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My hot sweaty sun, Twilight
view post Posted on 2/3/2009, 15:09P_QUOTE
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**I AM A PERVERT**

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 14/10/2009, 16:32


TITOLO: My hot aweaty sun
GENERE: commedia, avventura
RATING: verde
AVVERTIMENTI: nessuno
PERSONAGGI: renesmee e altri
DESCRIZIONE: questa nesce come storia e non come fanfiction. per questo è lunga. in totale sono 16 capitoli, ma x adesso ne ho scritto 8. spero che vi piaccia. e che anche quelli che nn amano twilight sappiano apprezzare!!^^


Prefazione



Il mio cervello ragionava disperatamente. Camminavo svelta verso l’uscita con lei al mio fianco. Il cacciatore ci guardava con occhi curiosi. E se avesse attaccato? Sarei riuscita a salvarla? La mia immaginazione iniziò a partorire immagini sfocate e velocissime.
Gli occhi rossi del vampiro accesi dalla sete. Il suo corpo rannicchiato pronto ad attaccare, i denti bianchi e taglienti scoperti in un ringhio. Il mio corpo fra loro in funzione di scudo. La sua figura che si avventava su di me. La sua forza sovrumana mentre mi frantumava le ossa. I miei denti che cercavano inutilmente di affondare la sua pelle granitica. I suoi affilati che dilaniavano la mia pelle. Il mio sangue rosso che colava sul mio corpo candido creando un fiore cremisi sulla mia camicetta. Il cuore battere l’ultimi colpo.
Sarei riuscito a trattenerlo il tempo necessario per farla fuggire? Si doveva salvare! La dovevo salvare! Anche a costo della mia vita.



1


Renesmee




Fissavo le persone a me più care, immortalate in una foto, sdraiata sul letto di camera mia. La mia è una famiglia numerosa e alquanto strana, anche per quelli come noi. Tutti cosi belli. La pelle chiara. Il colore degli occhi – che anche se non eravamo del tutto una vera famiglia – era uguale per quasi tutti. Una dolce sfumatura di oro liquido. Caratteristiche che ad un occhio umano non avrebbero causato nessuna reazione, se non invidia o paura; ma che ad un occhio esperto avrebbero simboleggiato la nostra vera natura. Almeno quella della maggior parte di noi.
A stonare nella foto eravamo in due. Jacob ed io. Io somiglio molto a mio padre, ma i miei occhi sono color cioccolato e sulle mie guance c’è una spruzzata di rosa. Il mio Jacob, invece, è alto e muscoloso, la pelle ambrata e liscia. I suoi capelli sono lunghi e neri, quasi sempre raccolti in una coda.
Guardavo mia madre sorridere all’obbiettivo, cingendo il fianco di mio padre con un braccio granitico. Nei loro occhi si leggeva ancora l’amore e la passione del primo giorno. Sapevo che l’uno non poteva esistere senza l’altra. Come non potevano esistere senza me e io senza loro.
Sono una dei pochi esemplari di mezzosangue. Mia madre mi partorì quando era ancora umana, e ciò le costò quasi la vita, ma mio padre la salvò con il suo veleno. Sono speciali, anche io come loro, lo sono. Anche se sono in parte umana ho un modo tutto mio di comunicare. Nessuno può impedirmi di intrufolarmi nei loro pensieri.
La foto era stata scattata pochi mesi prima, ma sembravano passati anni. Ormai avevo l’aspetto di una diciassettenne. I boccoli bronzei mi arrivavano alle spalle. Sorrisi ricordando il giorno in cui mia zia Alice, con grande disapprovazione di Rose e mia madre, me li aveva tagliati.
« Nessy, c’è Jacob fuori »
La voce cristallina di mia madre Bella mi chiamò dal piano inferiore. Mi alzai rimettendo al suo posto la foto sul comodino. Nel piccolo salotto i miei genitori erano seduti abbracciati sul divano e si fissavano intensamente. Alzai gli occhi al cielo e sentii mio padre Edward sogghignare. Potevano stare in quella posizione per ore senza stancarsi o muoversi di un millimetro. Li salutai e loro mi risposero senza distogliere gli occhi l’uno dall’altra.
« Buona scuola piccolina, ci vediamo più tardi » Disse Edward.
« Ciao tesoro divertiti »
Si come no. A scuola non avevo molti amici. Il primo giorno, come mia madre, avevo avuto molto successo con i ragazzi. Ma quando avevano visto Jacob, il giorno successivo, avevano deciso che era meglio lasciar perdere. Ci eravamo trasferiti da qualche mese in un piccolo paesino dell’Alaska vicino a Denali. Ovviamente non potevamo rimanere a Forks, e i miei erano assolutamente decisi a farmi frequentare la scuola.
Nel piccolo giardino di fronte a casa - un’altra meraviglia di Esme, molto simile a quella che avevamo a Forks - c’era Jacob ad aspettarmi. Quando mi vide gli si illuminarono gli occhi e corse verso di me. Con un balzo gli saltai in braccio e lo bacia sulla guancia. Sentii il ringhio di mia madre dall’interno e risi. Non si era ancora abituata al fatto che ormai ero cresciuta e Jacob era passato da fratello maggiore a ragazzo.
« Pronta per la scuola? »
Mi chiese. Io sbuffai e lui grugnì una risata. Ogni mattina mi accompagnava in macchina a scuola. Era dura per lui starmi lontano durante la notte e le ore scolastiche, perciò appena poteva stava con me.
Mi lasciò davanti al cancello della scuola con la tristezza negli occhi. Anche a me dispiaceva allontanarmi da lui, ma dovevo. Cercai di sorridere, gli baciai dolcemente le labbra e scesi dall’auto. Era una giornata piovosa come quasi tutte.
Anche se a me il sole non faceva lo stesso effetto che ai miei parenti avevo preso l’abitudine di stare a casa in quei pochi giorni, in cui solitamente andavamo a caccia.
Giunta all’aula di biologia mi sistemai in un’ultima fila al mio posto. La mia compagna di banco era una ragazza molto gentile. L’unica vera amica che avessi lì. Il suo nome era Kristen. Un po’ più bassa di me, con i capelli biondo paglia; il viso paffuto con due belle guance rosse e un paio di occhioni blu. Era molto timida e per questo non molto popolare. Con lei mi trovavo bene. Era una ragazza alla mano e non mi snobbava come gli altri, solo perché ero un po’ più carina della norma. Poggiai la borsa per terra e silenziosamente mi sedetti. Anche se non avevo la grazia dei vampiri ero comunque più silenziosa e leggiadra di un umano. Guardai la mia amica che mi sorrise.
« Ciao Kris »
« Ciao Nessy. Ti va di andare al cinema stasera? »
L’dea non era male. In quel piccolo paesino le attrattive per i ragazzi non erano molte, a parte il multisala c’era solo un piccolo bowling in periferia. Staccare un po’ dalla mia routine vampiresca era un bene. E quale miglior modo per farlo se non una serata al cinema in compagnia di un’amica.
« Certo, però prima devo chiedere il permesso a mio fratello »
Agli umani ero obbligata a dire che Edward era mio fratello anziché mio padre. Loro dimostravano a stento 20 anni e non potevano avere certo una figlia adolescente. Visti i capelli bronzei avevamo deciso tutti insieme che mi sarei spacciata per la sorella di mio padre.
« Va bene, fammi sapere »
Il professor Grent aveva iniziato a spiegare perciò annuii e ascoltai la lezione.


All’uscita da scuola trovai Jacob appoggiato alla sua auto. Lo raggiunsi quasi danzando con un sorriso sul volto. Mi strinse la mano e mi baciò la fronte. Mi aprì la portiera e salii in macchina. Lui fece il giro e si mise alla guida.
« Come è andata oggi? »
« Bene, Kris mi ha chiesto se andavo al cinema con lei stasera »
« Da sole? »
Non mi sfuggi l’angoscia nella sua voce. Non amava lasciarmi da sola, tanto meno di sera in una città quasi sconosciuta.
« Dai non ti preoccupare sono in grado di cavarmela »
Dissi mostrando i miei denti bianchi. Non erano velenosi ma per un umano era comunque meglio non trovarsi a contatto con loro. Non sembrò sollevato dalle mie parole.
« Il cinema non è lontano da casa, se sarò nei guai papà mi sentirà, non ti preoccupare »
Gli strinsi la mano dolcemente. Non so se fu per quello o per il fatto che Edward mi avrebbe controllata, ma si tranquillizzò.
« Okay, va bene, ma non fare niente di avventato lo sai che Alice non può vederti »
« Ma si, vado solo al cinema non a buttarmi in pasto a un branco di vampiri assetati »
Io risi lui rabbrividì. Giunti nel cortile scesi di corsa ed entrai in casa. Carlisle era seduto su una poltrona con il naso su un enorme libro. Esme fischiettava al piano di sopra. Potevo sentire Rose nel garage che sistemava la sua BMW con Emmett, Alice e papà giocavano a scacchi mentre mamma e Jasper li guardavano. La raggiunsi sul divano e la abbracciai.
« Kris mi ha chiesto se posso andare al cinema con lei stasera, posso? »
Bella fissò Edward, che sembrò valutare per un attimo se fosse prudente lasciarmi uscire da sola. Mi irritai.
« Oh su dai, è a due passi da qua, se ho bisogno mi puoi sentire, papà. Poi so badare a me stessa » sorrise e annuì. Felice guardai mia madre.
« Va bene ma stai attenta »
La baciai sulla guancia e lo stesso feci con mio padre poi corsi in cucina per chiamare Kristen. L’accordo era che sarebbe passata da me intorno alle 20. Conosceva tutta la mia numerosa famiglia, ma non ne sembrava spaventata, anzi andava molto d’accordo con mia madre ed Esme. Edward mi disse, un giorno, che le ricordava la mamma da umana. Come lei, aveva una reazione sbagliata alla loro presenza, invece che fuggire come tutti gli altri umani di fronte ad un gruppo di vampiri, gli veniva incontro. Ovviamente Kris non conosceva la verità, sarebbe stato troppo pericoloso per lei, ma qualcosa penso, avesse intuito.
Passai il pomeriggio nel bosco a cacciare con Jacob. Anche se potevo nutrirmi e sopravvivere solo con il cibo umano, preferivo comunque il sangue. Quel giorno cacciammo un paio di alci. Durante la caccia Jacob preferiva seguirmi sotto forma di lupo. Più sicuro! Diceva lui. Era divertente ma non potevamo parlare. Catturai l’alce più grande, come al solito tra noi era una specie di gara.
Quando tornammo la luce era ormai scomparsa sotto le nubi. Salii in camera mia, mi cambiai e afferrai la borsa con qualche dollaro per il cinema. Sentii, al piano inferiore, bussare alla porta e Carlisle invitare Kris ad entrare. Scesi di corsa le scale. Kris mi sorrideva non curante ai piedi della scala. La raggiunsi e salutando la mia famiglia uscii.
« Volete un passaggio? »
Jacob era seduto sulla panchina vicino all’entrata. La nostra casa era un po’ fuori dal centro abitato ma comunque vicina. A piedi sarebbero bastati una decina di minuti. Mi faceva piacere stare con Jacob ma questa ossessione di tutti e proteggermi mi infastidiva. Prima che potessi dirgli qualcosa, come mandarlo al diavolo, Kris aveva già accettato. Rimasi immobile per qualche secondo davanti alla portiera mentre Kris prendeva posto sul sedile posteriore. Caratterialmente ero molto simile a mia madre, Jake me lo ripeteva spesso. Mi sorrise da dietro il finestrino battendo dolcemente la mano sul sedile accanto al suo. Sospirai e salii.
« Grazie Jacob, non volevamo disturbare »
« Non ti preoccupare Kristen, intanto stavo andando a casa »
Nonostante ormai ci fosse abituato, per un licantropo era sempre fastidioso l’odore di un vampiro, e convivere 24 su 24 a stretto contatto con otto esemplari e una mezzosangue era insopportabile anche per lui. Per questo Esme aveva ristrutturato una piccola casetta non tanto lontano dalla nostra, ma totalmente dall’altra parte del cinema. Sbuffai e Jake ragliò una risata, che malgrado tutto fece ridere anche me.
Ci lasciò nel parcheggio del cinema.
« Buona visione »
« Grazie »
Lo ringraziò Kris e uscii dall’auto per darci qualche secondo di intimità.
« Grazie »
Gli dissi anch’io e lo baciai. Un bacio vero, passionale. Mi sfiorò la guancia con una mano bollente.
« Stai attenta »
Mi disse preoccupato. Non gli risposi ma strinsi ancora più forte la sua mano sulla mia guancia mostrandogli tutte le volte in cui, a caccia, combattevo con animali molto più grandi e pericolosi di un comune umano.
« Lo so che sai badare a te stessa ma stai attenta ugualmente »
« Va bene»
Gli sorrisi e raggiunsi la mia amica. Ero felice di essere nata in una famiglia così splendida e leggendaria, ma dopo un po’ vampiri e licantropi mi stufavano. Qualche volta volevo essere una semplice ragazza umana. Riuscivo ad avere quei momenti insieme alla mia amica.
« Andiamo? »
Mi disse.
« Certo »
E mi incamminai verso una serata assolutamente normale.





2


Incontro





Quella sera il cinema era poco affollato. Consultammo per un momento il tabellone dei film in sala. Trovai molto interessante la trama di un film ambientato durante seconda guerra mondiale, una romantica storia d’amore tra un soldato e una civile; ma Kris era un’amante dei film horror e mi trascinò con lei a comprare il biglietto per uno spettacolo pauroso. Pensai che forse era per quello che trovava molto affascinante la mia famiglia, vedeva in loro qualcosa di terrificante, e ne era attratta. Pagammo i biglietti e ci dirigemmo verso la sala. Le poltroncine erano quasi tutte deserte fatta eccezione per un gruppo di ragazzi, qualche fila più avanti, che rideva e scherzava.
« Di cos’è che parla il film? »
Non avevo fatto in tempo a leggere la trama ma la locandina mi aveva dato un’idea precisa. Ritraeva una bella donna, in un vestito bianco, i capelli corvini e alle sue spalle un uomo di bell’aspetto, vestito di scuro, il volto pallido in contrasto con le labbra rosse da cui spuntavano due canini affilati.
« Mm.. di un vampiro che fa una strage di donne attraenti in una piccola città »
Soffocai una risata. Mi sembrava paradossale che una mezza vampira andasse a vedere un film su vampiri sanguinari. Kris mi guardò male ma non disse niente. Mi passo la confezione di pop corn che aveva preso poco prima. Ne presi un paio e li infilai in bocca. Il più velocemente possibile li ingoiai per non sentirne il gusto. La maggior parte del cibo umano mi disgustava ma con lei dovevo cercare di essere normale. Si spensero le luci e il film iniziò.



