzo alla strada. Ero forte. Potente. Velocissimo e indistruttibile. Vagai per il mondo continuando a cibarmi di umani. La cosa non mi preoccupava. Erano solo stupidi e inutili umani »
Rabbrivii. Non so se per il freddo o il disgusto.
« Ancora non mi hai detto perché ti serve il nostro aiuto » Non ero sicura di aver indovinato la supposizione dopo aver sentito con quanta facilità aveva ucciso.
« Ci sto arrivando. Dopo anni, decenni decisi che non era giusto continuare ad uccidere umani. Il mio cervello non lo accettava più. Tentai di digiunare. Ma ogni volta cedevo. Più rinunciavo e più l’odore di un umano diventava invitante. Girando per l’america scoprii che esisteva una strana famiglia. Una famiglia dagli occhi color oro. Si nutriva solo di sangue animale. Decisi di provare. Ma non fu affatto facile. Gli animali dissetavano. Ma l’odore, il gusto del sangue umano era ancora troppo forte nei miei pensieri. Cedetti di nuovo. Partii alla ricerca della strana famiglia. Anche il fatto che fossero una famiglia mi incuriosiva. Non avevo mai visto più di due vampiri insieme nei miei viaggi. Sapevo che abitavano a Forks, un piccolo paese uggioso. Ma quando vi arrivai scoprii che se ne erano andati » Tremai all’idea di Andrei così vicino a Charlie. Se lo avesse incontrato per sbaglio adesso avrei ancora un nonno?
« Sapevo che un clan simile abitava a Denali. Quando arrivai scoprii che anche l’altra famiglia che cercavo era qui. Non potevo sperare di meglio. Negli ultimi anni avevo sviluppato un notevole auto controllo. Quando arrivai qui ero in grado di trattenere i miei istinti. Rimasi in disparte per qualche settimana. Osservandovi. Una sera ti vidi entrare al cinema e decisi di seguirti. Volevo parlarti. Sapevo che mi avevi riconosciuto. Meglio. Un problema in meno. Ma poi è arrivata la tua amica. Non mi cibavo da settimane e il suo odore era così buono. Ve ne andaste. Tentai di cambiare strategia. Scappai a sud per qualche giorno. Placai la mia sete a sufficienza, forse anche più di quanto ne avessi bisogno » Un altro brivido mi percorse la schiena pensando a tutte quelle persone uccise.
« Tornai sazio e in forma deciso a iscrivermi alla tua scuola. Così sarebbe stato più semplice parlarti » disse guardandomi negli occhi. « Beh questo é quanto »
« Non capisco, cosa ti fece cambiare idea? Cioè perché hai deciso che non era più giusto continuare ad uccidere umani? Non fraintendermi so che orribile ma da quanto hai detto non mi sembrava ti facessi scrupoli » Sospirò. Evidentemente quello era il punto che aveva saltato di proposito nella speranza che non me ne accorgessi.
« Feci una cosa che non avrei mai dovuto fare. Mi innamorai. Di un umana. La incontravo ogni giorno. Era bella, bionda, grandi occhi verdi. Non mi avvicinavo mai a lei. Avevo paura di farle del male. Ma più il tempo passava più desideravo parlarle, toccarla starle vicino. Un giorno, passandomi accanto mi sorrise. Mi si riempì il cuore di felicità, anche se non batteva ormai da anni. Mi convinsi che ero forte abbastanza, che c’è l’avrei fatta. Il giorno dopo mi avvicinai a lei. Eravamo soli. La salutai da lontano e lei contraccambiò. Anche io le piacevo. Ma quando le fui abbastanza vicino il suo odore mi travolse. Era così buono. Il più buono che avessi mai sentito in tutta la mia esistenza. La bestia sorpasso il sentimento e la attaccai. Quando mi resi conto di ciò che stavo facendo ormai il suo corpo inerme giaceva fra le mie braccia. Scappai via e da allora cercai di non uccidere più umani »
Terribile. La sua storia me ne fece venire subito in mente un’altra. E se Edward avesse reagito come lui? Se non fosse riuscito a trattenersi dall’uccidere mamma? Adesso non sarei qui. Lei non ci sarebbe. E lui dove sarebbe? Chi sarebbe? Forse un vampiro assetato di sangue umano. Assaggiare il sangue della mamma, ucciderla gli avrebbe fatto dimenticare i buoni propositi di Carlisle? Non volevo pensarci.
« Ho sentito dire che tu e la tua famiglia avete dei poteri in più a quelli dei comuni immortali è vero? » mi chiese. Rimasi indecisa per un secondo. Dovevo dirgli la verità?
« Non tutti » Risposi vaga. Non ero ancora sicura di volerglielo dire.
« Ma tu si » Non era una domanda. Conosceva già la risposta. Dovevo immaginarlo. Persone come me non erano comuni e sicuramente la voce si sarà sparsa.