Dopo circa un ora di film e una decina di corpi dissanguati, non riuscii più a trattenere le risate. La protagonista del film era appena stata assalita e tentava di allontanare il vampiro con una collana d’aglio, e mentre tutti urlavano io scoppiai a ridere per la banalità della scena, cercai di camuffarla con un colpo di tosse e dissi sottovece a Kris che uscivo a prendere qualcosa da bere.
Nella luce della sala mi accomodai su una sedia vicino al bancone delle bibite. Quasi tutti i tavolini erano vuoti. In uno, qualche metro più là, c’era una coppia di giovani ragazzi diciottenni che sorseggiavano la loro bibita aspettando l’inizio del film. Una sensazione di disagio mi invase. Mi sentivo osservata ma non riuscivo a capire se quella sensazione fosse fondata. Mi guardai attorno un paio di volte e poi lo vidi. Mi fissava appoggiato alla parete, vicino ad un’enorme cartellone della locandina di un cartoon. Restai immobilizzata dal terrore. Anche quando si accorse che lo stavo guardando, non distolse i suoi occhi dai miei. Non riuscivo a credere che uno come lui potesse trovarsi li. Tranquillo, senza il minimo segno della sete che sicuramente lo devastava. Il “ragazzo” mi sorrise mostrandomi i denti scintillanti. Mi mossi irrequieta sulla sedia.
La pelle era pallida e granitica, come quella che ero abituata a vedere ogni giorno a casa;i capelli erano neri come la pece, corti meno di un centimetro; il volto era bello, spigoloso; una sfumatura violacea sotto gli occhi, occhi diversi, occhi che caratterizzavano il suo stile di vita. Non erano oro come quelli dei vampiri buoni, ma color vinaccia, come quelli dei vampiri che si nutrono di umani. Fece un passo verso di me. Sicuramente anche lui, come me, aveva capito che non ero umana, almeno non del tutto. Sembrava curioso, probabilmente sentiva il mio cuore battere, ma il mio odore era più dolce di quello di un umano, e la mia pelle era molto simile alla sua. Volevo scappare, cercare Kris e portarla via da quell’essere. Se era li, sicuramente sarebbe stato in grado di controllarsi ma non volevo rischiare la vita della mia amica. I miei muscoli però non si mossero di un millimetro. La distanza fra noi diminuiva visibilmente ad ogni passo che faceva verso me.
Il film doveva essere finito perché il gruppo di ragazzi iniziò ad uscire dalla sala. Non riuscii a voltarmi per vedere se tra loro c’era anche Kristen. I miei occhi erano incollati a quelli del predatore.
« Nessy »
Sentii la mia amica chiamarmi alle mie spalle. Quando mi raggiunse si sedette sulla sedia di fronte alla mia. Il vampiro si fermò all’istante e negli occhi riuscii a vedere che la vicinanza di Kris gli aveva accentuato la sete. Mi alzai di scatto.
« Nessy stai bene? Perché non sei tornata? »
« Si sto bene, vieni.. andiamocene »
Le risposi senza perdere di vista le mosse del cacciatore. Per uscire dovevamo andare dalla sua parte. Feci passare Kris alla mia destra così che fosse il più lontano possibile da lui. Non ero forte come un vampiro, ma la velocità e i denti affilati non mi mancavano. In caso l’avesse attaccata sarei riuscita a tenergli testa il tempo necessario per farla fuggire. Ma lui non attaccò, si limitò a seguire i nostri movimenti fino all’uscita. Quando uscimmo all’aria aperta stavo ancora pensando a lui. Perché era li? Aveva solamente voglia di vedersi un film? Non credo. Cercava qualcuno? Forse. Sapeva che ero li ed era venuto per me? E se era così, cosa voleva da me? Se voleva attaccarmi,distruggermi perché venire lì, dove era pieno di umani e non avrebbe potuto far niente? Kris interruppe i miei pensieri.
« Ehi c’è tuo fratello »
Seguii il suo sguardo fino alla Volvo argentata parcheggiata proprio di fronte all’entrata. Avevo visto poche volte, negli ultimi anni, quell’espressione sul volto di mio padre. Salimmo in macchina.
« Passavo di qui e ho pensato di passarvi a prendere »
Lo disse in tono pacato ma riconoscevo l’agitazione nella sua voce. Probabilmente aveva sentito i miei pensieri , visto il volto di quel tizio e si era preoccupato. Sicuramente, però, a farlo scattare erano state le immagini che la mia mente aveva scaturito quando avevo pensato ad un eventuale scontro con il vampiro.
Con una sgommata partimmo e presto ci lasciammo il cinema alle spalle. Kris abitava in centro, così in pochi minuti giungemmo a casa sua. Papà non aveva aperto bocca. Ad un occhiata poco attenta sembrava normale, soprappensiero ma le mani strette intorno al volante, nel tentativo di non frantumarlo, la dicevano lunga. Salutai Kris.
« Allora ci vediamo lunedì?domani parti per Forks vero? »
Il meteo dava sole per il weekend, allora avevamo pensato di andare a trovare nonno Charlie a Forks, dove sicuramente avrebbe piovuto.
« Si, vado a Forks, ci vediamo lunedì »
Il mio tono era distaccato, come se con la mente fossi lontana chilometri. Mi guardò curiosa. Le sorrisi cercando di rimediare, lei ricambio e mi salutò con la mano. Ripartimmo. La luce del cruscotto illuminava il volto di mio padre, che ora non si tratteneva più. Era furioso. Non disse una parola. Dopo un paio di secondi sbottai. Non lo sopportavo quando faceva così.
« Cos’hai? »
Gli chiesi irritata.
« Non avrei dovuto lasciarti andare »
Ecco di nuovo che spuntava la sua ossessione per la sicurezza, doveva salvare tutto e tutti, e se qualcosa andava male era comunque colpa sua. Non era arrabbiato con me per ero stata così vicina ad un vampiro probabilmente pericoloso senza scappare, o che avessi addirittura pensato di affrontarlo. No. Era arrabbiato con se stesso perché aveva lasciato che tutto ciò accadesse.
« Oh per favore papà, piantala! Non è successo niente »
« Ma sarebbe potuto succedere »
La voce dura e preoccupata. Le mani ancora strette al volante.
« Sto bene, nessuno si è fatto male, e se anche fosse successo qualcosa non sarebbe stata colpa tua »
Eravamo arrivati a casa. Fermò la macchina e mi lanciò un’occhiataccia. Stava per ribattere ma mamma in un attimo fu di fianco a me, aprì la portiera e come se fossi ancora una bambina di cinque anni, mi prese in braccio e mi abbracciò.
« Oh Nessy ero così preoccupata »
« Sto bene mamma, non ti preoccupare. Ora mettimi giù però »
mi posò a terra e con una mano mi spinse verso casa. Erano tutti seduti intorno al tavolo. Alice, immobile con gli occhi vitrei, fissava il vuoto. Edward si sedette vicino a lei e mamma si mise sulle sue ginocchia. Alice tornò fra noi.
« Visto niente? »
Le chiese Carlisle che era seduto capotavola. Lei scosse la testa.
« Vedo solo frammenti, non riesco a capire. Non so se possa essere pericoloso »
Ci guardò tutti per scusarsi.
« Non preoccuparti Alice » le disse Carlisle « Può darsi che non lo rivedremo più. Edward tu sei riuscito a sentire i suoi pensieri? »
Fissai mio padre. Stringeva mia madre fra le braccia. Alla domanda chiuse gli occhi poi rispose.
« No, non sono riuscito a trovare i suoi pensieri. Forse è solo perché è uno sconosciuto e ancora non ne conosco il tono, poi ero troppo.. arrabbiato »
I suoi pugni si serrarono sul tavolo.
« Forse è uno scudo come me »
Mia madre aveva un talento naturale. Era uno scudo, riusciva a proteggere la sua mente e quella di tutti gli altri intorno a lei.
« Può darsi »
Disse Carlisle pensieroso e dandoci le spalle si diresse nel suo studio, probabilmente per consultare un libro.
« Dov’è Jake? »
Sussurrai rivolta a Bella.
« Di sopra in camera tua »
salii le scale lentamente. Di sicuro Jacob era più preoccupato di tutti gli altri per me. Aprii la porta, era seduto sul mio letto. La testa fra le mani.
« Jake »
Sussurrai piano, avvicinandomi. Alzò lo sguardo. Mi sedetti accanto a lui. Gli accarezzai una guancia febbricitante.
« Stai tranquillo, sto bene »
Mi afferrò al mano e la strinse nella sua.
« Quando ho visto Edward correre via con la paura negli occhi mi sono preoccupato, ho chiesto a tua madre cosa fosse successo e mi ha detto che un vampiro era a pochi metri da te, dal suo sguardo ho capito che non era uno come voi. Ho avuto paura che ti facesse del male, ho avuto paura di perderti »
Non mi guardava negli occhi ma fissava le nostre mani intrecciate. Lo abbracciai.
« Non preoccuparti, non ti libererai di me facilmente »
Sorrise a malincuore. Sbadigliai e lui si girò subito a guardarmi.
« Hai sonno? È meglio che tu vada a dormire »
Mi fece alzare dal letto e tirò via le coperte. Scivolai via dai vestiti e indossai una maglietta, mentre Jacod – da gentiluomo – guardava dall’altra parte. Mi accoccolai sotto le coperte e poco dopo Jake mi raggiunse.
«Non te ne vai stanotte? »
Gli chiesi contenta.
«No, non voglio stare un secondo lontano da te. Sopporterò la puzza »
E mi illuminò con un sorriso. Era più tranquillo ora che mi aveva vicino a se. Sicuramente mia madre si accorse che Jacob aveva deciso di rimanere con me per questa notte, ma non venne a dire niente. Forse aveva capito che, per stanotte, avevo bisogno di lui quasi quanto lui ne aveva di me.
Avevo freddo. Mi strinsi forte a lui e il calore del suo corpo mi invase subito. Sprofondò il naso fra i miei boccoli e poco dopo il suo russare si levò nel silenzio della stanza. Con quel suono, qualche istante dopo, mi addormentai anche io.





3


Forks





Quando mi svegliai rimasi un istante accecata dalla luce che filtrava dalla finestra. Come previsto da Alice, quella mattina c’era il sole.
Mi alzai e andai alla finestra. Il sole pallido sorgeva dietro le montagne. Batuffoli bianchi riempivano il cielo turchese. Mi fissai le mani, non brillavano diamantine come sarebbe successo al resto della mia famiglia, ma il bianco candido della mia pelle era comunque più luminoso.
Jacob ancora dormiva nel mio letto. Le lenzuola stropicciate sotto i piedi. Le braccia fungevano da cuscino sotto la testa, la bocca leggermente aperta.
Presi dall’armadio un abito panna e lo indossai. Era troppo elegante per i miei gusti, ma Alice era stata così felice di aiutarmi a rifare il guardaroba che le avevo dato carta bianca per alcuni abiti.
Scesi di sotto lasciando Jake dormire. Emmet, Rosalie e Esme erano andati a caccia. Carlisle era all’ospedale. Jasper e Alice bisbigliavano in cucina troppo piano perché potessi sentire cosa dicevano. Mamma e papà mi aspettavano in piedi all’ingresso. Edward indossava un paio di pantaloni neri e una maglietta grigia attillata con il collo a V. mia madre un paio di jeans sbiaditi ed una maglietta semplice color cielo. Il suo gusto nel campo moda non era migliorato.
« Jake dorme ancora? »
Mi chiese lei quando li raggiunsi.
« Si non ho voluto svegliarlo, dormiva così profondamente »
Lei alzò gli occhi al cielo e mi sorrise. Sapeva quanto fossi restia a svegliarlo. Jake dormiva sempre poco, a volte stava giorni interi senza chiudere occhio, perciò, se non era strettamente necessario, lo lasciavo dormire fino a quando voleva.
« E’ meglio se mangi qualcosa prima di partire »
Mi disse Edward spingendomi verso la cucina. Di malavoglia lo seguii. Sapevo che mi sarebbe toccato mangiare del stupido cibo umano, ma ahimè, il mio corpo lo assimilava bene quasi come il sangue, per cui ero obbligata ad assumere almeno un pasto umano al giorno.
Mi sedetti al tavolo. Alice e Jasper intanto erano spariti. Giocherellavo con la scodella di cereali e latte che mia madre mi aveva messo sotto il naso.
« Mangia dai »
Mi incitò. Arricciai il naso e ne ingoiai una cucchiaiata. I cereali grattavano contro il palato e la gola. Allontanai la scodella il più lontano possibile dal mio naso.
La mia mente iniziò a vagare. Pensavo alla sera prima. A quel tizio. Chissà se lo avrei rivisto. Mi aveva terrorizzata sul momento, ma infondo non aveva fatto niente di pericoloso. Certo, il colore dei suoi occhi era inequivocabile, ma se avesse voluto fare del male a me o a qualcun altro, con l’inganno ci sarebbe riuscito senza tanti problemi, nessuno umano resiste al fascino dei vampiri. Ero attratta da quel vampiro. Non come lo ero per Jacob, sicuramente tutta un’altra cosa. Mi attraeva il fatto che non era parte della famiglia. Mi attraeva l’idea di poter avere un amico che sapesse la verità, un amico con cui parlare davvero di tutto. Negli ultimi mesi ero circondata sempre da parenti. A volte veniva a farci visita il clan di Denali, ma era pur sempre parte della famiglia. L’idea di avere un amico che non fosse in alcun modo imparentato con me mi eccitava.
Alzai svelta gli occhi per vedere se mio padre aveva ascoltato i mie pensieri. Mi aspettavo uno sguardo ostile ed ero pronta alla sfuriata. Ma quando lo guardai, lui non mi degnava di uno sguardo. Era seduto all’altro capo del tavolo, le mani intrecciate in quelle di mia madre, seduta di fronte a lui. La fissava intensamente, e lei ricambiava lo sguardo. Lo facevano spesso. In questo momento erano in un mondo parallelo tutto loro. Mi tranquillizzai.
Probabilmente mio padre aveva ascoltato quest’ultima parte dei miei pensieri, forse perché le immagini di loro due nella mia testa aveva attirato la sua attenzione. Mi guardò e io gli sorrisi cercando di non pensare al vampiro sconosciuto.
« E’ meglio se vai a chiamare Jacob, dobbiamo partire »
annuii e mi diressi verso il piano superiore. Jake aveva deciso di partire con noi, il primo giorno lo avrebbe passato con suo padre Billy e i suo amici di La Push. Gli altri due invece sarebbe stato con noi a casa di Charlie.
Dormiva ancora profondante. Mi avvicinai a lui silenziosamente. Il suo respiro caldo si scontrava sulla mia pelle fredda dandomi i brividi. Serrai dolcemente i miei denti attorno al suo collo, attenta a non ferirlo. Certo, sarebbe guarito in due secondi, ma non mi piaceva fargli male. Quando avvertì i miei denti sulla pelle si svegliò di colpo.
« Dio santo piccola, vuoi farmi prendere un colpo? » mi disse con gli occhi sbarrati e una mano sul petto.
« Su fifone alzati dobbiamo partire »
Scese dal letto e sbadigliò stiracchiandosi le braccia. Si infilò la maglietta che aveva lasciato per terra la sera prima. Poi mi si avvicinò e mi abbracciò. Lo strinsi forte a me. Le sua pelle nuda era bollente sotto le mie mani. Mi baciò la fronte, poi mi prese per mano.
« Andiamo »
I miei genitori ci aspettavano in macchina. Prendemmo l’auto di Carlisle, i finestrini oscurati ci sarebbero stati utili.
Il viaggio durò qualche ora in cui sonnecchiai fra le braccia di Jacob. Mamma aveva avvertito Charlie che saremmo arrivati nel pomeriggio e quando giungemmo davanti al vialetto era fuori che ci aspettava. Ovviamente pioveva.
« Jacob vuoi prendere la macchina per andare da tuo padre? »
Gli chiese Edward porgendogli le chiavi.
« No grazie preferisco fare una corsettina. Ci si vede Charlie »
Mi diede un bacio leggero sulle labbra e scappo via correndo. Fra gli alberi intravidi la sagoma di un grosso lupo rossiccio.
« Ciao Bells »
Il nonno abbracciò la mamma e al contatto con la sua pelle gelata rabbrividì. Poi si rivolse a papà.
« Edward »
Negli ultimi anni il loro rapporto era migliorato parecchio anche se in fondo era convinto che fosse tutta colpa sua se la Bella che aveva davanti gli occhi non era più la sua bambina.
« Su è meglio che entriamo o ci bagneremo tutti »
Li seguii dentro casa fino alla vecchia cucina con i mobili dipinti di giallo. Quando mi fermai sulla soglia della stanza Charlie mi sorrise e mi venne incontro.
« La mia piccola Nessy, come sei cresciuta. Ormai sei una signorina »
Mi abbracciò forte. L’odore del suo sangue mi riempì le narici e la sete mi fece ardere la gola. Ma lo sopportai. Ormai ero abituata all’odore del nonno.
« Cosa mi racconti di bello cara? »
Mi chiese. Non avevo voglia di spiegargli a voce gli ultimi mesi della mia vita così poggiai la mano sulla sua guancia e glielo mostrai. Quando le immagini arrivarono sussultò. Ancora non ci aveva fatto l’abitudine. Gli mostrai i miei cambiamenti fisici, il primo giorno di scuola, le uscite con Kristen, l’espressione che fece un ragazzo quando, dopo avermi chiesto di uscire con lui, si trovò faccia a faccia con i muscoli di Jacob – mio padre sorrideva ad ogni immagine – la festa di Halloween, dove per l’occasione mi ero travestita da vampiro, il bel voto che avevo preso nell’interrogazione di inglese il lunedì precedente, l’invito di Kris per il cinema, alcune scene del film, il vampiro appoggiato alla parete.
A quell’immagine spostai immediatamente la mano da Charlie.
« Beh, questo è tutto »
non sembrò turbato dal mio improvviso distacco. Probabilmente non aveva notato l’ultima immagine. Ma ad Edward non era sfuggita. Non sorrideva più. L’espressione era dura, contratta. La fronte di Charlie si aggrottò, stava pensando a qualcosa.
Merda. Forse aveva notato il vampiro e ci stava riflettendo. Mi avevano proibito di farne parola con il nonno, si sarebbe preoccupato inutilmente. Ma mi ero lasciata prendere la mano prima. Speravo di essermi fermata in tempo.
« Per quanto durerà ancora? Quando smetterà di crescere? »
Chiese rivolto a Bella. Per fortuna mi ero sbagliata. Fu mio padre a rispondere. L’espressione tornata normale.
« Fra un paio di anni. Quando avrà raggiunto l’aspetto di una ventenne. La crescita è rallentata notevolmente. Riuscirà a seguire senza tanti problemi ancora gli ultimi anni di scuola. Sembrerà forse un po’ più grande. Poi cambieremo città »
Charlie annuì. Sembrava preoccupato. Decisi che della cucina ne avevo abbastanza.
« Vado di sopra »
Salii le scale fino alla vecchia camera di mamma. Tutto era rimasto uguale. Mi infilai nel letto sotto le vecchia coperta della bisnonna. Sul comodino c’era un lettore cd. Lo afferrai e premetti start. La musica mi riempì le orecchie. Era una melodia dolce. Riconobbi un paio di brani. Era il cd che papà aveva regalato alla mamma per il suo diciottesimo compleanno. Seguivo le note del pianoforte. Non so a quale brano persi coscienza.
Mi trovavo nel cinema. La scena era simile a quella che avevo vissuto realmente. Ma qualcosa era diverso. Lo sconosciuto non mi guardava curioso come era successo la sera precedente. Era sporto in avanti, accucciato pronto ad attaccare. Mostrava i denti ringhiando. I suoi occhi erano rosso fuoco, accesi dalla sete. Guadandomi intorno cercando una via di uscita notai il mio riflesso sulla grande vetrata. Ma non ero io. Niente capelli ramati, niente pelle diafana, niente dita affusolate. Al posto vi era una folta chioma di capelli biondi, due occhi azzurri spalancati dal terrore. Era Kristen. Ero Kristen. Tornai a fissare il predatore in tempo per vederlo assalirmi.
« NOOOOOOOOOOOOO »
L’urlo mi svegliò. Doveva essere notte fonda perché dalla finestra si vedeva solo l’oscurità. Per quanto avevo dormito? La porta si aprì ed entrò mia madre.
« Cos’è successo? »
Chiese preoccupata precipitandosi sul letto al mio fianco.
« Non è niente, solo un brutto sogno »
« Dev’essere la camera che fa quest’effetto »
Rise alla sua battuta e anche io sorrisi. Ero grata che non fosse venuto mio padre a controllare. Avrebbe visto nei miei pensieri il sogno e ne avrebbe fatto una tragedia. Dovevo impegnarmi a rimuoverlo dalla testa. Almeno quando c’era lui nei paraggi.
« Papà dov’è? »
« E’ uscito a caccia, pensavo di andare anche io quando lui torna, vuoi venire? »
« Certo »
Scendemmo in salotto. Mio padre arrivò una decina di minuti più tardi. Per tutto il tempo che passai con lui recitai mentalmente a memoria la poesia che avevo studiato tutto lo scorso fine settimana. Mi guardò curioso. Ma probabilmente pensò ad un ripasso in vista di un’interrogazione. Cacciammo un paio di pantere più a nord.
Restammo fuori buona parte della notte. Quando mi rimisi a letto il cielo iniziava a farsi più chiaro sotto la coltre di nubi.
Mi svegliai qualche ora più tardi. Jacob era seduto sulla sedia a dondolo e mi guardava sorridendo.
« Ciao »
Gli sussurrai, la voce leggermente roca per il sonno.
« Giorno dormigliona, dormito bene? »
Ripensai al sogno della sera precedente. Decisi di mentire.
« Si , dormito bene. Che ora è? »
« E’ quasi mezzogiorno »
« Cavoli, ho dormito parecchio »
« Già, ora è meglio se scendiamo o ti perderai tutto lo splendore di Forks dormendo »
Alzai gli occhi al cielo. Non trovavo niente di splendido in Forks, se non il nonno. Indossai una vecchia tuta di mamma, mentre Jake giocherellava con il lettore cd.
Passai il pomeriggio davanti al televisore a guardare una partita di baseball con Charlie e Jacob. Per cena arrivò Sue. Preparò per lui e Jake una grossa padellata di spaghetti al sugo. Jake ne trangugiò due piatti. Io fui costretta a mangiarne un po’. Smisi di respirare. Mi sembrava di avere centinaia di piccoli vermi che mi scivolavano giù per la gola. Charlie mi mise davanti un bicchiere di latte. Dovetti berlo, ma non mi dissetò granchè.
Passai la notte a chiacchierare con Jake fino a quando non si addormentò. Io avevo dormito abbastanza quindi rimasi per qualche ora a guardarlo dormire. Ero fortunata ad avere Jacob. Era stato il mio compagno di giochi e da un po’ era diventato il mio compagno di vita. Ringraziavo ogni giorno il fatto che fosse un licantropo e che l’imprinting non fosse così raro. Non saprei come sarebbe stata la mia vita senza di lui. Era il sole che portava luce nella mia vita. Anche nel sonno sorrideva.
Mi sdraia accanto a lui e poggiai il volto sul suo petto nudo. Il suo braccio scivolò sulle mie spalle e mi strinse a se.