« Si. Se sfioro qualcuno posso farle vedere cosa sto pensando. Nessuno può impedirmi di entrare nella sua mente. È utile per comunicare a volte »
« Affascinante. Chissà se... » Non concluse la frase. Fissava il vuoto soprappensiero.
« Chissà se.. cosa? » Chiesi curiosa.
« Anche io ho una capacità extra. Sono uno scudo. Uno scudo totale precisamente. Mente e corpo sono protette »
Allora Bella aveva ragione. Era uno scudo. È uno scudo potente. Ecco perché papà non lo può sentire e Alice non lo può vedere. L’insieme fra il potere di mamma e quello di Renata – la guardia del corpo di Aro – mi persi nei miei pensieri per qualche istante. Ricordavo poco quella donna. L’avevo vista una sola volta e in un’occasione poco piacevole.
« Mi chiedevo se » Continuò pensieroso « Il mio scudo funziona anche con te »
« Proviamo » Gli dissi porgendogli la mano. Lui sorrise e la afferrò. Era fredda liscia e dura.
Ripensai ala prima volta che lo avevo visto al cinema, e poi la volta successiva a scuola.
I suoi occhi erano vitrei. Funzionava. Nonostante il suo fosse uno scudo potente non poteva respingermi.
Slacciai la mano dalla sua.
Era sbalordito. Probabilmente era la prima volta che il suo scudo non si rivelava infallibile. Sorrisi al fatto che il mio potere lo fosse. La suo espressione mutò. Ora era divertito.
Il cielo stava diventando scuro. Mi accorsi di quanto fossi in ritardo. Probabilmente erano già tutti alla mia ricerca.
« E’ tardi devo andare » Mi alzai dalla panchina e mi incamminai verso la strada. Poi mi fermai di colpo. Stavo dimenticando di dirgli la cosa più importante.
« Ah dimenticavo. Ti aiuterò. Ma tu nel frattempo non devi cacciare da queste parti o saremo costretti ad allontanarti »
« Non c’è problema » Io annuii.
Mi voltai e partii di corsa verso casa. Ero pronta a sorbirmi una ramanzina. Ma il ritardo era servito a qualcosa.
Libro Primo
Alice
Molte persone entreranno e usciranno dalla tua vita,
ma soltanto i veri amici
lasceranno impronte nel tuo cuore.
Eleanor Roosevelt
Prefazione
Siamo noi che dettiamo il nostro destino. Nulla è già scritto. Il futuro cambia ogni istante. Prima era quello, ora è questo.
Spero con tutto il cuore che sia così anche questa volta.
8
Visione
“ Una bufera in arrivo. La vincita di un cittadino alla lotteria. Una vacanza con Jasper. La lite fra Edward e Rosalie per una sciocchezza ” ero seduta sul divano bianco. Stavo dando un’occhiata al futuro immediato. Volevo programmare una vacanza con Jasper per quel fine settimana e volevo sapere se sarebbe andato tutto bene. Vedevo la spiaggia candida della Isola Esme. Carlisle c’è l’avrebbe prestata. Le onde contro le rocce. Noi due immersi nell’acqua. Il sole che gli illuminava le cicatrici rendendole brillanti come piccole mezze lune di diamanti..
Arrivò all’improvviso. Le visioni divennero sfocate per un po’ poi si fecero sempre più nitide. Era buoi. Vedevo un bosco, forse una foresta. Sembrava quella vicino a Forks. Sul confine con la riserva dei Quileutes. Era quella. Ne ero certa. Vedevo un uomo. Rannicchiato contro un albero. Le lunghe braccia stringevano le gambe. Stava piangendo. Poi la sagoma dell’uomo crebbe. Divenne un lupo. Era Jacob.
L’immagine cambiò. Questa visione era più luminosa. Gente. Molta gente. Confusione. Una voce parlò ad un altoparlante. Vidi due biglietti aerei. Destinazione Italia. Sola andata. Era un aeroporto. L’immagine cambiò di nuovo. Adesso vedevo l’aereo. I passeggeri spegnevano le luci e chiedevano i cuscini. Era notte. Tutti si addormentarono. Solo due persone rimasero sveglie. Erano Edward e Bella. Si tenevano per mano e si fissavano negli occhi. Ma qualcosa era diverso. Non avevano il solito sguardo innamorato. Morte. Avevano la morte negli occhi. In un altro Flash rividi i due biglietti aerei. La scritta Italia risaltava più delle altre.
Tornai in me. Mi ci vollero due secondi per capire cosa stava succedendo. Jacob in lacrime. Edward e Bella in viaggio per l’Italia. Niente poteva condurli li se non i Volturi. E null’altro andavi a fare dai Volturi se non a chiedere di morire. Stava per accadere qualcosa. Ero certa che la vittima sarebbe stata Renesmee.
La porta del salotto si aprì. Entrò Edward il terrore negli occhi. Non dovevo dirgli niente. Sapeva già tutto. Disse solo due parole.
« Cosa facciamo? »