Il giorno dopo salutai Charlie con un abbraccio e la promessa che ci saremo rivisti presto.
« Ti chiamo stasera papà »
E anche la mamma salii in macchina. Il viaggio di ritorno fu più lungo di quello dell’andata o forse era solo perché ero sveglia. Guardai fuori dal finestrino per tutto il tempo. Il paesaggio passo dal verde intenso di Forks alla neve candida dell’Alaska.

Quando arrivai a casa salutai Jacob, Aveva bisogno di una bella dormita, e raggiunsi gli altri dentro. Ormai l’incubo era uscito dai miei pensieri.




4


Il nuovo alunno






Il mattino seguente arrivai a scuola come sempre accompagnata da Jacob. Lo salutai e scesi dall’auto. Al cancello dell’entrata c’era Kris ad aspettarmi. Sul volto stampato un sorriso. Conoscevo quel sorriso. Lo aveva quando c’era uno scoop succulento.
Mi avvicinai a lei svogliata. Non amavo granché i pettegolezzi. Avevo il timore che un giorno il soggetto di questi potessi essere io o la mai famiglia.
« Che è successo? »
« Un nuovo alunno. Ho sentito da Betty Smith, l’ha incontrato in segreteria, che è molto carino. Viene dalla Romania. Da quanto ho capito frequenterà il nostro anno. Probabilmente lo incontreremo a inglese »
Non era una grande notizia. Capitava sempre che a metà anno arrivasse un nuovo alunno e ancora non capivo come tutti, ogni volta, si entusiasmassero tanto. Mi limitai ad annuire senza mostrare il minimo interesse. Kristen parve delusa.
Arrivammo in classe e mi sedetti vicino a lei al solito banco. In quella lezione avremmo continuato a parlare di Romeo e Giulietta, di cui avevo già avuto in passato, un resoconto molto dettagliato da mia madre.
Avevo già deciso che avrei ignorato la lezione sperando che il professore non mi interpellasse. Presi un foglietto di carta e una penna. Iniziai a scarabocchiarci sopra. Sentii il fruscio della porta che si apriva ma non alzai lo sguardo. Passi sconosciuti attraversarono l’aula. Un’ondata di odore dolce mi inondò le narici. Sollevai lo sguardo incredula. Era giunto alla cattedra dove il professor Mason lo presentò.
« Ragazzi, vi presento Andrei Stockosvi. Viene dalla Romania e frequenterà la scuola per il resto dell’anno scolastico »
Lo congedò con un sorriso e una spintarella. Io lo seguii fino al banco e quando si accorse che lo stavo guardando mi sorrise. Distolsi subito lo sguardo.
Era impossibile. Avevo fantasticato per una mattina su come poteva essere averlo per amico ma non avrei mai creduto che potesse succedere davvero. Pensavo che non lo avrei mai più rivisto e ritrovarmelo a scuola era l’ultima cosa mi aspettavo.
Era seduto un paio di file più avanti. Nel banco vicino alla finestra. Lo sguardo fisso verso l’insegnante che spiegava la lezione.
Era proprio lui. Il vampiro che ho incontrato al cinema. Non sembrava preoccupato dalla vicinanza di così tanti umani nonostante la sua dieta. Doveva aver sviluppato un assoluto autocontrollo. Anche io, nonostante fossi per metà umana, facevo fatica a trattenermi se un umano sconosciuto mi si avvicinava troppo. Continuai a fissarlo per il resto della lezione.
Quando la campanella suonò si alzò leggiadro dal posto e si diresse verso la lezione successiva.
« Strano il nuovo arrivato. Non ha detto niente per tutto il tempo. Magari non conosce la lingua. Però è carino »
Mi disse Kristen mentre ci dirigevamo a mensa. Ovviamente essendo un vampiro era per forza bellissimo.
« Si carino »
Le risposi con tono indifferente. Non volevo alimentare il suo interesse per il nuovo arrivato.
« Beh ovvio tu hai Jacob quindi non lo apprezzi appieno. Forse dovrei chiedergli di uscire, così per fargli conosce il posto »
« No »
Lo dissi troppo velocemente e la paura nella mia voce si sentì chiaramente.
« Cosa? Perché no? »
«Non lo conosci, potrebbe essere un tipo pericoloso »
Parve pensarci per un attimo poi mi rispose.
« Si forse hai ragione »
Sospirai per il sollievo. Era meglio che quel tizio si tenesse il più distante possibile da lei.
Perché era venuto qui uno come lui? Perché iniziare a frequentare la scuola? I bevitori di sangue umano sono nomadi, non stanno mai molto tempo fermi nello stesso posto, forse aveva deciso di cambiare vita, forse aveva deciso di diventare buono.
Presi qualcosa dal bancone del cibo senza farci caso. Seguii Kris al nostro solito tavolo. Quando mi sedetti notai che il nuovo alunno era seduto solo nel tavolo più lontano dall’entrata. Per fortuna tutti avevano avuto il buon senso di non sedersi a tavola con lui. Se ne stava seduto al tavolo giocherellando con il cibo nel vassoio che sicuramente non avrebbe mangiato.
Ogni tanto sbatteva le ciglia, muoveva un piede e di passava una mano suo capelli cortissimi. Sicuramente non era un principiante. Sapeva come comportarsi per non destare sospetto.
« Non mangi oggi? »
Mi chiese Kris guardando la mela che rotolava da una mia mano all’altra.
« In realtà non mi sento molto bene » Posai la mela e mi alzai da tavola. Kris mi seguì preoccupata. Mentre mi dirigevo verso il cortile vidi che Andrei mi stava guardando, l’espressione indecifrabile.
« Te ne vai? » Mi chiese Kristen quando attraversai lo spiazzo di fronte a scuola puntando verso il cancello.
« Si, non sto bene è meglio se vado a casa »
« Va bene, ma non puoi andare a piedi ti accompagno »
« E con le lezioni? »
« La pausa pranzo non è ancora finita tornerò in tempo »
Quelle furono le nostre ultime parole per tutto il viaggio fino a casa. Lei non disse niente e io neppure. Non sapevo perché l’arrivo di quel vampiro mi sconvolgesse tanto. Forse era solo perché non ero abituato a vedere un altro come me, come la mia famiglia in mezzo a comuni mortali, non uno come lui. Ma perché poi non doveva vivere anche lui queste esperienze? Aveva dimostrato di poter resistere al sangue umano. Allora perché allarmarsi troppo? Forse, saremmo potuti diventare addirittura amici.
La macchina si fermo per la strada di fronte a casa Cullen. Dall’esterno la casa sembrava tranquilla. Ma sapevo che ormai tutti erano a conoscenza dell’arrivo del nuovo vampiro nella nostra piccola cittadina, e di sicuro non erano contenti.
« Guarisci presto Nessy »
« Certo certo »
La salutai con la mano soprappensiero. Salii i gradini dell’entrata. Le suole delle mie scarpe raschiavano contro il legno. Feci per prendere le chiavi nello zaino ma mi accorsi che non era sulla mia spalla. Sperai chi Kris lo recuperasse per me.
Ora che mi trovavo di fronte a casa non mi sentivo più stranita. Forse sarei dovuta rimanere a scuola. Ma ormai avevo detto alla mia amica che non stavo bene, che cosa le avrei detto quando mi avesse vista far ritorno a lezione. O ciao Kris!si sono guarita di punto in bianco mi sento molto meglio. Avrebbe pensato che le stessi mentendo o che lo avessi fatto prima.
Allungai la mano chiusa pugno per bussare, la porta si aprì prima che le miei nocche sfiorassero il legno bianco. Al di là della soglia c’era mio padre. Non mi saluto ne mi sorrise.
« Vieni »
E mi portò con lui in cucina. Si sedette nella sedia vuota vicino a Bella. Accanto a lei Alice stringeva la mano a Jasper. Vicino ad Edward, a capo tavola, Carlisle mi guardava gentilmente. Gli occhi di Esme, seduta vicino a quest’ultimo, erano puntati sul suo primo figlio. Anche se non potevo leggere i suoi pensieri sapevo che erano rivolti all’ennesimo dolore che suo figlio doveva subire.
Rosalie era preoccupata, fin dalla mia nascita era stata molto legata a me, e aveva a cuore il mio benessere quasi quanto lo avessero i miei genitori. Emmett mi sorrise, per lui era soltanto un’altra occasione per divertirsi.
In piedi appoggiato alla parete c’era Jacob, la fronte corrugata mi fece capire che stava pensando intensamente a qualcosa. Io ero ancora immobile sulla porta della cucina. Li guardavo uno ad uno.
Il panico mi invase, era come un déjà-vu. Avevo già vissuto quella situazione, qualche mese prima. Quando insieme e a malincuore avevamo deciso che era ora di lasciare Forks.
Non c’è ne stavamo andando di nuovo vero? Non volevo abbandonare la casa, la scuola, Kristen.
Carlisle mi indicò la sedia davanti a me. Mi sedetti dall’altro capo del tavolo rispetto a dove sedeva lui.
« Bene, sappiamo che un nuovo vampiro è fra noi. Per il momento non sembra pericoloso. Il fatto che si sia iscritto a scuola nonostante il fatto che si nutra di sangue umano è strano. Ma forse può voler dire che ha intenzione di cambiar vita. Tuttavia dovremmo parlare con questo ragazzo e dire lui che se vuole rimanere dovrà comportarsi come si deve o ci metterà tutti nei guai »
« Io dico che dovremmo allontanarlo, non mi piace »
« Edward gli daremo una possibilità, al primo passo falso lo allontaneremo. Se vorrà invece seguirci nel nostro stile di vita lo aiuteremo »
Edward non ribatté ma era palese che non fosse d’accordo con le parole di Carlisle.
« Perché restare qua? Andiamocene! Allontaniamoci il più possibile da qual succhia sangue, non voglio rischiare la mia vita o quella di Renesmee per quello lì »
Sbottò Jacob staccandosi dalla parete e facendo un passo verso il tavolo.
« Io non voglio andarmene Jake» piagnucolai guardandolo negli occhi.
« Non è prudente Jacob » lo riprese il dottore « Se perdesse il controllo potrebbe fare del male a qualche innocente del posto, magari qualche nostro conoscente »
Rabbrividii al pensiero che qualcuno di mia conoscenza potesse morire perché noi, un gruppo di otto vampiri, una mezzosangue e un licantropo eravamo stati così codardi davanti ad un unico vampiro. Jacob si rabbuiò ma non disse più nulla.
«Bene, allora è deciso. Terremo d’occhio il nuovo arrivato. Domani verranno a farci visita Tanya e Kate, chiederemo a loro se ne hanno sentito parlare »
La riunione era ormai giunta a termine, man mano ogni componente si alzò da tavola e si dileguò.
Era strano l’effetto che, il vampiro di nome Andrei, mi faceva. Quando ero con lui mi facevo prendere dalla paura, il suo sguardo su di me mi inquietava. Poi però quando tornavo a casa non riuscivo più a comprendere il perché di tutta quella paura, infondo era un vampiro come tanti. Salutai Jacob sul ciglio di casa e poi salii in camera. Quella notte dormii poco e male.




5


Il clan di Denali





Tanya e sua sorella arrivarono la mattina seguente. Saltai la scuola. L’alibi, comunque, lo avevo. Abbracciai forte Tanya. I suoi capelli biondo rossicci mi sfiorarono il viso.
« Nessy, come sei cresciuta. Somigli sempre più a Edward »
Le sorrisi e salutai con la mano Kate alle sue spalle.
« Kate ciao, come sta Garett? » Dopo lo scontro con i Volturi i due erano diventati inseparabili. Si era trasferito con loro a Denali e aveva iniziato una vita vegetariana.
« Sta bene, è partito per uno dei suo soliti viaggi, sai come è fatto » disse alzando gli occhi ambrati al cielo « è ancora un nomade »
« Venite accomodatevi » Disse loro Esme indicando il divano bianco nel salotto. Mi misi seduta sul bracciolo vicino a Tanya. Carlisle, seduto su una poltrona, iniziò a parlare.
« Tanya, Kate.. è bello avervi di nuovo qui con noi »
« Grazie Carlisle, ogni tanto bisogna venire a trovare il resto della famiglia, soprattutto ora che è così vicina » Rispose Kate. Sul volto di lui nacque un sorriso, ma questo non arrivò mai a gli occhi. Tanya lo fissava pensosa.
« Cosa c’è che non va Carlisle? » Gli domandò. Lui sospirò.
« Da qualche giorno è arrivato un nuovo vampiro in città. Ancora non sappiamo se sia pericoloso o meno. Ma ciò che sappiamo con certezza e che non è come noi»
« Vuoi dire che si nutre di sangue umano? » Chiese Kate allarmata. Carlisle annuì.
« Esatto, in più ieri mattina Renesmee ha scoperto che si è iscritto nella sua scuola »
« In mezzo a tutti quegli umani? » Questa volta fu Tanya a parlare.
« Pare abbia sviluppato un notevole autocontrollo. Comunque crediamo che abbia già scoperto della nostra presenza. Sicuramente ha già riconosciuto Nessy » Disse Edward con apparente noncuranza.
« Edward è pericoloso restare qua, è solo uno ma se si trovasse solo con Nessy di sicuro avrebbe la meglio » Continuò Tanya. Bella si alzò di scatto dalla sedia e andò alla finestra.
« Lo sappiamo Tanya, ma non possiamo fuggire e lasciare degli umani in compagnia di questo vampiro » Le rispose Carlisle.
« Allora cacciate via lui, allontanatelo » sentenziò Kate.
« E’ una possibilità, prima però volevamo provare a dargli un’opportunità. Forse è venuto qua perché vuole cambiare vita ed ha bisogno del nostro aiuto »
Kate sbuffò, sicuramente contraria al buonismo che il capo famiglia aveva sempre nei confronti di tutti. Lui in risposta le sorrise.
« Io resto dell’idea che sarebbe meglio non fidarsi » continuò Tanya.
« Staremo attenti » concluse Carlisle.


Le due sorelle si fermarono un paio di giorni. Sotto concessione dei miei, saltai la scuola per il tempo in cui loro rimasero con noi. Passai molto tempo con loro. Giocammo con la neve nei boschi circostanti la casa. Andammo a caccia più per divertimento che per sete. Le ore passarono in un attimo.
La sera della loro partenza ero in soggiorno con tutti gli altri, quando suonò il telefono.
« Nessy.. c’è Kristen al telefono » Mi disse Alice porgendomi l’apparecchio.
« Pronto » Risposi cercando di rendere la mia voce un po’ rauca.
« Ciao Nessy come stai? Meglio? Ti sento ancora un po’ ammalata »
« Si sto meglio, ho preso l’influenza ma adesso sta passando »
« Oh bene » Mi disse sollevata
« Penso che domani tornerò a scuola » Le dissi mantenendo sempre un po’ di raucedine.
« Magnifico senza di te la scuola è una vera tortura» Sorrisi. Kris non era messa molto meglio di me. Anche lei non era apprezzata e considera dal resto degli alunni.
« Ci vediamo domani Kris »
« Certo » Riappese.

Più tardi salutai Tanya e Kate. Le guardai allontanarsi nella loro auto fino a quando sparirono dalla mia vista svoltando dietro una curva.
Tornai dentro e salii in camera mia. Mi sdraiai sul letto vestita. Chiusi gli occhi e mi misi il cuscino sul volto. In silenzio ascoltavo le civette fuori dalla finestra.
Il giorno dopo avrei incontrato di nuovo il vampiro di nome Andrei. Mio padre non voleva che mi avvicinassi, ma ero sicura che se qualcuno avesse dovuto dirgli di non fare guai, quella sarei dovuta essere io.
Lì chiusa nella stanza, al sicuro, era facile immaginarmi mentre mi avvicinavo a lui, con aria spavalda e gli dicevo che era meglio che non facesse casini o saremmo stati costretti ad allontanarlo.
Sapevo però che quando lo avessi avuto davanti realmente non sarei riuscita neanche a muovere un passo nella sua direzione e tanto meno parlargli in tono spavaldo. Mi addormentai cercando di trovare il coraggio per farlo.




6


Sconosciuto





Come ogni mattina Jacob mi aspettava, in piedi appoggiato alla macchina, nel giardino. Afferrai lo zaino all’ingresso e me lo misi in spalla.
Era una mattina particolarmente fredda. Indossai il cappotto mentre uscivo di casa. I primi fiocchi di neve iniziarono a scendere ricoprendo il paesaggio con un leggero velo bianco.
Raggiunsi Jake e gli sfiorai dolcemente la guancia con le labbra prima di salire in auto. Rimase imbambolato per una frazione di secondo poi si mise alla guida.
« Come stai? » Mi chiese quando si fu allacciato la cintura e avviato il motore.
« Bene! Perché me lo chiedi? »
« No niente » Ma non mi convinceva sapevo che c’era dell’altro.
« Che c’è? » Sospirò rassegnato e vuotò il sacco.
« Non sei preoccupata di stare così a stretto contatto con quel vampiro?»
Ah. Ci riflettei su prima di rispondere. Durante la notte il mio cervello aveva riflettuto intensamente giungendo ad una conclusione. La esposi a Jacob.
« Mm... no non sono preoccupata. Ci ho pensato e penso che non sia pericoloso. Credo sia venuto qui perché a conoscenza della nostra famiglia. Penso che voglia iniziare anche lui la dieta vegetariana. Se non fosse così non capisco che senso avrebbe iscriversi a scuola e stabilirsi qua »
« Forse è solo una copertura per poter uccidere più umani » Suppose lui.
« Non penso. I vampiri non hanno problemi ad attirare gli umani. Tutto di noi li attrae. Fosse solo per sfamarsi non avrebbe avuto bisogno di tutta questa messinscena »
Parve rifletterci per un po’. Annuì constatando che probabilmente avevo ragione. Arresto la macchina davanti all’istituto.
« Io comunque non mi fido » Mi disse accigliato.
« Farò attenzione. Te lo prometto »
« Va bene » Mi sfiorò i capelli con una mano lasciandola poi scivolare sulla guancia. Gli sorrisi e uscii dall’auto.
Quando entrai in aula fui accolta da Kristen che mi salutava sorridendo dal nostro banco.
« Ciao » Le dissi quando la raggiunsi.
« Ciao Nessy, sono felice che stai meglio » Mi disse allegra.
« Già » Mi misi seduta vicino a lei. Il professore di Inglese, Elliot Space, stava entrando in classe con i suoi libri sotto braccio. Afferrai lo zaino per prendere il libro di testo. Kris alla mia sinistra fece lo stesso.
La porta dell’aula si riaprì. Andrei entrò con passo fluido. Indossava un giaccone nero. Sui capelli corvini fiocchi di neve si erano sciolti lasciando piccole goccioline aggrappate ad essi. Incrociò il mio sguardo e le sue labbra si curvarono in un sorriso.
Rimasi perplessa. In bilico su un filo. Contraccambiare il sorriso oppure no? Se dovevo parlargli era meglio allentare la tensione. Gli sorrisi. I suoi occhi si illuminarono mentre andava a posto.
« Ehi, perché ti ha sorriso il nuovo arrivato? » Mi chiese Kris sbalordita.
« Non so » scrollai le spalle « educazione immagino »


Le lezioni passarono veloci. A mensa “mangiai” seduta al solito tavolo. Ogni tanto lanciavo occhiate ad Andrei. Come sempre era seduto solo.
Mi fece pena. Il mio primo giorno di scuola ero entrata in sala mensa con il terrore di rimanere seduta sola per il resto della mia carriera scolastica. Al contrario di mio padre non avevo fratelli e sorelle con cui sedere. Ero sola. Ma per fortuna la strana ragazza con gli occhi azzurri che avevo incontrato a biologia, mi sedette davanti. Da allora diventammo inseparabili.
Passai buona parte dell’ora pranzo seduta in punta della sedia pronta ad alzarmi e andare da lui a parlargli. Ma non trovai il coraggio. Mi alzai con Kris dal tavolo e ancora non avevo concluso niente.
In palestra pensai a come fare per bloccarlo all’uscita. Ero così concentrata che una palla lanciata da Miranda Johnson mi centrò in pieno viso per poi rotolare via. Ed io non avevo mai fatto cadere una palla durante le partite di pallavolo.
Salutai Kris all’uscita degli spogliatoi e mi incamminai sola per il cortile. Alzai il cappuccio per riparare i capelli dalla neve che si era trasformata in pioggia. Mi guardai intorno ma di Andrei non c’era traccia. Feci un respiro di sollievo, non mi sentivo ancora pronta.
« Ciao » Una voce bassa ma melodiosa mi arrivò da dietro le spalle. Una folata di vento portò con se l’odore del vampiro. Mi voltai lentamente per fissarlo. Le gocce di pioggia scivolavano sul suo viso perfetto e pallido. I capelli bagnati sembravano ancora più neri. Le labbra tirate in un sorriso accentuato ma che metteva in evidenza i denti bianchi e velenosi.
Mi concentrai sugli occhi. Erano più scuri dell’ultima volta che li avevo incrociati. Forse aveva iniziato a nutrirsi di sangue animale. Le miei riflessioni durarono solo un paio di secondi ma lui parve accorgersene.
« Ciao » Risposi girandomi e riprendendo a camminare velocemente.
Che stupida. Avevo la possibilità di parlargli e stavo scappando. Non sentivo i suoi passi. Pensai fosse rimasto in dietro ma quando mi voltai per accertarmene mi accorsi che era solo un passo dietro me.
« Posso parlarti? » Mi chiese sorpassandomi senza problemi e mettendosi di fronte a me bloccandomi la strada. Parlò con un forte accento dell’est. Ricordai quando Kris mi aveva detto che arrivava dalla Romania.
« Non credo sia il caso, il mio ragazzo mi sta aspettando » Era una bugia. Jacob era dovuto partire per Forks, suo padre era stato poco bene, e io avevo rifiutato categoricamente i passaggi che tutti mi aveva offerto. Avevo deciso di fare un passeggiata. Mi maledii.
« Farò veloce. Questione di qualche minuto »
Sospirai e poi annuii. Avevo la sensazione di non avere altra scelta.
« Vieni » Mi disse mentre si incamminò verso il parco che si trovava dall’altro lato della strada. Mi camminava davanti e io lo seguivo in silenzio.
Nella mia testa però i pensieri urlavano. Perché voleva parlarmi? E poi voleva solo parlare o voleva attaccarmi? Forse era meglio che me la dessi a gambe. Mi avrebbe ripresa in un attimo. Sperai che mio padre riuscisse a sentirmi e mi venisse a salvare. Ma poi c’era qualcosa da cui salvarmi o era solo la mia fantasia che aveva preso a galoppare? Perché poi, scegliere di andare nel parco? Così non ci sarebbero stati testimoni del mio omicidio, o forse solo per avere un po’ di privacy? Perché non diceva niente? Camminava lentamente davanti, senza fretta e in silenzio.
Iniziai ad infastidirmi. Ero sul punto di urlargli qualcosa quando improvvisamente si blocco. Si virò a guardarmi.
« Lì » Mi disse indicandomi la panchina a qualche passo da noi. Mi avvicinai e mi sedetti sul legno umido. Lui mi raggiunse poco dopo e si mise alla mia destra.
« Di cosa volevi parlarmi? » Gli chiesi scontrosa. Lui sorrise poi corrugò la fronte. Lo fissai tentando di comprendere quali pensieri lo invadevano. In quel momento avrei voluto avere il potere di mio padre.
« Sei.. diversa » Mi disse d’un tratto.
« Cosa? » Non riuscivo a capire che senso avesse quell’affermazione.
« Sei diversa dagli altri, diversa da me » Si spiegò. Avevo capito.
« Si, sono per metà umana » Era inutile chiedergli come faceva a saperlo. Entrambi eravamo a conoscenza che l’altro non era umano.
« Sento il tuo cuore che batte, ma il tuo odore è diverso. Simile al mio. Ma come è possibile? » Mi chiese curioso. Sospirai pronta a spiegargli tutta la mia storia.
« Mia madre mi partorì quando era ancora umana, mio padre invece era già vampiro. Non sapevano potesse accadere. Rimanere incinta intendo. Sono pochi i casi come il mio. La stavo uccidendo. Il parto fu quasi fatale per lei. Ma mio padre la salvò »
« Trasformandola? » Mi chiese rapito dal racconto. Annuii.
« Sono una mezzosangue,per metà umana e per metà vampiro. Sono veloce e leggermente più forte di un umano ma non abbastanza. Mi nutro di sangue ma potrei vivere anche con cibo umano. Sin dalla nascita ho iniziato a crescere in fretta ma adesso..» Mi bloccai di colpo. Perché stavo raccontando la mia vita a questo sconosciuto?
« Che c’è?» Mi chiese scontento dell’interruzione della storia.
« Mi stavo domandando perché ti sto raccontando la mia vita mentre non so niente di te. Chi sei? »
« Andrei Stockosvi » Sbuffai. Mi stava prendendo in giro o era un po’ tocco?
« Questo lo so. Ma cosa vuoi da me?» Rimase zitto. Non rispose. Si alzò in piedi. Fece qualche passo verso l’albero li vicino e si fermò per accarezzarne la corteccia. La pioggia si stava trasformando lentamente in temporale.
« Allora? » Lo incalzai. Adesso non avevo più paura di lui, ne timore. Avevo raccontato a lui la mia vita, forse sbagliando, e non volevo andarmene senza sapere qualcosa di lui. Soprattutto perché era lì.
« Mi sono trasferito qui perché voci mi avevano detto che una strana famiglia di vampiri abitava da queste parti »
Quindi era venuto per noi. Come immaginavo.
« Ma perché? Che cosa cerchi da noi? »
Sospirò e tornò a fissarmi negli occhi. Il suo sguardo era triste e disperato. Tutto l’odio e il rancore che provavo per quell’individuo, cosi restio a dare risposte, scomparve.
« Cerco il vostro aiuto »



7


Andrei Stockosvi





« Cosa intendi per il “nostro aiuto”? » Forse era veramente come avevo detto a Jacob qualche ora prima, era arrivato qui solo per farsi dare una mano a smettere di cacciare gli umani.
« Eh.. è una storia lunga » Rispose senza sbilanciarsi.
« Ho tutto il tempo » Sorrise della mia predisposizione ad ascoltarlo.
« Va bene.. da dove comincio? »
« Direi dall’inizio » Lui annuii io mi misi comoda sul legno freddo e ormai zuppo d’acqua.
« Allora.. Mi chiamavo Andrei Alexandru Stockosvi. Vivevo in un piccolo paesino della Romania. Nacqui verso la fine del ‘700. Mio padre morì quando avevo solo 5 anni. Ero il più piccolo di cinque fratelli. Mia madre faceva tre lavori per mantenerci, ma non bastava. Quando raggiunsi i quattordici anni andai insieme ai miei fratelli a lavorare. Davo una mano ad un fabbro vicino a casa. Successe una sera mentre tornavo dal lavoro » Si interruppe. Gli occhi fissavano un punto lontano di decenni.
« Vuoi dire quando ti trasformarono? » Lo incalzai.
« Si. Avevo diciotto anni. Quel giorno avevo finito tardi, l’orologio del campanile segnava le venti. Lo ricordo come fosse ieri. Nevicava. Mi stringevo forte nella giaccone malconcio ma il freddo mi penetrava lo stesso nelle ossa. Per le strade non c’era nessuno, erano tutti a cenare. Rimasi sorpreso quando vidi una sagoma qualche metro più in là. La tormenta non mi permetteva di vederlo bene. Pensai ad un mendicante. Ma più si avvicinava più riuscivo a scorgere qualche dettaglio. Era vestito troppo bene per essere un vagabondo. I capelli castani erano puliti e pettinati bene » Sospirò. Sapevo che stava per arrivare il momento cruciale della storia.
« Quando fu abbastanza vicino mi accorsi che era un bel uomo. La pelle chiara era comune dalle nostra parti. Non ci feci caso. Mi colpirono gli occhi. Rossi come il sangue. Quando fu a qualche passo da mi annusò l’aria. “buono” disse. Mi ero fermato. Quell’uomo mi terrorizzava. Volevo scappare ma ero bloccato dalla paura. Mi si avvicinò sorridendo. Chiusi gli occhi. L’unica cosa che vidi prima di farlo furono i suoi denti, più bianchi della neve » Nella mia mente le immagini di quella scena di formarono rapidamente.
Vedevo Andrei bloccato dal terrore e il vampiro avvicinarsi a lui, pronto ad attaccare.
« Sentii le sue labbra sul mio collo e non capii subito cosa stesse per accadere. Poi il dolore. Un dolore immenso, struggente. La pelle mi bruciava, le ossa mi bruciavano. Desideravo morire più di ogni altra cosa. Tenevo gli occhi chiusi sperando che così la morte sarebbe arrivata più velocemente. Non mi accorsi che quell’essere mi aveva spostato dalla strada dove ero caduto. Man mano il dolore diminuì. Passarono all’incirca due giorni ma a me parvero due anni. Mi sveglia in un magazzino poco distante dal centro della città. Subito capii che qualcosa era cambiato in me. Mi specchiai in una finestra rotta e subito non riconobbi la persona riflessa. Vedevo qualcosa di me e qualcosa dell’uomo che mi aveva aggredito. Poco alla volta capii che ero io e che quell’individuo mi aveva trasformato in un mostro. Sentivo la gola ardere e non sapevo come spegnere il fuoco. Uscii dall’edificio e mi diressi nel paese vicino. Non potevo tornare a casa da mia madre e i miei fratelli » Per tutto il tempo era rimasto immobile fissando un punto inesistente davanti a se.
Ora aveva alzato la testa la cielo. Le gocce prepotenti picchiettavano sulla sua pelle marmorea. Afferrai il cappuccio della giacca e me lo strinsi forte attorno al collo, iniziavo ad avere freddo.
« Poi cosa accadde ?»
« Quando arrivai in paese era l’alba. Le vie erano quasi deserte. Incrociai un ragazzo, era giovane. Forse qualche anno in più di me. Il suo odore arrivò alle mie narici. Era dissetante. La mia gola bruciava più che mai. Non ci pensai un attimo. Lo assalii. Mi venne spontaneo. Quando affondai senza fatica i denti nella sua pelle sentii il suo sangue caldo e dissetante scivolarmi in bocca. Lo lasciai li. Dissanguato in mezzo alla strada. Ero forte. Potente. Velocissimo e indistruttibile. Vagai per il mondo continuando a cibarmi di umani. La cosa non mi preoccupava. Erano solo stupidi e inutili umani »
Rabbrivii. Non so se per il freddo o il disgusto.
« Ancora non mi hai detto perché ti serve il nostro aiuto » Non ero sicura di aver indovinato la supposizione dopo aver sentito con quanta facilità aveva ucciso.
« Ci sto arrivando. Dopo anni, decenni decisi che non era giusto continuare ad uccidere umani. Il mio cervello non lo accettava più. Tentai di digiunare. Ma ogni volta cedevo. Più rinunciavo e più l’odore di un umano diventava invitante. Girando per l’america scoprii che esisteva una strana famiglia. Una famiglia dagli occhi color oro. Si nutriva solo di sangue animale. Decisi di provare. Ma non fu affatto facile. Gli animali dissetavano. Ma l’odore, il gusto del sangue umano era ancora troppo forte nei miei pensieri. Cedetti di nuovo. Partii alla ricerca della strana famiglia. Anche il fatto che fossero una famiglia mi incuriosiva. Non avevo mai visto più di due vampiri insieme nei miei viaggi. Sapevo che abitavano a Forks, un piccolo paese uggioso. Ma quando vi arrivai scoprii che se ne erano andati » Tremai all’idea di Andrei così vicino a Charlie. Se lo avesse incontrato per sbaglio adesso avrei ancora un nonno?
« Sapevo che un clan simile abitava a Denali. Quando arrivai scoprii che anche l’altra famiglia che cercavo era qui. Non potevo sperare di meglio. Negli ultimi anni avevo sviluppato un notevole auto controllo. Quando arrivai qui ero in grado di trattenere i miei istinti. Rimasi in disparte per qualche settimana. Osservandovi. Una sera ti vidi entrare al cinema e decisi di seguirti. Volevo parlarti. Sapevo che mi avevi riconosciuto. Meglio. Un problema in meno. Ma poi è arrivata la tua amica. Non mi cibavo da settimane e il suo odore era così buono. Ve ne andaste. Tentai di cambiare strategia. Scappai a sud per qualche giorno. Placai la mia sete a sufficienza, forse anche più di quanto ne avessi bisogno » Un altro brivido mi percorse la schiena pensando a tutte quelle persone uccise.
« Tornai sazio e in forma deciso a iscrivermi alla tua scuola. Così sarebbe stato più semplice parlarti » disse guardandomi negli occhi. « Beh questo é quanto »
« Non capisco, cosa ti fece cambiare idea? Cioè perché hai deciso che non era più giusto continuare ad uccidere umani? Non fraintendermi so che orribile ma da quanto hai detto non mi sembrava ti facessi scrupoli » Sospirò. Evidentemente quello era il punto che aveva saltato di proposito nella speranza che non me ne accorgessi.
« Feci una cosa che non avrei mai dovuto fare. Mi innamorai. Di un umana. La incontravo ogni giorno. Era bella, bionda, grandi occhi verdi. Non mi avvicinavo mai a lei. Avevo paura di farle del male. Ma più il tempo passava più desideravo parlarle, toccarla starle vicino. Un giorno, passandomi accanto mi sorrise. Mi si riempì il cuore di felicità, anche se non batteva ormai da anni. Mi convinsi che ero forte abbastanza, che c’è l’avrei fatta. Il giorno dopo mi avvicinai a lei. Eravamo soli. La salutai da lontano e lei contraccambiò. Anche io le piacevo. Ma quando le fui abbastanza vicino il suo odore mi travolse. Era così buono. Il più buono che avessi mai sentito in tutta la mia esistenza. La bestia sorpasso il sentimento e la attaccai. Quando mi resi conto di ciò che stavo facendo ormai il suo corpo inerme giaceva fra le mie braccia. Scappai via e da allora cercai di non uccidere più umani »
Terribile. La sua storia me ne fece venire subito in mente un’altra. E se Edward avesse reagito come lui? Se non fosse riuscito a trattenersi dall’uccidere mamma? Adesso non sarei qui. Lei non ci sarebbe. E lui dove sarebbe? Chi sarebbe? Forse un vampiro assetato di sangue umano. Assaggiare il sangue della mamma, ucciderla gli avrebbe fatto dimenticare i buoni propositi di Carlisle? Non volevo pensarci.
« Ho sentito dire che tu e la tua famiglia avete dei poteri in più a quelli dei comuni immortali è vero? » mi chiese. Rimasi indecisa per un secondo. Dovevo dirgli la verità?
« Non tutti » Risposi vaga. Non ero ancora sicura di volerglielo dire.
« Ma tu si » Non era una domanda. Conosceva già la risposta. Dovevo immaginarlo. Persone come me non erano comuni e sicuramente la voce si sarà sparsa.
« Si. Se sfioro qualcuno posso farle vedere cosa sto pensando. Nessuno può impedirmi di entrare nella sua mente. È utile per comunicare a volte »
« Affascinante. Chissà se... » Non concluse la frase. Fissava il vuoto soprappensiero.
« Chissà se.. cosa? » Chiesi curiosa.
« Anche io ho una capacità extra. Sono uno scudo. Uno scudo totale precisamente. Mente e corpo sono protette »
Allora Bella aveva ragione. Era uno scudo. È uno scudo potente. Ecco perché papà non lo può sentire e Alice non lo può vedere. L’insieme fra il potere di mamma e quello di Renata – la guardia del corpo di Aro – mi persi nei miei pensieri per qualche istante. Ricordavo poco quella donna. L’avevo vista una sola volta e in un’occasione poco piacevole.
« Mi chiedevo se » Continuò pensieroso « Il mio scudo funziona anche con te »
« Proviamo » Gli dissi porgendogli la mano. Lui sorrise e la afferrò. Era fredda liscia e dura.
Ripensai ala prima volta che lo avevo visto al cinema, e poi la volta successiva a scuola.
I suoi occhi erano vitrei. Funzionava. Nonostante il suo fosse uno scudo potente non poteva respingermi.
Slacciai la mano dalla sua.
Era sbalordito. Probabilmente era la prima volta che il suo scudo non si rivelava infallibile. Sorrisi al fatto che il mio potere lo fosse. La suo espressione mutò. Ora era divertito.
Il cielo stava diventando scuro. Mi accorsi di quanto fossi in ritardo. Probabilmente erano già tutti alla mia ricerca.
« E’ tardi devo andare » Mi alzai dalla panchina e mi incamminai verso la strada. Poi mi fermai di colpo. Stavo dimenticando di dirgli la cosa più importante.
« Ah dimenticavo. Ti aiuterò. Ma tu nel frattempo non devi cacciare da queste parti o saremo costretti ad allontanarti »
« Non c’è problema » Io annuii.
Mi voltai e partii di corsa verso casa. Ero pronta a sorbirmi una ramanzina. Ma il ritardo era servito a qualcosa.






Libro Primo

Alice





Molte persone entreranno e usciranno dalla tua vita,
ma soltanto i veri amici
lasceranno impronte nel tuo cuore.
Eleanor Roosevelt






Prefazione





Siamo noi che dettiamo il nostro destino. Nulla è già scritto. Il futuro cambia ogni istante. Prima era quello, ora è questo.
Spero con tutto il cuore che sia così anche questa volta.



8


Visione





“ Una bufera in arrivo. La vincita di un cittadino alla lotteria. Una vacanza con Jasper. La lite fra Edward e Rosalie per una sciocchezza ” ero seduta sul divano bianco. Stavo dando un’occhiata al futuro immediato. Volevo programmare una vacanza con Jasper per quel fine settimana e volevo sapere se sarebbe andato tutto bene. Vedevo la spiaggia candida della Isola Esme. Carlisle c’è l’avrebbe prestata. Le onde contro le rocce. Noi due immersi nell’acqua. Il sole che gli illuminava le cicatrici rendendole brillanti come piccole mezze lune di diamanti..
Arrivò all’improvviso. Le visioni divennero sfocate per un po’ poi si fecero sempre più nitide. Era buoi. Vedevo un bosco, forse una foresta. Sembrava quella vicino a Forks. Sul confine con la riserva dei Quileutes. Era quella. Ne ero certa. Vedevo un uomo. Rannicchiato contro un albero. Le lunghe braccia stringevano le gambe. Stava piangendo. Poi la sagoma dell’uomo crebbe. Divenne un lupo. Era Jacob.
L’immagine cambiò. Questa visione era più luminosa. Gente. Molta gente. Confusione. Una voce parlò ad un altoparlante. Vidi due biglietti aerei. Destinazione Italia. Sola andata. Era un aeroporto. L’immagine cambiò di nuovo. Adesso vedevo l’aereo. I passeggeri spegnevano le luci e chiedevano i cuscini. Era notte. Tutti si addormentarono. Solo due persone rimasero sveglie. Erano Edward e Bella. Si tenevano per mano e si fissavano negli occhi. Ma qualcosa era diverso. Non avevano il solito sguardo innamorato. Morte. Avevano la morte negli occhi. In un altro Flash rividi i due biglietti aerei. La scritta Italia risaltava più delle altre.
Tornai in me. Mi ci vollero due secondi per capire cosa stava succedendo. Jacob in lacrime. Edward e Bella in viaggio per l’Italia. Niente poteva condurli li se non i Volturi. E null’altro andavi a fare dai Volturi se non a chiedere di morire. Stava per accadere qualcosa. Ero certa che la vittima sarebbe stata Renesmee.
La porta del salotto si aprì. Entrò Edward il terrore negli occhi. Non dovevo dirgli niente. Sapeva già tutto. Disse solo due parole.
« Cosa facciamo? »

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Ecco la seconda parte nonchè conclusiva della mia storia..spero vi piaccia!!^^

Libro Secondo

Renesmee




In qualsiasi direzione vai, vacci con tutto il cuore.
Confucio






Prefazione




Sapevo che sarei morta.
Continuavo a parlare cercando di prendere tempo. Intanto lavoravo per cercare una via di fuga. Per far uscire da questo incubo tutti sani e salvi.
Gli alberi intorno a noi costituivano una gabbia sotto il cielo nero. Non c’erano stelle ne luna.
I piccoli fiocchi di neve mi bagnavano i capelli e rendevano il paesaggio ancora più spettrale. Nessun rumore giungeva alle mie orecchie.
Eravamo soli. Soli e spacciati.




9


Lite





Arrivai a casa che ormai le stelle brillavano nel cielo scuro. Le luci del piano inferiore erano accese. La casa sembrava tranquilla. Troppo tranquilla.
Attraversai lentamente il tratto di giardino fino ai gradini. I capelli zuppi mi cadevano sulle guance.
Al riparo sotto la tettoia dell’entrata feci un respiro profondo. Sapevo che mi sarei presa un rimprovero per l’ora tarda. Ma soprattutto perché a trattenermi era stato il vampiro misterioso.
Afferrai la maniglia di ottone sperando con tutto il cuore che fosse chiusa così da ritardare ancora di qualche minuto lo scontro.
Si aprì. Sbuffai.
« Renesmee » appena entrata sentii la voce di mio padre che mi chiamava. Quando usava il nome per intero non era mai un buon segno. Seguii la sua voce fino alla cucina.
Iniziavo ad odiare quella parte della casa. Ad usarla per il suo vero scopo eravamo solo io e Jake. Era utilizzata più che altro come sala riunioni e la maggior parte delle volte gli argomenti dei nostri incontri non erano piacevoli.
Edward era in piedi davanti al tavolo. Lo sguardo torvo. Lanciava spesso occhiate ad Alice, seduta su una sedia li vicino.
Stavano avendo una conversazione privata. Ormai riuscivo a capirlo. Edward muoveva la testa per indicare un si o un no distrattamente.
Lo faceva come se si stesse guardando attorno. Ma per tutta la mia breve vita lo avevo osservato molto e sapevo riconoscere quando in quei gesti si celava una risposta.
Il fatto che la stesse avendo con Alice mi insospettì. Aveva visto qualcosa? Qualcosa riguardo il vampiro di nome Andrei?
Non volevo chiedere conferma per paura di peggiorare la situazione.
« Siediti » mi disse papà indicandomi la sedia di fronte a me.
Era in momenti come quelli che desideravo avere Carlisle come padre. Edward era un padre magnifico ma i suoi sbalzi di umore a volte erano insopportabili. Aveva difficoltà a trattenere la rabbia in alcuni momenti. Carlisle invece era sempre pacato.
Probabilmente sentii il mio pensiero ma non disse niente. La pensava come me.
Ubbidii accomodandomi sulla sedia.
Tutti mi fissavano. Mi sentivo in tribunale. E anche se il processo non era ancora iniziato il verdetto era già lampante sui loro volti.
Colpevole.
Cercai mia madre con lo sguardo. La trovai davanti alla finestra. Fissava le chiome degli alberi muoversi sotto il temporale.
Non riuscivo a vederla in faccia ma sapevo che se avessi potuto vi avrei visto solo tristezza.
Il mio cuore saltò un battito e non respirai per qualche secondo. Se ne accorsero tutti. Papà mi fissava preoccupato. Bella incontrò il mio sguardo.
Avevo ragione.
Non so perché ma avevo la sensazione che qualcosa di terribile stesse per accedere.
« Non devi più avere nessun contatto con quell’essere » parlò Edward. Lo sguardo tornato duro e severo.
« Perché? » chiesi quasi urlando.
Finalmente avevo trovato un possibile amico. Un amico a cui potevo davvero parlare di tutto e loro mi stava proibendo di vederlo?
« Troppo pericoloso » fu la sua risposta. Aprii bocca per controbattere ma lui mi voltò le spalle e andò a raggiungere mamma alla finestra. Le accarezzò i capelli e le sfiorò dolcemente la guancia con le labbra.
Rimasi scossa per qualche secondo da quel gesto ma mi ripresi in fretta.
« Non è così. Ci ho parlato. Ha fatto degli errori è vero, ma ora vuole cambiare e ha bisogno di noi. L’ho avvertito. Non farà niente. Diamogli un po’ di fiducia » tornò a guardarmi.
« No Nessy. Non è prudente »
« Ma perché? Fino a qualche ora fa eravamo d’accordo sul dargli una possibilità, che cosa è cambiato? » lo dissi con le lacrime agli occhi.
Sentii qualcuno gemere. Un gemito di dolore. Seguii il suono e vidi Jacob appoggiato allo stipite, lo sguardo rivolto al pavimento. Fino ad allora non lo avevo notato.
Nessuno rispose alla mia domanda ma distolsero tutti lo sguardo da me. Come se all’improvviso guardarmi fosse troppo doloroso.
La rabbia si impadronì di me. Sentivo le mani tremare strette alle mie ginocchia.
Una lacrima scese sulla mia guancia.
« Non mi interessa come la pensate voi io lo aiuterò »
« NO » l’urlo di Edward uscì dalla sua bocca come un ringhio. Gli occhi accesi dall’ira. Mi spaventò.
Scioccata da quella reazione mi alzai da tavola. Scansai Jacob con un braccio e uscii fuori in giardino.
La rabbia si stava tramutando velocemente in sofferenza. Scoppiai a piangere. I singhiozzi erano così forti che coprirono i passi di Jake alle mie spalle.
« Nessy » mi chiamò con incertezza. Non alzai lo sguardo. « Per me hanno ragione» continuò.
La rabbia tornò tutta in una volta. Per chi mi avevano presa? Per una bambina stupida e indifesa? Non sarò anche forte come loro ma so badare a me stessa.
« Non è affar tuo Jacob Black » gli dissi irritata.
« Che cosa? » ormai stava urlando « Tu metti in pericolo la tua vita e pensi che non sia affar mio! Come credi che starei se qualcosa andasse storto? Come credi che riuscirei a vivere se ti perdessi? »
Le lacrime tornarono a rigare il mio volto. Gli lanciai un occhiataccia. Mi voltai verso la foresta e iniziai a correre verso l’oscurità.



Quando tornai a casa il cielo si era fatto chiaro. Era una di quelle poche giornate soleggiate.
Contrariamente ad ogni mia abitudine avevo deciso di andare a scuola. Passare una giornata con la mia famiglia era l’ultima cosa che volevo.
Quando entrai in casa Carlisle e Rosalie erano sulle scale. Rose sembrava voler dire qualcosa, ma tacque. Non mi fermarono quando gli passai accanto.
In camera mi sfilai i vestiti usati prendendone di nuovi dall’armadio. Afferrai lo zaino e scesi le scale.
Ovviamente non c’era Jake ad aspettarmi. Avrei camminato. Meglio così. Non volevo passaggi da nessuno.
Ero completamente sveglia e in assoluto capace di camminare.
Quando arrivai a scuola Kristen mi saluto con un sorriso. Il suo sguardo era curioso. Era abituata a non vedermi quando c’era il sole.
« Ciao » le dissi scontrosa. Capì subito che c’era qualcosa che non andava.
« Cosa è successo? » mi chiese posando la mano sulla mia, avvinghiata alla ringhiera.
Rimasi qualche secondo a contemplare le nostre pelli. La sua era chiara quasi quanto la mia nei giorni piovosi. Ma adesso, sotto il sole, la sua sembrava quasi grigia in confronto.
« Allora? » mi chiese impaziente visto che non le rispondevo.
« Niente di importante. Solo una lite in famiglia » le dissi alzando le spalle.
« Capisco » disse e non aggiunse nulla.
Quando arrivammo in classe mi sedetti al banco continuando il gioco del silenzio.
Ogni tanto Kris mi lanciava occhiate per controllare che non cadessi in depressione o iniziassi a dare di matto.
La porta si aprì ed entrò Andrei. Mi sorrise a mo’ di saluto. Io distolsi lo sguardo. Lo divi andare a posto deluso.


La nottata insonne iniziò a farsi sentire dopo la pausa pranzo. Ascoltavo la lezione di francese con la testa appoggiata al braccio. Il professore parlava con un tono monotono simile ad una cantilena. Mi assopii.
La campanella di fine lezione suonò dopo pochi secondi, o almeno così parve a me.
L’aria fresca mi svegliò un po’. Il sole era di nuovo scomparso dietro le nuvole. Jacob mi aspettava davanti alla sua auto. Ero ancora arrabbiata con lui, ma vederlo non poté che migliorare il mio umore.
Quando lo raggiunsi mi baciò la guancia. Il calore delle sue labbra mi addolcì un po’. Salii in macchina.
« Ciao » mi disse incerto. Aveva paura di scatenare di nuovo la mia rabbia.
« Ciao » gli risposi guardando fuori dal finestrino. Per tutto il viaggio non disse una parola e io feci altrettanto. Quando fermò la macchina aprii la portiera e senza un saluto o un gesto scesi dall’auto.
Salii di corsa in camera. Mi buttai sul letto e con il cuscino sul volto mi addormentai.


I giorni successivi furono tutti uguali. Continuai ad ignorare Andrei e lui non venne più a parlarmi. Probabilmente aveva capito la situazione.
Dopo un paio di giorni smise anche di sorridermi.
Avevo ripreso a parlare con i miei parenti per forza di cose ma non facevo mai un discorso completo. Mi limitavo a rispondere alle domande. E quasi sempre mostrando invece che parlare.
Una volta sentii mio padre dire a Bella che mi comportavo come una bambina. La cosa non migliorò la situazione.
Jacob era ogni giorno più scontroso. Anche a lui non concedevo molte parole.
Ero arrabbiata con loro perché mi impedivano di parlare con Andrei. Di aiutarlo. Ma la cosa che più mi infastidiva e che tutti pensavano non fossi in grado di cavarmela. Che avessi sempre bisogno della balia al seguito.
Avrei dimostrato loro che si sbagliavano.




10


Scomparsa






« Jake » eravamo in camera mia. Ero seduta sul letto a gambe incrociate e Jacob era sdraiato di fianco a me. Fissava la parete senza dire nulla.
Ultimamente era strano. Stava con me, certo, ma era come se non fosse mai veramente presente.
Non ero più arrabbiata con lui ma ora sembrava che fosse lui ad esserlo con me.
Quando lo chiamai mi guardò negli occhi ma non disse nulla. Era distante. Freddo. Aveva quell’espressione da cane bastonato che tanto mi faceva soffrire. Ero abituata a vederlo felice, sorridente.
E in parte la sua felicità era merito mio. Ma lo era anche la sua infelicità. E questo mi rattristava molto.
Fissai quei grandi occhi neri. Così profondi. E così tristi. Avevo voglia di piangere.
« Jake » dissi di nuovo. Questa volta la voce però era rotta dalle lacrime che stavano per uscire.
Se ne accorse. Si mise subito a sedere e mi accarezzò la guancia con la sua manona.
Nonostante fosse arrabbiato con me – su questo non c’era alcun dubbio – non voleva vedermi star male.
« Cos’hai piccola? » mi disse rimettendo dolcemente una ciocca dei miei capelli dietro l’orecchio.
« Jake ti prego non c’è la faccio più. Dimmi cosa ti ho fatto? Cosa posso fare per tornare a farti sorridere? ti prego » sentivo le lacrime in procinto di scivolare via.
« Ah » stacco le mani dal mio volto. Sul suo viso si leggeva la tristezza allo stato puro.
E qualcos’altro. Forse delusione?
Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Scoppiai a piangere e i miei singhiozzi riempirono la camera.
« Oh Nessy ti prego non piangere. Non è niente. Sto benissimo. Non c’è niente che non vada » lo disse cercando di essere il più convincente possibile. Ma non ci cascai.
Tuttavia mi limitai ad annuire. Non c’è la facevo a continuare quel discorso.



Il giorno dopo, mentre ero in macchina con lui sulla via della scuola, mi sentivo ancora peggio.
Quando ero uscita di casa mi aveva salutata con un bacio sulla guancia e un occhiata sofferente. Poi si era voltato per salire in auto.
Non disse niente fino a quando non scesi dalla macchina.
« Ci vediamo più tardi » disse in tono distaccato.
« Certo »
chiusi la portiera cercando in tutti i modi di non piangere.
Perché diavolo i mezzosangue potevano piangere? Sarebbe stato più semplice se il mio corpo non fosse stato in grado produrre lacrime. Invece questo lato della mia persona era completamente umano. Sbuffai.
« Ciao Nessy » Kristen mi salutò quando entrai in classe. Tentai di ricacciare in dietro le lacrime.
Ormai Kris era abituata a vedermi così. Da un paio di settimane a questa parte non facevo altro che tenere il muso tutto il giorno. Quando vide gli occhi lucidi però si preoccupò.
« Nessy che cosa è successo? » Sospirai.
« Niente.. ho litigato con Jacob »
« Oh » non disse altro ma sembrava stesse pensando a qualcosa.
L’ora passò molto lentamente. Il professor Grent parlava ma io non lo ascoltavo.
La mia mente vagava. Ripensai alla sfuriata di qualche giorno prima.
Alla rabbia di mio padre quando dissi che avrei fatto di testa mia. Non era comprensibile.
Alla tristezza di Jacob, troppo forte per essere causata solamente dal mio silenzio.
C’era qualcosa che non sapevo. Un tassello del puzzle che mi era stato tolto volontariamente. Mi stavano nascondendo qualcosa.
La campanella suonò e io feci per alzarmi.
« Nessy » Kris mi chiamò con inaspettato entusiasmo. Mi voltai per guardarla curiosa.
« Stavo pensando che potremmo passare un po’ di tempo insieme. Così per tirarti su di morale » non risposi e continuai a guardarla. Prese il mio silenzio come un invito a proseguire.
« Questo fine settimana i miei genitori partono per una seconda luna di miele. Ti va di venire da me? Facciamo un pigiama party » si vedeva chiaramente che era entusiasta all’idea.
Ci riflettei su. Non era una cattiva idea. Staccarmi un po’ mi sarebbe stato utile e forse avrebbe aiutato al mio umore.
« Si perché no »
« Perfetto. Passi da me domani sera alle sette? Prometto che sarai di ritorno domenica! E mi raccomando non ti dimenticare il pigiama » e mi sorrise. Non vedevo un sorriso così sincero da giorni. Sorrisi anch’io.
« Certo. Me ne ricorderò »


Passai tutto il venerdì ansiosa di arrivare alla sera. Non pensavo che sarei stata così felice del programma.
Riuscii perfino a parlare normalmente con Edward e alla fine gli sorrisi pure. Restò letteralmente a bocca aperta.
Ero in cucina quando squillò il telefono. Risposi io.
« Pronto »
« Nessy? Sono Kristen » la riconobbi a stento. Percepivo la sua timbrica leggermente acuta. Ma la voce era più roca.
« Kris stai bene? » le chiesi preoccupata.
« Veramente no. Ti ho chiamata proprio per questo. Non sto bene, penso di essermi presa l’influenza. Dovremmo rimandare il pigiama party » fece un risolino senza allegria. Ero confusa. Non sembrava la voce di un ammalata. Sembrava più che altro che avesse appena smesso di piangere. Smorzava la frase come se stesse ancora singhiozzando.
« Non c’è problema Kris. Ma sei sicura di stare bene? »
« Si si non ti preoccupare » riattaccò. Rimasi immobile per qualche minuto. Qualcosa non andava. Non era da lei comportarsi così. Stamattina poi era in perfetta forma.
Non le credevo. Mi aveva mentito. Ma non riuscivo a capire il perché. Decisi che sarei andata a controllare a casa sua.



Quando arrivai davanti alla casa color pastello le mie supposizioni parvero fondate. Le luci erano spente e non c’era traccia di anima viva.
Suonai il campanello. Nessuno rispose. Suonai di nuovo. Nulla.
Sbirciai dalla finestra. Il salotto era in perfetto ordine. I cuscini sul divano a due posti erano in ordine. Un mazzo di fiori freschi sul tavolino. Le foto di famiglia, sul mobile di fronte alla finestra, erano allineate perfettamente l’una con l’altra.
Non c’era traccia di un furto. Di un rapimento. Era tutto tranquillo.
La cosa però peggiorò i miei sospetti. Andai in iperventilazione.
Quando una persona è ammalata la casa viene messa sotto sopra. Fazzoletti sporchi lasciati qua e là. Medicine. Invece lì era tutto in perfetto ordine.
Voltai le spalle alla casa e iniziai a correre.



« Carlisle » urlai senza fiato appena entrai in casa. Si materializzò subito al mio fianco.
« Che cosa succede? » mi chiese cingendomi un fianco con il braccio.
« Kristen. Non è in casa. Sono preoccupata. Le è successo qualcosa sono sicura! »
« Calmati. Vieni siediti qui. Raccontami tutto dall’inizio »
mi misi seduta sul divano e lui si sedette vicino a me.
« Ieri mattina Kristen mi ha chiesto se passavo il fine settimana da lei visto che i suoi genitori erano fuori » lui annuì. Questa parte della storia la conosceva già.
« Era entusiasta all’idea. Ma oggi pomeriggio mi ha chiamata dicendomi che stava male e che non se ne faceva più niente. Però era strana. Non sembrava ammalata. Sono andata a vedere a casa sua ma non c’era nessuno. Carlisle ti prego sono preoccupata » ci pensò su per un po’.
« Non credo che ci sia da preoccuparsi. Probabilmente è andata da qualche parente visto che è sola e si sente poco bene. Sono sicuro che non le è successo niente » mi sorrise. Era convinto della sua conclusione.
Io però ancora non ero tranquilla. Avevo la sensazione che qualcosa di brutto le fosse successo.
Ma cosa potevo fare? Non sapevo dov’era? Come stava? Da sola non avrei potuto ispezionare tutti gli angoli della città. Bussare a tutte le porte.
Sapevo che aveva una zia a Talkeetna, a sud di Denali, ma a piedi la distanza era troppa e sapevo che nessuno mi avrebbe accompagnata.
Delusa lasciai Carlisle e salii nella mia stanza. Mi accomodai sul letto. Dopo pochi istanti mi rialzai. Non riuscivo a stare ferma con le mani in mano.
Scesi di corsa le scale e uscii all’aperto. Una leggera pioggerellina mi bagnava il volto. Scappai verso il bosco alla ricerca di qualcosa da fare.




11



Nel bosco






Nessun raggio di luce filtrava attraverso le chiome degli alberi. Da lì sotto avrei potuto tranquillamente pensare che ormai fosse notte.
Corsi per circa un ora alla ricerca di qualcosa da fare. Sapevo che non potevo stare ferma con le mani in mano. Dovevo muovermi.
Mi spostavo velocemente nel bosco senza vedere dove stessi andando veramente.
Sentivo il bisogno di correre, cercare. Mi guardavo intorno annusando l’aria. Era una cosa stupida. Sapevo che non avrei trovato nessuno nel bosco sotto la pioggia che ormai era cresciuta. Tanto meno Kristen.
Lentamente iniziai a rallentare. Mi guardai intorno. Non avevo mai esplorato quella parte della foresta.
Credevo di essermi diretta a nord-est rispetto alla casa ma non ero più sicura. Mi prese il panico. Mi ero persa.
Ripresi a guardarmi intorno cercando un luogo famigliare. La strada di casa. La pioggia lavava via lentamente il mio odore. E le tracce erano sempre più deboli.
Cercai di tornare sui miei passi. Camminavo piano. Ascoltando ogni rumore. Cercando ogni pianta, ogni masso che mi sembrava di aver incontrato durante la corsa. Ma ero stata troppo presa dai miei pensieri e non ne riconobbi uno.
Stremata dalla corsa mi appoggiai ad un albero. Scivolando giù fino a sedermi sulle felci bagnate.
Stavo per mettermi a piangere. Di nuovo. Ero stata stupida. Non solo sapevo che Kristen era scomparsa e probabilmente era in pericolo.
Ora anche io ero perduta nella vegetazione dell’Alaska. Tutta la famiglia si sarebbe preoccupata per me. Avrebbero perso ore cercandomi allarmati. E quando mi avessero trovata, infreddolita sotto la pioggia, mi sarebbe toccata un’altra sfuriata.
Mi rialzai di scatto. Dovevo trovare la via di casa.
Qualche metro più avanti incontrai una traccia del mio odore. Ero sulla giusta strada.
Dopo un'altra decina di minuti mi imbattei di nuovo nel mio odore. Ma la sensazione di sollievo che mi provocò fu breve.
Un altro odore si scontrò con le mie narici. Odore di vampiro. Mi voltai lentamente nella direzione in cui avevo sentito un fruscio.
Una sagoma alta e scura si stava avvicinando. Non riuscivo a capire se fosse una persona conosciuta o meno. Il mio olfatto non era sviluppato come un vampiro. Riconoscevo l’odore dei miei famigliari, quello di Kristen e di Chiarlie. Sapevo quando si trattava di un umano e quando no.
Il suo odore mi sembrava famigliare ma non riuscivo a collegarlo ad un volto. Una scena di tanto tempo prima si materializzò fra i miei pensieri. Un armata di vampiri con indosso mantelli di tonalità diverse. Dal grigio chiaro fino al nero. Ti prego fa che non sia uno dei Volturi pensai.
Merda. Avrei voluto essere ancora a casa. In camera mia. Al sicuro. Con Jake. Invece ero lì. Sola e con un vampiro.
Lui fece un passo avanti e un raggio di luce che filtrava dagli alberi gli illuminò il volto. Sospirai di sollievo.
« Andrei » urlai quasi mettendomi a saltare di gioia. Ero così felice di averlo incontrato. Avrei potuto parlargli. Non c’era nessuno a controllarmi. In più mi avrebbe potuto aiutare a tornare a casa.
« Renesmee cosa ci fai qua? » mi chiese sconvolto.
Il ricordo del motivo per cui ero persa nel bosco mi tornò in mente più limpido che mai. Il destino di Kristen fu di nuovo il primo dei miei pensieri.
« Mi sono persa » risposi vaga. Non ero sicura di voler ammettere il vero motivo per cui ero lì. Forse mi avrebbe presa per pazza. Ma forse avrebbe potuto aiutarmi. Ero indecisa.
« Strano momento per fare una passeggiata » mi disse divertito.
« Si.. sentivo il bisogno di uscire di casa »
« E’ successo qualcosa? » non risposi.
« Come mai in questi giorni non mi hai più parlato? Ho fatto qualcosa? Giuro che mi sono comportato bene, ho cacciato solo animali»
Lo guardai negli occhi. Erano scuri come l’ultima volta che gli avevo parlato. Era passato quasi un mese. Quanto tempo ci mettevano gli occhi a diventare coloro oro? Non lo sapevo.
« No. Non è colpa tua. Il fatto è.. che mi è stato proibito di vederti e parlarti »
« Capisco » non disse più nulla.
« Ti dispiacerebbe aiutarmi a trovare la via di casa. Ho qualche problema da sola » gli chiesi imbarazzata. Tenevo lo sguardo per terra. Avevo il timore che scoppiasse a ridere. Ma non lo fece.
« Certo » e iniziò a camminare verso sud. Lo seguii senza dire nulla. Camminava al mio fianco. Sembrava concentrato su qualcosa.
Io continuavo a pensare a Kris. Che cosa le era successo? Cosa potevo fare per lei? Come potevo aiutarla se non sapevo dove fosse?
« C’è qualcosa che ti turba » mi disse all’improvviso fissandomi negli occhi. Avrei dovuto dirgli la verità? Forse lui avrebbe potuto aiutarmi.
« E’ per Kristen. La ragazza che è sempre con me a scuola » gli spiegai. Lui annuì. Aveva capito di chi stessi parlando.
« Dovevo passare il fine settimana con lei. Ma oggi mi ha chiamata dicendo che stava poco bene. Non le ho creduto. Non sembrava ammalata. Sono andata a casa sua ma non c’era nessuno. Sono preoccupata. Penso le sia successo qualcosa »
« Ne hai parlato con la tua famiglia? »
« Si ma loro credono che non ci sia da preoccuparsi. Io però non ne sono convinta. Ho una sensazione» lo guardai aspettando che mi confermasse le parole di Carlisle. Che dicesse che ero un ingenua visionaria. Ma lui fissava il vuoto perso nei suoi pensieri. Dopo qualche secondo tornò a guardarmi.
« Hai qualche idea di dove possa essere? » io scossi la testa.
« No. Non so dove cercarla e da sola non posso farcela » speravo con tutto il cuore che lui mi offrisse il suo aiuto. Sapevo che dopo avrei dovuto fare i conti con Edward. Ma la cosa che più mi premeva adesso era trovare Kristen anche se questo voleva dire farsi aiutare dal vampiro con cui mi era stato proibito di parlare.
Fui accontentata.
« Ti aiuterò » mi disse infine sorridendomi. Io contraccambiai il sorriso.
« Davvero? » lui annuì. Ero così felice che avrei potuto mettermi a cantare. Cercarla con lui sarebbe stato facile. Avrebbe potuto seguirne l’odore. E con la sua velocità avrebbe ispezionato la città e i dintorni in pochi minuti.
« Quando iniziamo le ricerche? » chiesi entusiasta. Ci pensò un attimo.
« Mmm.. Domani sera verso le sette. Ci vediamo al parco, per te va bene? »
« Certo »
Si fermò. Lo sguardo fisso davanti a se. Guardai anch’io in quella direzione. Casa Cullen si scorgeva attraverso i rami.
« Grazie per avermi accompagnata » gli disse mettendomi davanti a lui, dando le spalle alla casa.
« E’ stato un piacere. A domani allora » e corse via fra gli alberi.
Mi incamminai verso casa eccitata per il programma del giorno dopo. Speravo che con il suo aiuto sarei riuscita a trovare la mia amica.
Davanti a casa ad aspettarmi sotto la pioggia c’era Jacob.
« Jake. Che cosa fai sotto la pioggia? Sei tutto bagnato » lanciò un occhiataccia ai miei vestiti zuppi e capii il messaggio.
« Nessy ho bisogno di parlarti » mi disse con il suo sguardo triste e malinconico che mi ero abituata a vedere negli ultimi giorni.
« Certo » gli dissi muovendo un passo verso l’ingresso. Lui mi afferrò il braccio per fermarmi.
« Non qui però » mi prese per mano e insieme ci incamminammo verso casa sua.





12


Il mio caldo dolce sole





Camminavamo in silenzio mano nella mano. Per arrivare a casa di Jacob bisognava attraversare un pezzo di foresta.
Speravo che Andrei non si trovasse ancora nei dintorni o sarebbe scoppiato il finimondo.
Dopo cinque minuti arrivammo a casa di Jacob. Era un piccolo edificio di tre stanze. Una casetta di legno come quella in cui era cresciuto.
Entrammo. Sulla destra c’era la cucina. Un piccolo tavolo al centro con ancora residui di cibo sopra. Sulla sinistra c’era un grande divano che occupava tutta la parete. Davanti a noi la porta di camera sua. Mi condusse li.
Mi accomodai sul letto a due piazze e Jake mi sedette a fianco.
« Di cosa volevi parlarmi? » gli chiesi accoccolandomi fra le sue braccia. Lui mi strinse forte ma non parlò.
« Mi vuoi forse dire perché in questi giorni sei stato così freddo? » indovinai. Lui annuì. Rimasi in silenzio aspettando la sua spiegazione.
« E’ che.. mi sono sentito messo da parte, ignorato » lo guardai con occhi sbarrati. In che senso ignorato?
« Ultimamente tenevi il muso per quella storia del succhia sangue. Non parlavi con nessuno. Neanche con me. Sembrava ti interessasse più di lui che di me »
Mi misi a ridere. Non potevo credere che c’è l’avesse con me perché pensava che mi interessasse Andrei. Non la prese bene. Sciolse le braccia da attorno al mio corpo.
« Perfetto. Io ti dico come mi sento e tu ti metti a ridere » si alzò dal letto e andò verso la porta. Gli corsi dietro e gli afferrai il braccio.
« No Jake scusa, non volevo. Ma è che è così stupido quello che hai detto. Non puoi neanche lontanamente immaginare che possa provare per qualcun altro quello che provo per te »
« Davvero? »
Annuii. Finalmente mi sorrise. Un sorriso così bello che non vedevo da settimane.
« Oh Nessy » e mi abbracciò forte. « Sono stato stupido. Tu non parlavi. Eri sempre triste per quello là. Non capivo perché te la prendessi tanto. Ho pensato che preferissi avere come compagno un vampiro al posto di un licantropo »
« Shhh » gli misi un dito sulla bocca e lui si zittì. « Non devi preoccuparti Jake. Tu sei il mio caldo dolce sole. Nessuno potrà mai prendere il tuo posto. Io amo solo te »
Vidi una lacrima scendere dai suoi occhi neri. La catturai con un bacio. Mi allontanai quel tanto che mi permettessi di guardare il suo volto.
« Solo te » gli sussurrai di nuovo.
« Anche io ti amo Nessy. Dal primo momento che ti ho vista »
« Quello è merito dell’imprinting » gli dissi scherzando.
« Lo sai che ti amerei anche se non avessi avuto l’imprinting »
Mi baciò. Le mie labbra fredde si modellarono sulle sue bollenti. Le miei mani strette alla sue spalle muscolose.
Le sue dita intrecciate nei miei capelli mi spingevano verso di lui. Le sue labbra si spostarono sulla guancia per poi scivolare sul collo.
Indietreggiammo fino a trovare il letto. Mi sdraiai e lui si mise sopra di me. Le sue mani scivolavano sulle mie spalle. Le braccia. I fianchi.
Mi baciava intensamente. Con foga. Sentivo i nostri respiri affannati.
Il suo odore mi riempiva le narici. Anche se la mia parte immortale ne era disgustata, quella umana ne apprezzava l’odore. Sapeva di legno appena tagliato.
Portai le mani intorno al suo collo mentre lui prese a baciarmi il mento, la fronte, il naso, il collo, la guancia.
Strinsi il suo volto fra le mani riportando le sue labbra sulle mie. Una mano scivolò sotto la sua maglietta accarezzandogli il petto.
Non ci eravamo mai spinti oltre il bacio. Anche perché ero da pochi mesi un adolescente.
La mia crescita velocizzata era comoda da una parte ma sconveniente dall’altra. Non mi permetteva di fare le esperienze che i normali bambini facevano durante la vita.
Sapevo cosa stava per accadere ed ero pronta.




Mi svegliai qualche ora più tardi. Era ancora buio. Saranno state le tre di notte.
Chiusi gli occhi e ripensai ai momenti appena passati con Jake. Ero felice. Felice come non ero mai stata.
Avrei voluto restare abbracciata a lui per tutta la notte ma non potevo. Infilai il vestito che era stato gettato a terra qualche ora prima nella foga del momento.
Gli baciai lentamente le labbra e si svegliò.
« Devo andare » gli sussurrai piano.
« Ti accompagno » mi disse ancora profondamente addormentato.
« No Jake dormi. Vado da sola » annuì e appoggiò la testa. Dopo pochi secondi russava di nuovo.
Lo baciai e uscii. Non pioveva più.
Mi incamminai verso casa. La felicità di poco prima iniziò a scemare mano a mano che mi allontanavo da Jacob.
Mi tornò in mente l’incontro di quel pomeriggio e il programma che mi aspettava la sera dopo. Dovevo evitare di pensarci in presenza di Edward o sarei stata rinchiusa in casa.
Quando varcai la soglia c’erano Edward e Bella ad aspettarmi.
« Dove sei stata? » mi chiese mia madre.
Il ricordo di Andrei era momentaneamente sparito dalla mia mente. Ma quello mio e di Jake era in bella mostra.
« A casa di Jacob » mia madre annuì tranquillizzata ma mio padre mi guardava con occhi spiritati.
Ero arrivata alla resa dei conti. Era impossibile mantenere un segreto con Edward. Anche le cose più private erano alla sua mercé.
« Cosa c’è Edward? » chiese Bella con un filo di voce. Probabilmente pensava al peggio. Lui non riuscì a fare una frase di senso compiuto.
« Nessy.. Jacob.. soli.. letto » purtroppo per me il cervello da vampira di Bella giunse alla conclusione esatta in brevissimo tempo. Mi guardò con rabbia.
« Come hai potuto?? Tu e Jacob.. sei solo una bambina » lo disse quasi ringhiando.
Mi arrabbiai.
« NON SONO UNA BAMBINA. Ormai ho l’aspetto di una diciassettenne e sono abbastanza matura da sapere cosa voglio e non voglio fare »
e corsi su per le scale.
« Torna qui » mi urlò Edward. Non lo ascoltai. Avevano rovinato il mio momento più bello. Lo facevano sempre. Ogni volta che ero felice loro facevano sempre qualcosa per rovinarmi tutto.
Non vedevo l’ora che arrivasse il giorno successivo.


13


Tranello






Mi svegliai alle prime luci dell’alba. Il sollievo che avevo provato il pomeriggio precedente alla promessa di aiuto di Andrei, era scomparso. Mi sembrava stupido aspettare fino alla sera per iniziare le ricerche. Avrei dovuto iniziare subito.
Pensai di saltare scuola per iniziare a cercarla, ma Edward non me lo avrebbe permesso e così facendo avrei fatto saltare anche i programmi della sera. Avrei aspettato.
Dovevo allontanare mio padre da casa per la sera. Non potevo rischiare che ascoltasse i miei pensieri e rovinasse tutto. Fortunatamente Alice non poteva vedermi. Con Edward e Bella lontani sarei riuscita ad eludere la sorveglianza del resto della famiglia facilmente.
Ma come potevo allontanarli? Sapevo che era da parecchio tempo che non passavano un po’ di tempo insieme. Solo loro due.
Mi avevano parlato di una piccola radura circolare nei dintorni di Forks. Era il loro posto magico. Avrei potuto mandarli li. Ma come li avrei convinti?
Qualcuno bussò alla porta. Il visino da folletto di Alice spuntò nel piccolo spazio fra la porta e il muro.
« Ciao Alice » le dissi sorpresa mettendomi a sedere sul letto.
« Ciao Nessy, ho appena avuto una visione su Edward e Bella nella radura di Forks, tu centri qualcosa? » mi chiese allegra.
Ottimo. Se li aveva visti vuol dire che avrebbero accettato la proposta.
« In effetti si. Ultimamente non mi sono comportata bene con loro due e dopo ieri sera volevo farmi perdonare » speravo di essere stata convincente.
« Ah si.. tu e Jacob » mi disse facendomi l’occhiolino. Uno flebile ringhio uscì dalla mia gola. Allora la voce si era già sparsa.
« Su su Nessy non arrabbiarti. Lo so solo io » beh. Uno era sempre meglio di tutti. Tornai al discorso precedente.
« Volevo fare qualcosa di romantico per loro visto che è da tanto che non passano un po’ di tempo da soli. Mi è venuta in mente la radura. Mi sembrano molto legati a quel luogo. Ma è distante e non so come fare »
« Non preoccuparti cara. Me ne occupo io. Ho già in mente un paio di cose »
Alice era sempre stata un amante delle feste e organizzarle era la sua più grande gioia. Immaginavo che nelle sue idea fossero compresi anche cuscini di seta, rose e candele.
« Va bene. Pensavo di organizzarlo per stasera. Pensi di farcela? » le chiesi anche se ero sicura della risposta.
« Certo » mi sorrise e uscì saltellando dalla stanza.
Un problema era andato. Ora non rimaneva altro che informare i miei genitori della serata.
Anche se la visione di Alice mi aveva dato un po’ più di sicurezza ero comunque nervosa quando scesi le scale.
Jasper, che era all’entrata, se ne accorse. Subito fui investita da un ondata di serenità. Gliene fui grata.
Bella e Edward erano seduti sul divano bianco. Gli raggiunsi e mi misi in mezzo a loro.
« Mi dispiace » iniziai « Per tutto. Per come mi sono comportata in queste settimane. Per come avete reagito ieri sera »
Bella distolse lo sguardo. Ero sicura che se avessero potuto ora le sue guance sarebbero in fiamme.
« Nessy non c’è bisog.. » iniziò Edward.
« No papà » lo interruppi « Ho sbagliato e voglio rimediare » afferrai le mani a di tutti e due e gli mostrai la radura. La mia idea di una serata romantica per loro.
Il loro occhi vitrei erano puntati verso il vuoto. Edward sorrideva. Bella aveva la bocca aperta.
Feci scivolare le loro mani fra le mie dita e tornarono al presente.
« Allora che ne pensate? » speravo con tutto il cuore che abboccassero. E che Edward non percepisse il mio vero motivo, ora nascosto il più infondo possibile nei miei pensieri.
Si guardarono negli occhi per qualche secondo poi annuirono. Più felice che mai sorrisi a loro due.
« Stupendo. Vi faro sapere quando potrete partire » mi alzai dal divano e
andai a preparami per la scuola.
Di solito il sabato non andavamo a scuola. Ma c’era in programma per la fine dell’anno uno spettacolo e le ore del sabato erano state destinate alle prove.
I ragazzi del mio anno avrebbero partecipato ad una recita. Ovviamente cosa fare se non Romeo e Giulietta?
Durante le selezioni avevo sperato che mi scegliessero per la parte di Giulietta. Ma come il resto della famiglia Cullen durante le loro esperienze scolastiche, non ero ben vista, perciò la parte andò a Cathrine Brice. Fu meglio così. Divenni addetta alle luci.
Quando arrivai a scuola non vidi Kristen. Non ne fui sorpresa. Non mi aspettavo di vederla. Sapevo che non era ammalata. Mi sorprese però non vedere Andrei. Da quando era arrivato era sempre stato presente alla prove. Pensai che forse aveva iniziato le ricerche senza di me.
Ne rimasi delusa. Se aveva iniziato le ricerche perché non informarmi?
Il resto della mattinata passò lentamente. Quando arrivai a casa c’era Alice ad aspettarmi in giardino.
« Nessy! » mi chiamò correndomi in contro. « E’ tutto pronto. Puoi dire ad Edward e Bella che possono partire »
« Perfetto Alice. Grazie mille per il tuo aiuto » le sorrisi e lei contraccambiò.
Il mio piano stava procedendo alla perfezione. Non mi restava altro che aspettare. Un ultimo problema sarebbe stato Jacob. A quello ci avrei pensato più tardi ora dovevo dare il via libera ai miei genitori.
Entrai in casa e li trovai in cucina. Da quando Bella aveva imparato a gestire il suo potere papà poteva comunicare mentalmente anche con lei. Tossicchiai per richiamare la loro attenzione. Insieme si votarono a guardarmi.
« Con l’aiuto di Alice ho preparato tutto l’occorrente per stasera. Se volete andare in macchina vi conviene iniziare a prepararvi »
« Certo. Grazie ancora cara per la bella sorpresa » disse mia madre avvicinandosi per baciarmi la fronte. Si allontanarono diretti alla loro stanza.
Mi sentii in colpa. Stavo mentendo ai miei genitori allontanandoli da me per andare alla ricerca della mia amica scomparsa insieme ad un vampiro che ancora non conoscevo bene. Stavo mettendo a rischio la mia vita.
Vita per cui avevano combattuto in passato. Dopo tutti i dispiaceri che avevo portato loro stavo per farli soffrire di nuovo.
Ma ero sicura che Andrei non mi avrebbe fatto del male. Aveva avuto molte occasioni per farlo prima d’ora.



Partirono un ora più tardi. Li salutai con la mano mentre si allontanavano in auto. Feci un sospiro e tornai in casa.
Jake mi aspettava ai piedi della scale.
« Ehi piccola.. ti va di venire da me stasera » e mi abbracciò dolcemente. Arrossii pensando alla sera precedente. La proposta mi alettava. E parecchio. Ma non potevo. Avevo altri progetti.
« Mi dispiace Jake. Ma stasera non posso. Ho promesso ad una compagna di classe che andavo da lei per aiutarla ad imparare la parte nella recita » fu la prima scusa che mi venne in mente. Sperai che funzionasse.
« Ah, non c’è problema » sembrava deluso. Probabilmente si aspettava altro dalla serata. Mi strinsi forte a lui e lo baciai. Quando le nostre labbra si divisero gli sussurrai all’orecchio.
« Prometto che domani sera sarò tutta per te » speravo fosse la verità. Mi sorrise e mi baciò di nuovo.
Uscì di casa e io andai in camera. Dovevo prepararmi per quello che mi aspettava la sera.


Arrivai all’entrata del parco quando ormai il sole era scomparso. Non c’erano stelle ad illuminare l’erba sotto i miei piedi. Ne la luna ad indicarmi la strada. Avanzai al buoi verso la panchina dove avevo parlato per la prima volta con Andrei.
Grossi batuffoli bianchi di neve iniziarono a scendere dal cielo. Velocemente un tappeto lindo si adagiò sui ciuffi d’erba. Iniziai a tremare sotto il freddo pungente del vento e le gocce d’acqua lasciate dai fiocchi di neve mi scivolavano sulla pelle.
Avanzai ancora per una cinquantina di metri poi giunsi allo spiazzo adornato con panchine e una fontana centrale da cui l’acqua zampillava felice. Davanti ad essa una figura giaceva a terra svenuta. La riconobbi e mi cacciai un pugno in bocca per evitare di urlare.
Kristen era sdraiata a terra. I vestiti sgualciti del venerdì precedente. La pelle aveva una strana sfumatura grigiastra. E sul collo erano evidenti i segni rossi dove il vampiro l’aveva morsa. Feci per correre verso di lei ma una voce alla mie spalle mi fece bloccare.
« Non è morta tranquilla, e non è neanche una di noi, non ancora al meno »



14


Verità






Mi voltai per vedere chi era la fonte della voce. Dovetti trattenermi ancora per non urlare.
« Tu! » strillai con le lacrime agli occhi. « Che cose le hai fatto? »
Andrei sorrise e passo dopo passo mi si avvicinò.
La neve era sempre più fitta. Uno strato bianco e morbido si stava formando attorno ai miei piedi. I capelli zuppi d’acqua mi frustavano il volto sotto il vento della bufera.
« L’ho morsa. Ha un sapore davvero delizioso » notai che l’accento dell’est era completamente sparito. Allora mi aveva mentito dall’inizio.
« Perché? Cosa centra lei? » non capivo perché tenerla in vita se l’aveva presa solo per il suo odore.
Lui ridacchio.
« Non capisci piccola stupida Renesmee! Non è lei che volevo. Sei tu »
Non riuscivo a capire. Che cosa voleva da me? Se mi voleva morta perché non farlo subito? Glielo domandai.
« Allora che aspetti? Uccidimi ma lascia stare Kristen » ridacchiò di nuovo, questa volta però sembrava anche spazientito.
« Proprio non capisci » disse scuotendo la testa « Non mi servi da morta. Mi servi viva »
Non riuscì a dire niente. Lo guardavo con occhi sbarrati. Ogni tanto lanciavo un occhiata a Kristen. Era sempre più pallida.
Quando vide che ancora non afferravo il concetto mi spiegò.
« Sono stato mandato dai Volturi. Da Aro più precisamente. E’ molto affascinato da te. Ha detto che il tuo potere è sprecato se non ti unisci a noi »
Ecco fatto. Ero spacciata. Ricordavo bene l’ultimo incontro con Aro. E sapevo che sarebbe tornato. Una mezzosangue dotata di poteri extra era un premio ambito per lui. Perché non ci avevo pensato subito?
« Ma Kristen.. ? » ancora non capivo cosa centrasse lei in tutta questa storia.
« Oh.. quella è stata una mia idea » disse gongolando « Aro mi aveva ordinato di portarti con noi ad ogni costo. Dovevo trovare uno stratagemma. Ho visto quanto eravate legate e mi hai servito un piano sul piatto d’argento. Il suo odore poi era talmente buono che non ho resistito » mi disse indicando il corpo di Kristen a qualche passo da noi. La mezzaluna insanguinata risaltava sul collo pallido. Dovetti distogliere lo sguardo.
« Ma se l’hai morsa si trasformerà in un vampiro? » gli chiesi.
Ricordavo quando poco prima mi aveva detto che non si sarebbe trasformata ma non riuscivo a capire come fosse possibile.
« Le ho succhiato via il veleno. Se si fosse trasformata non avresti avuto motivo per venire via con me. Quindi adesso ti chiedo: seguimi e la tua amica sarà salva, rifiuta a la piccola Kristen morirà »
Sapevo che stava bluffando. Se l’avessi seguito sarebbe morta comunque o l’avrebbe trasformata. E non potevo lasciarglielo fare. Anche se l’idea che diventasse una di noi non mi sembrava così male.
Decisi che dovevo prendere tempo e cercare di trovare una soluzione. Iniziai a fare domande a caso.
« Allora mi hai mentito dall’inizio? Mi fidavo di te. Ti ho difeso! »
Ero ferita da quello che mi aveva fatto. Mi ero messa contro la mia famiglia. Contro Jake per colpa sua. E ora scopro che mi aveva ingannata.
« No. Non ti ho mentito. Ho solo evitato di menzionare una parte della mia vita »
« Quella in cui fai parte dei Volturi »
Ero arrabbiata.
« Esatto » mi sorrise e si avvicinò ancora di più a me. Il suo respiro si infrangeva sulla mia pelle. « Allora che cosa hai deciso di fare? » mi chiese di nuovo.
Non potevo rispondere. Dovevo cercare di distrarlo.
« Ma cosa se ne fa Aro di te? Aveva già uno scudo no? » ricordavo ancora perfettamente la figura di Renata – la guardia del corpo di Aro – mentre camminava dietro a lui nella radura qualche anno prima.
Scoppiò a ridere.
« Sai come è fatto Aro. Renata era uno scudo solo fisico. Io sono completo » non mi sfuggì il fatto che usò il verbo al passato. Che cosa era successo a Renata?
« E lei che fine a fatto? » chiesi anche se immaginavo già la risposta.
« Non ci serviva più e ce ne siamo liberati »
Ghignò mostrando i denti bianchi e affilati. Io rabbrividii.
Pensai alla vampira che avevo incontrato poco tempo prima. Non sembrava pericolosa, il suo compito era proteggere. Mi fece quasi pena. Una vita finita solo perché era arrivato qualcuno di meglio.
Mentre pensavo si avvicinò a Kristen ancora priva di sensi. Si chinò sul suo corpo e le accarezzò una guancia con la mano granitica.
« Un vero peccato » sussurrò. Non capivo a cosa si riferisse. Un vero peccato dover ucciderla o un vero peccato che non avesse potuto prosciugarla del tutto del suo sangue?
« Non toccarla » gli urlai. Ormai stavo piangendo.
Lui staccò subito la mano ma non disse niente. Si limitò a sorridere. Si raddrizzò e tornò verso di me.
Ero alla disperata ricerca di un altro argomento per tenerlo occupato e rimandare ancora la decisione. Ma fu lui questa volta a parlare.
« Sai chi mi ricorda? » mi disse indicando la mia amica. Feci segno di no.
« La ragazza di cui mi innamorai. Le somiglia molto. Mary però, così si chiamava, aveva gli occhi verdi. Il colore dei capelli però e lo stesso. E l’espressione. Quando ho visto per la prima volta la tua amica mi è quasi venuto un colpo »
Gli occhi del cacciatore erano velati. Fissavano il volto di una ragazza che ormai non esisteva più.
Non dissi nulla. Mi guardavo in torno cercando una via di fuga. Era impossibile afferrare Kristen e scappare via. Non ero abbastanza veloce.
Non c’era nessuno attorno a noi. Solo la neve e gli alberi. La luce lontana di un lampione illuminava a stento i nostri volti.
Non c’era via d’uscita.
Come se avesse potuto leggermi nel pensiero rispose alla mia conclusione muta.
« Nessuno può sentirti qui. O vederti. E tu sei stata così gentile da allontanare tutti quelli che sarebbero potuti venire a cercarti »
Aveva ragione. Ero stata stupida. Avrei dovuto lasciare detto qualcosa. Informare qualcuno in caso mi fosse successo qualcosa.
Ma mai e poi mai avrei pensato che Andrei fosse uno dei Volturi. Volturi.
Come avevo fatto a non pensarci prima? Adesso tutti mi appariva così chiaro. Avrei voluto accorgermene prima. Adesso non saremmo stati in questa situazione. Kristen sarebbe stata al sicuro.
“Papà” iniziai a pensare disperata. Sperando che fossero già tornati da Forks. Che fosse abbastanza vicino per sentirmi “ Papà ti prego. Aiutami. Andrei è uno del Volturi. Ha preso Kristen. Ti prego ”
« Non ho tempo da perdere. Ti unisci a noi o no? Ricorda che ne va della vita della tua amica »
Non avevo scelta. Dovevo seguirlo. Forse avrebbe mantenuto la parola. Ne dubitavo.
Mi fissava sorridendo tendendo mi la mano.
Feci un passo avanti verso il mio nemico. Allungai la mano per afferrare la sua.



15



Il salvatore






Ero a due passi di distanza da Andrei. Le nostre braccia tese attendevano lo sfiorarsi delle dita.
Camminavo lentamente nella speranza che qualcuno arrivasse per portarci in salvo. Andrei mi fissava sorridendo. Gli occhi accessi dalla vittoria.
Mi soffermai sul colore. Erano di nuovo rossi. Anche su quello mi aveva mentito. Non aveva mai smesso di bere sangue umano. Forse l’aveva allungano con un po’ di quello animale per renderli più scuri.
Ero arrivata. Un piccolo passo in avanti e avrei raggiunto la mano bianca e gelida del vampiro. Il mio cuore batteva forte. Il suo suono mi riempiva le orecchie. Talmente forte che non riuscivo più a sentire il battito flebile di quello di Kristen e il suo respiro affannato.
Andrei era così concentrato che non si accorse della sagoma enorme che gli si stagliò contro. Mi immobilizzai sul posso. Il braccio ancora teso in avanti.
Il grosso lupo dal pelo rossiccio aveva sbattuto a terra il vampiro. L’enorme zampa poggiata sul suo petto granitico lo immobilizzava. Gli occhi di quest’ultimo spalancati dallo stupore. Le narici dilatate per l’odore del licantropo e le labbra tirate in un ringhio.
« Jake »
Il suo nome mi uscì dalla bocca come un sussurro. Ma lui riuscì a sentirlo. Si voltò a guardarmi e con i grandi occhi neri mi indicò il corpo di Kristen a terra.
Rinsavii dallo shock e corsi verso la mia amica. Sentivo il suo respiro farsi sempre più discontinuo. Il cuore sempre più debole. Con le lacrime agli occhi mi guardavo intorno. Non sapevo che fare.
Era viva. Ma per quanto ancora lo sarebbe stata?
Tornai i fissare il volto di Kristen. Gli occhi chiusi. La bocca leggermente aperta. Sembrava dormisse.
Un rumore terribile arrivò alla mie spalle. Chiusi gli occhi immaginando cosa stesse a significare lo strappo che avevo appena sentito. Jake stava avendo la meglio. Speravo bastasse. Non avrei sopportato che anche lui si facesse male per colpa mia. Lo avevo già fatto soffrire abbastanza.
« Nessy »
Qualcuno mi chiamò da oltre il fitto degli alberi. Con Edward in testa i miei famigliari sbucarono dall’oscurità.
Mio padre andò subito a dare una mano a Jacob, seguito da Emmett e Jasper. Altri strappi riempirono l’aria.
Bella arrivò da me. Mi strinse forte in un abbraccio.
« Tesoro come stai? Ti ha fatto del male? »
Ma io non la ascoltavo. Fissavo Carlisle che intanto aveva raggiunto Kristen. Con due dite le sentì le pulsazioni. Con un nodo alla gola cercai di parlare.
« Se la caverà? »
Ancora stretta fra le braccia di mia madre, fissavo il volto bellissimo del dottore.
Lui mi sorrise.
« Ha perso molto sangue. Ma c’è la farà. Sarà meglio portarla all’ospedale comunque »
Annuii mentre altre lacrime mi scivolavano sulle guance. Un odore acre mi riempì le narici. Era l’odore della vittoria. Un piccolo falò scoppiettava poco più in là.
Edward ci raggiunse e baciandomi la fronte mi abbracciò. Ormai stavo singhiozzando.
Se avessi dato ascolto ai miei genitori fin da subito questo non sarebbe mai successo. Kristen non avrebbe rischiato la vita.
« Shh.. va tutto bene piccola. E’ finita » mi sussurrò Edward all’orecchio.
Cercai Jake con lo sguardo. Avevo molte domande da fargli. Lo trovai poco distante. Si era ritrasformato. Con indosso solo un paio di pantaloncini mi veniva incontro. Cercai di divincolarmi dall’abbraccio dei miei genitori e loro mi lasciarono andare.
Feci qualche passo verso di lui. Quando ormai mancavano solo pochi metri spiccai una corsa e lo abbracciai forte. Scoppiai a piangere fra le sue braccia bollenti.
Lui mi strinse e con un dito mi asciugò le lacrime. Alzai il volto per guardarlo e vidi che mi sorrideva. Avvicinò il suo volto al mio e mi baciò.
Per un momento dimenticai tutto quello che era appena successo. Ero al sicuro fra le braccia di Jake. Le sue labbra morbide e calde si muovevano dolcemente sulle mia.
Quando si staccò dalle mie labbra le mille domande che volevo fargli tornarono a vorticarmi in testa.
« Come hai fatto a trovarmi? »
« Non sei molto brava a mentire » disse sorridendomi e baciandomi la fronte.
« Quando mi hai detto che uscivi per aiutare una compagna non ti ho creduto. Tenendomi a distanza ti ho seguita. Quando ho visto che entravi nel parco ho iniziato ad avere paura. Sentivo nell’aria l’odore del vampiro. Mi sono trasformato e ho continuato a seguire le tue mosse. Ho ascoltato il discorso del succhia sangue. Quando ho sentito che era uno dei Volturi ero tentato di assalirlo ma non ero sicuro che sarei riuscito a sconfiggerlo da solo. Quando fui abbastanza sicuro che non ti sarebbe successo niente mi allontanai per andare a chiamare Edward »
Leggevo facilmente sul suo volto quanto fosse stato difficile lasciarmi quando ero in pericolo.
« Sapevo che Edward e Bella stavano tornando. Mi avvicinai un po’ alla casa. Quel tanto che fosse bastato per farmi sentire da lui. Spiegai mentalmente la situazione sperando che lui l’avesse ascoltata. Poi tornai indietro. Quando arrivai tu eri vicino a lui. Con la mano tesa. Mi prese il panico. Pensavo di essere arrivato troppo tardi »
Rabbrividii pensando che se non fosse stato per Jake a quest’ora Kris sarebbe morta e io sarei stata in viaggio per l’Italia.
Sapevo che Aro non si sarebbe arreso e che sarebbe tornato. Ma almeno adesso era privo di ogni protezione. Il suo vecchio scudo, Renata, lo avevano distrutto e quello nuovo era stato eliminato dalla mia famiglia. Per lo meno adesso era indifeso e fino a quando non avesse trovato un degno sostituto non avrebbe attaccato.
« Non avresti dovuto attaccare Jake. Potevi farti male. Avresti dovuto aspettare l’arrivo degli altri »
« E lasciarti andare con lui? Neanche per sogno. Era così concentrato che non mi ha neanche sentito arrivare. E’ stato facile »
Mi sorrise mostrandomi i denti bianchi. Non volevo pensare a cosa sarebbe successo se Andrei si fosse accorto della presenza di Jacob. Forse le cose sarebbero andate diversamente. L’eterna lotta tra vampiro e licantropo sarebbe stata vinta dal freddo? Non volevo pensarci. Era finita bene e questo era quello che contava.
« E meglio se andiamo adesso. Sei gelida »
Mi accorsi solo ora che stavo tremando. La neve si era trasformata in bufera. Il resto della famiglia non c’era più. Neanche Kristen era più stesa a terra.
Uscimmo dal parco e ci dirigemmo verso casa. Jacob mi stringeva per scaldarmi. Le sue braccia bollenti mi facevano tremare ancora di più.
« Vo-voglio andare d-da Kristen »
Gli dissi battendo i denti per il freddo. Volevo sapere come stava. Volevo vederla. Volevo chiederle scusa.
« Va bene » si limitò a dire. Cambiammo direzione e ci incamminammo verso l’ospedale.



Epilogo


Una in più




Kristen uscì dall’ospedale un paio di giorni dopo. Non era in gravi condizioni, aveva solo bisogno di un po’ di trasfusioni.
L’ultimo giorno di permanenza in ospedale andammo a prenderla noi. Avevamo avvertito i genitori dell’accaduto ed erano in viaggio di ritorno. Ovviamente senza dire loro la verità. La storia ufficiale era che un animale aveva aggredito Kristen mentre era nel parco. Naturalmente non potevamo dare questa versione anche a lei. Era cosciente durante il rapimento e si ricordava perfettamente delle labbra di Andrei sul suo collo.
Non aveva obbiettato mentre davamo la spiegazione dell’animale al medico del pronto soccorso ma mi aveva guardato con un espressione che non ammetteva discussioni. Dovevamo darle delle spiegazioni.
Carlisle ci disse che potevamo portarla via nel primo pomeriggio. Andammo io, Edward e Bella. Carlisle si unì a noi per far ritorno a casa. Lui era la persona più adatta per darle una spiegazione.
Durante il viaggio dall’ospedale a casa Cullen, Kristen non aprì bocca. Guardava fuori dal finestrino con la testa nelle nuvole.
Quando la Volvo argentata di mio padre si fermò aiutai Kris a scendere dall’auto, era ancora un po’ debole. Entrammo in casa e la feci accomodare sul divano bianco. Lei sospirò per lo sforzo e poi ci guardò uno a uno.
La mia famiglia al completo era in piedi davanti a lei. Persi sotto il suo sguardo indagatore. Dovevamo spiegarle, questo era fuori discussione,il problema era trovare il modo.
Carlisle prese coraggio ed iniziò a parlare.
« Ci dispiace molto Kristen per quello che ti è accaduto. E’ solo colpa nostra » la voce velata dal dispiacere. Lei sembrava confusa.
« Ma chi era? Quell’essere che cos’era? »
« Vedi Kristen. Noi non siamo realmente umani e Andrei era uno come noi. Ma con diverse abitudini »
« Che cosa intendi per “non realmente umani”? » chiese curiosa. Non sembrava affatto spaventata. Anzi era sollevata. Come se finalmente stesse avendo la risposta che aspettava da tempo.
Edward sorrise leggendo i suoi pensieri. Forse sarebbe andata meglio di quanto immaginavo.
« Vedi Kristen, noi siamo esseri immortali, alcuni ci conoscono come freddi, altri come demoni o non-morti, ma credo che la definizione più adatta sia vampiro » Concluse la frase con un ampio sorriso. Non fui sicura che fosse una buona idea. Trattenni il respiro aspettando che iniziassero le urla di spavento. Ma rimase un innaturale silenzio.
Tutti i vampiri nella stanza non si preoccupavano più di sembrare umani. Erano perfettamente immobili aspettando una risposta di Kristen. Jacob si mangiucchiava le unghie e io saltellavo da un piede all’altro impaziente.
In fine Kristen mi guardò. Terrorizzata restituii li sguardo. Poi mi sorrise e tutto si tranquillizzò. I corpi dei mie parenti si sciolsero non più rigidi come prima.
« In fondo ho sempre saputo che voi non eravate come tutti gli altri »
Un respiro profondo uscì dai miei polmoni.
« Ma i vampiri non si nutrono di sangue umano? » chiese d’un tratto Kristen lasciandoci tutti di stucco. Non sembrava impaurita, solo.. curiosa.
« Non tutti » rispose Carlisle « quelli come Andrei si, ma noi siamo diversi, abbiamo rinnegato la nostra natura, ci cibiamo solo di animali »
« Forte » fu la sua conclusione. Mi chiesi se in realtà non avesse preso una botta in testa che i medici non avevano notato. Non poteva essere che prendesse così bene la verità.
« C’è un problema però » continuò Carlisle « Come vampiri abbiamo delle regole da seguire. In realtà solo una. Nessun umano deve sapere della nostra esistenza. Tu però ne sei venuta a conoscenza e quindi sei in pericolo »
Kristen rabbrividì. Finalmente una reazione normale.
« Esistono dei vampiri in Italia chiamati Volturi » questa volta fui io a rabbrividire « Loro sono un po’ come la nostra famiglia reale e il loro compito è far rispettare le regole. Chi non le rispetta verrà punito »
« Quindi mi uccideranno? » domandò ora con la paura negli occhi.
« Non lo permetteremo. Ma se venissero a sapere che tu sai sarà un problema. Ti inseguiranno fino a quando morirai o sarai una di noi »
« Mi trasformerete in un vampiro? » chiese. La paura totalmente scomparsa. Ora vi era solo euforia.
Edward sbuffò. Non approvava la reazione.
« Solo se strettamente necessario » concluse Carlisle.
« Wow » disse lei e si perse nei suoi pensieri.
Mano a mano gli occupanti della sala si allontanarono. Sollevati da come si era conclusa la conversazione.
Rimasi sola con Kristen. Lei era ancora assorta nei suoi pensieri. Mi sedetti accanto a lei e le afferrai la mano che era rimasta immobile sul suo fianco.
« Stai bene? » le chiesi con cautela. Lei mi guardò e mi sorrise.
« Certo. Ho sempre saputo che la tua famiglia era speciale » le sorrisi anche io.
« Adesso sai tutto di me. E’ davvero un sollievo. Era snervante mentirti »
« Anche tu sei un vampiro? » mi chiese e quasi scoppiò a ridere sull’ultima parola.
« Non del tutto. Metà umana. Metà vampiro »
Mi guardò con occhi sbarrati e la bocca spalancata.
« Wow ma è..possibile? » era completamente sbalordita. Avevo paura di dirle di più. Temevo che sarebbe fuggita via urlando. Ma lei era diversa dagli altri umani.
« Quando sono nata mia madre era ancora umana »
Non dissi altro, volevo risparmiarle la parte in cui stavo per ucciderla visto che il suo corpo umano era debole in confronto al mio.
« Oh.. e anche Jacob è un vampiro? »
Scoppia a ridere. Se aveva preso bene la storia dei vampiri chissà come avrebbe reagito a sapere che il mio ragazzo è un licantropo.
« Perché ridi? » mi chiese un po’ scocciata.
« Perché è divertente. No Jacob non è un vampiro.. beh è un licantropo »
« Cosa? Mi stai prendendo in giro? »
« No! Beh più che un licantropo è un muta forma. È una caratteristica della sua tribù. Se nei paraggi ci sono dei vampiri i ragazzi Quileutes si trasformano in lupi »
« Okay, non ti seguo »
Mi guardava come se stessi parlando un’altra lingua. Risi di nuovo.
« Non preoccuparti. Ti spiegherò tutto »
« Quindi la mia migliora amica è una mezzosangue, la sua famiglia è una banda di vampiri e il suo ragazzo un licantropo » disse ricapitolando le scoperte degli ultimi minuti.
« Esatto »
« Wow ».

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